martedì 6 novembre 2018

Il dott. Liotta alla moglie: “C’è fango ovunque, geolocalizzami”


GIUSI SPICA
L’ultima telefonata del pediatra Liotta alla moglie, stava andando all’ospedale di Corleone per il turno serale
L’ultima chiamata, prima di essere inghiottito dal nulla, l’ha riservata alla moglie: «C’è fango ovunque. Geolocalizza la mia auto con lo smartphone » . Sono le 19,45 del 3 novembre e tra un quarto d’ora deve essere in camice bianco per visitare i bambini della Pediatria dell’ospedale di Corleone. Ma in reparto Giuseppe Liotta, 40 anni, non arriverà mai. Alle 20 il suo cellulare non dà più segni di vita. Di lui, fino a ieri a tarda sera, erano stati ritrovati solo brandelli del giubbotto, i jeans e la cintura: erano a qualche centinaio di metri dall’auto arenata nel fango.
Spera ancora di vederlo rientrare dalla porta di casa la moglie Floriana che sabato lo ha visto uscire per andare verso quel lavoro che aveva ottenuto dopo dieci anni di precariato. Prima di salutare i figli di 3 e 6 anni, Giuseppe studia su Google il percorso. Nella chat di whatsapp creata dai colleghi, in molti gli sconsigliano di mettersi al volante. Anche Giulia Montalbano, la dottoressa che lo aspetta a Corleone per il cambio di turno, lo scoraggia: « Resto io per la notte ». Nemmeno lei se la sente di tornare a casa, a Bagheria, con quel tempaccio. Ma è tutto inutile. Alle 18 Giuseppe si mette in auto, confortato dal cielo che a Palermo non sembra così nero. Alle 19,30 la dottoressa lo richiama per dirgli di tornare indietro. Ma è tardi: « Sono incolonnato davanti a un furgone, siamo bloccati da una massa di fango», le dice.

Un quarto d’ora dopo, Giuseppe non è più sulla statale. È su una strada senza uscita. La stessa dove è stata ritrovata l’auto. Perché abbia deviato dal percorso, finendo su quella trazzera, non è chiaro. Ha perso il controllo dell’auto mentre cercava di aggirare l’ingorgo di fango? Ha imboccato la stradina che porta l’insegna “SP 15” alla ricerca di un percorso alternativo? Di certo, dopo aver chiuso la telefonata con la moglie, Giuseppe è sceso dall’auto. Forse per mettersi in salvo dalla furia dell’acqua che cresce sempre di più, fino a far perdere aderenza alle ruote.
Per tutta la notte la moglie ha cercato, inutilmente, di raggiungerlo al cellulare. Domenica, accompagnata dalla cognata e da altri familiari, è andata a cercarlo. Al lavoro ha trovato più di venti uomini del nucleo speleo alpinistico fluviale dei vigili del fuoco e altri 60 fra Protezione civile, carabinieri, polizia, esercito, coordinati dalla prefettura di Palermo. Per ore ha sperato in una buona notizia, mentre sopra la sua testa volavano l’elicottero dell’Aeronautica militare e due droni per le ricerche. È tornata anche ieri mattina. E ha trovato due colleghi dell’ospedale dei Bambini dove lavora da tempo. Anche Giuseppe per molti anni ha prestato servizio lì, con contratti a tempo. Finché a gennaio ha ricevuto una telefonata dell’Asp di Palermo che lo informava di aver vinto il concorso per un posto a tempo indeterminato a Corleone. «Un medico bravissimo — dice il primario di Pediatria di Corleone, Domenico Cipolla — ha lavorato per anni al Pronto soccorso pediatrico».
Per Giuseppe Liotta è stato difficile lasciare l’Ospedale dei Bambini dove ha trascorso cinque anni di specializzazione e dieci da precario. Ha accettato per amore della famiglia e per il desiderio di un futuro più sicuro. Anche a costo di affrontare cento chilometri al giorno di curve e tornanti. Ma la passione per il camice bianco è sempre stata più forte. Per questo stava organizzando una festa con i compagni di studi. Occasione propizia: celebrare i dieci anni dalla specializzazione in Pediatria conquistata con la moglie Floriana, di cui si è innamorato fra i banchi della facoltà di Medicina. La data è già fissata: il 18 dicembre. I colleghi sognano ancora di inaugurare assieme a lui i nuovi locali della Oncoematologia pediatrica del Di Cristina dove lavora la moglie e che Giuseppe ha visto sorgere masso dopo masso. Il primario Paolo D’Angelo ha annullato l’inaugurazione, in segno di vicinanza alla famiglia. Solo un rinvio, per adesso. Nella speranza che le mani che taglieranno il nastro siano quelle di Giuseppe.
La Repubblica Palermo, 6 nov 2018

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