lunedì 19 novembre 2018

Enzo Biagi, da Epuratore ad Epurato

Luciano Liggio intervistato da Enzo Biagi

CARMELO CARBONE
Miei cari e pazienti lettori. Oggi voglio raccontarvi due storie. La prima conosciuta ai più, la seconda meno. Ricordate la famosa dichiarazione dell’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi in visita ufficiale a Sofia pronunciata durante una conferenza stampa il 18 aprile 2002 e ribattezzata successivamente dalla stampa italiana come “l’editto bulgaro” ? A quei pochi che l’avessero dimenticata, desidero rinfrescare la memoria. Con tale dichiarazione, di fatto, Berlusconi attaccava violentemente i giornalisti Enzo Biagi, Michele Santoro ed il comico Daniele Luttazzi, rei a suo dire, di aver fatto un “uso criminoso della TV pubblica”, sottolineando in un secondo momento che sarebbe stato “un preciso dovere della nuova dirigenza RAI”  attivarsi per frenarli. Consiglio, diktat, opinione? Di sicuro c’è che da lì a poco tempo, le trasmissioni condotte da Biagi, Santoro e Luttazzi, furono cancellate dai palinsesti RAI. Passiamo invece ora alla seconda storia, questa decisamente, meno conosciuta ai più. 20 marzo 1989. Rai Uno, “Linea Diretta”, trasmissione ideata e condotta da Enzo Biagi. Nella suddetta puntata viene trasmessa un’intervista video realizzata dallo stesso giornalista al pluriergastolano e mafioso Luciano Leggio detto Liggio.

L’intervista vista da circa sei milioni di telespettatori, provocò nei giorni immediatamente successivi alla messa in onda, un vespaio di polemiche. Da più parti si disse che Biagi
condusse l’intervista facendo parlare a ruota libera il mafioso senza controbattere alle vergognose dichiarazioni del boss, permettendo di fatto al mafioso, di offendere e calunniare funzionari dello Stato.
Parole particolarmente infamanti il mafioso le rivolse al dottor Cesare Terranova, (assassinato pare su ordine dello stesso Liggio nel 1979), il giudice che aveva istruito a carico di Liggio e dei suoi uomini, il famoso processo di Bari del 1969 conclusosi con un scandaloso “nulla di fatto”.
Tanto è vero che con sentenza d’appello del 1970 Liggio venne condannato all’ergastolo.
Durante l’intervista, il mafioso, rivolse calunnie non meno gravi al questore Mangano il quale lo aveva arrestato la prima volta a Corleone il 14 Maggio 1964. Il dottor  Mangano tra l’altro, era stato vittima di un gravissimo attentato di matrice mafiosa a Roma il 5 aprile 1973 e, seppur ferito in maniera gravissima, sopravvisse.
Si scoprirà molti anni dopo che organizzatore ed esecutore dell’attentato era stato lo stesso Liggio insieme ad altri. Pubblichiamo di seguito i brani dell’intervista che innescarono maggiormente la polemica:
Biagi: “Il giudice Terranova si sentiva odiato da lei, finì ammazzato, ma lei poi in tribunale è stato prosciolto”.
Liggio: “Ma vedi, che il giudice Terranova, pace all’anima sua, si sentisse odiato non lo so, perché io non posso essere nella testa degli altri. Però io non lo odiavo, questo non lo odiavo, questo è il punto. (…). Io per lui provavo semplicemente una commiserazione, se vuole, perchè io mi sono accorto subito, immediatamente, quando ebbimo un piccolo attrito nell’ambito dell’interrogatorio, che mi trovavo di fronte ad un ammalato. Che poi nessuno se ne accorge, se dietro le scrivanie dello Stato ci sono degli psicopatici, la colpa non è mia, è perché non ci fanno le visite adeguate a questa gente prima di affidarci un ufficio”.
Biagi senza batter ciglio passa alla successiva domanda ovvero: E’ vero che la sua battaglia cominciò con il dottor Navarra(…) Ma lei di qualche peccatuccio si ritiene colpevole?
Liggio: “Ma io non ho mai detto di essere un santo (…) e se un altro tenta di pistarmi i piedi non mi piace”.
Biagi : “e quando se ne ha a male che fa?”
Liggio: (…) gli pisto il suo (…) quante guance dovrei avere per tutti questi molluschi che credono di diventare uomini accanendosi su di me; perché la maggioranza di questi che si accanisce su di me, sono l’ultimo anello fangoso della società: molluschi, chi è pederasta, chi è licenziato dalla moglie… allora credono di diventare duri di diventare uomini scagliandosi su Leggio. Ma è possibile?”
Biagi: “Chi l’ha arrestata allora? C’era una lotta tra Carabinieri e Polizia”.
Liggio: “L’ho detto tante volte, però si continua a far finta di ignorarlo. E’ stato Milillo il colonnello dei carabinieri, ma c’è stato il famigerato Mangano che ha voluto pigliarsi lui il palmo per questo arresto. Non è vero niente”.
Biagi: “Perché famigerato?”
Liggio: £Perché famigerato… perché è quello che ha creato i processi miei, ha pagato dei confidenti, gli ha messi in carcere per farci dire, che avevano sentito, che avevano
ascoltato; questo dice questo, quello dice …- ma non era vero niente, nessuno aveva sentito niente. E ha fatto scrivere delle lettere, fatti che sono risultati al processo, ha creato invenzioni di questi confidenti messi in carcere per questo motivo dal famoso Mangano, dal famigerato Mangano”.
Biagi così come ha fatto per tutta la durata dell’intervista passa alla successiva domanda senza controbattere. Sul quotidiano “La Repubblica” del 23 marzo 1989, appare l’intervista di Attilio Bolzoni alla signora Giovanna Giaconia vedova del giudice Cesare Terranova la quale dice:
“Sa cosa pensavo l’altra sera, poco prima dell’intervista a Liggio? Pensavo sono in buone mani, finalmente quel mafioso con la faccia da bambolotto e il sorriso satanico ha di fronte un
interlocutore giusto, Un giornalista che sa come comportarsi e come rispondere. E invece Biagi gli ha dato licenza d’infamia, gli ha offerto un palcoscenico per il suo delirio”.(…)
Biagi poteva sottolineare come sa fare lui con una parolina il vaneggiamento del boss. E invece che ha fatto? Si è difeso come ha potuto rispondendo alle mie proteste, poi mi ha messo da parte come fossi uno spettatore qualunque(…) ma io non sono uno spettatore qualunque, io sono la vedova di un magistrato ucciso in quel modo così barbaro. Chiunque al mio posto si sarebbe comportato in quel modo. Un marito morto ammazzato insultato da un criminale che dice che era infermo di mente, che era uno psicopatico.
Vorrei vedere il signor Biagi nei miei panni, se fosse capace di mantenere quella freddezza che tutti gli riconoscono, quel self control che lo distingue, se gli avessero ammazzato così un figlio, e se magari poi lo avessero insultato davanti a milioni ti telespettatori.”
Bolzoni: “Ha ricevuto solidarietà o critiche per le sue reazioni“
“Tantissime telefonate di solidarietà, anche da parte di sconosciuti palermitani. La città ufficiale invece è stata zitta(…)Eppure Liggio non ha insultato solo Cesare, ha detto pure che tanti altri uomini dello Stato dovrebbero sottoporsi a perizie ed esami prima di finire dietro certe scrivanie”Non si può permettere ad un mafioso di parlare a ruota libera per insultare i morti, non è giusto!”.
Estratto intervista di Sonia Toni a Oliviero Beha
http://www.viviconsapevole.it/data/newsletter/_intervista_oli
viero_beha.htm
Sonia Toni: “Ma cos’è che fece precipitare il programma e la tua rubrica, per cui , l’anno successivo, non si fece più? (nel 1989 Beha conduceva su Rai Tre insieme ad Andrea Barbato il
programma Fluff ed all’interno dello stesso curava la rubrica “La Gazzetta dello spot” critica tagliente ed irriverente nei confronti del mondo della pubblicità n.d.a.”
Beha: “Un mio intervento sull’intervista di Enzo Biagi a Luciano Liggio. Io sono quasi onorato di questa tua intervista oggi perché raccontando questi episodi della mia vita si riesce a ricostruire tutta la storia e a vederne tutti i collegamenti; comunque, questi sono i fatti.” Inizio la mia rubrica presentando l’argomento: “Oggi vorrei parlare di Enzo Biagi, che è il migliore, anzi il più migliore giornalista italiano”.
Parlo dell’intervista di Biagi al capo mafioso Luciano Liggio che,  fra le tante imputazioni, aveva anche quella dell’omicidio del giudice Terranova. Omicidio per il quale si sospettava che Liggio fosse il mandante. A un certo punto, Biagi fa una domanda sul giudice Terranova e Liggio: “Non voglio parlare del giudice Terranova perché è uno psicopatico”, e Biagi va avanti, ignorando completamente quella risposta infelice.
Uscita l’intervista in televisione, la vedova del giudice Terranova rilascia alle agenzie di stampa una nota durissima nella quale dichiara che Enzo Biagi, permettendo a Liggio di
definire psicopatico suo marito, aveva contribuito ad ammazzarlo una seconda volta. Sempre attraverso agenzia, Enzo Biagi risponde in sostanza che “la vedova faccia la vedova che io faccio il giornalista”.
Durante la mia rubrica dichiaro che Enzo Biagi è veramente il migliore. E perché dico questo? Perché mettendosi a pelle d’orso di fronte a Liggio, come faceva abitualmente di fronte a Gardini, Agnelli, De Benedetti, etc, cioè ai grandi esponenti del capitalismo italiano, evidentemente ci voleva dire che Liggio era alla stregua loro, cioè un potente come loro e questo, se l’aveva fatto apposta, era un atto da grande giornalista volontario, se invece gli era venuto spontaneamente,
era un atto da grande giornalista involontario; il che è ancora meglio.
Non passa mezz’ora che Barbato mi dice: “Ha chiamato Guglielmi (allora direttore di Rai Tre – n.d.a.-): tu non puoi più andare in onda”. “Perché?” “Perché ha chiamato Biagi e tu non puoi più andare in onda”.Questo è lo stesso Biagi per cui abbiamo fatto tante battaglie. Tieni presente che io l’ho sempre difeso pubblicamente e gli ho dato solidarietà, anche per non dare soddisfazione ai censori ma sappi che lui mi ha fatto questo”
Consiglio, diktat, opinione? Di sicuro c’è che la rubrica curata da  Beha all’interno del programma non andò più in onda.

18 novembre 2018 - Storia Maestra di Vita

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