venerdì 23 novembre 2018

La storia. La sfida nel paese dei boss. Corleone al voto, la campagna dei 5S :“Sì al dialogo con i parenti dei mafiosi”

EMANUELE LAURIA,
Dal nostro inviato
CORLEONE - Stasera arriverà anche Luigi Di Maio a comiziare nel paese dei vecchi boss, sei anni dopo il rassicurante show di Beppe Grillo: «La mafia qui non c’è più, ce l’avete mandata al Nord», scherzò allora il vate ligure, alla vigilia di un’ascesa di M5S che partiva proprio dalla Sicilia. Il capo politico del movimento, invece, sbarca oggi a Corleone per chiudere la campagna elettorale di un candidato sindaco, Maurizio Pascucci, che il suo messaggio l’ha voluto lanciare con una eloquente foto postata sulla sua pagina Facebook: c’è lui accanto a Salvatore Provenzano, nipote acquisito del capo di Cosa Nostra. L’immagine ritrae i due nel bar di Provenzano e sopra c’è un commento dell’esponente di 5 Stelle: «Un buon caffè con Salvatore. Delusione per i maldicenti...». Ora, è vero che il titolare del bar e sua moglie - la discendente diretta del padrino sono incensurati e che Pascucci dice di aver voluto zittire con questa mossa chi lo tacciava di estremismo. Ma nessuno, da queste parti, si era spinto a farsi propaganda lasciandosi ritrarre, a quattro giorni dal voto, accanto a un erede di Provenzano.
Persino l’avversario di centrodestra, l’ex deputato dc Nicolò Nicolosi che è in politica da oltre trent’anni, parla di «segnale pericolosissimo». Quell’immagine, di certo, apre un dibattito. Ed è destinata a diventare un emblema di questa consultazione che riguarda un paese di soli 11 mila abitanti ma che ha portata infinitamente extra-locale: sono le prime elezioni dopo la morte di Riina e di Bernardo Provenzano, le prime dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose, unico atto di questo tipo nella storia di Corleone. Eppure Pascucci, fra i tre concorrenti per la guida del municipio, sarebbe quello con il pedigree più lungo: il 54enne toscano di Cecina da anni si occupa di sociale, è un membro della fondazione intitolata ad Antonino Caponnetto ed è assistente parlamentare del senatore Mario Giarrusso, capogruppo di M5S in commissione antimafia. «Voglio rilanciare un movimento per la legalità che qui ha sempre perso ma ha sempre combattuto», dice Pascucci. E condisce il suo proclama con una ricetta originale: «Intendo aprire un dialogo con i familiari dei mafiosi: non chiedo di rinnegare i parenti ma di prendere le distanze dalle loro storie». Di qui, appunto, l’incontro con Salvatore Provenzano, durato un’ora, nel bar frequentato anche da altri congiunti del boss. Il quesito rimane: Pascucci è mosso da genuina voglia di “redenzione” o da un facile calcolo per attirare i tanti corleonesi imparentati, da lontano o da vicino, con i vecchi protagonisti di Cosa nostra?
Domanda che parte da una Corleone nuovamente al bivio: nell’agosto del 2016 lo scioglimento dell’amministrazione comunale di centrodestra guidata da Lea Savona, un atto motivato da appalti affidati ad aziende in odor di mafia. Da allora, invece, una gestione in nome delle regole affidata a tre commissarie prefettizie che, tra l’altro, hanno fatto ripartire la riscossione dei tributi (estendendola ai parenti dei boss che non pagavano) e lanciato segnali simbolici come l’intitolazione della strada dove tuttora abita Ninetta Bagarella, vedova di Totò Riina, al giudice Cesare Terranova che da Riina fu fatto uccidere. «Corleone deve decidere da che parte stare. Ma temo sia un problema che interessi poco di fronte all’emergenza economica e dell’emigrazione», dice l’architetto Salvatore Saporito, 49 anni, esponente del movimento civico «Ora Corleone» e unico candidato sindaco ufficiale del centrosinistra. Ma il Pd ha ha almeno due anime contrapposte.
Con Saporito c’è un’area ex diessina che si riconosce nell’ex capogruppo all’Ars Antonello Cracolici. Con Nicolò Nicolosi, appoggiato dal partito del governatore Nello Musumeci, ci sono tre ex consiglieri dem e soprattutto - con il ruolo di candidato vicesindaco - Salvatore Schillaci, ovvero l’ultimo segretario (renziano) del partito democratico che a Corleone ha chiuso il suo circolo un anno fa.
«La sinistra qui sta facendo un grave errore di sottovalutazione», dice Pippo Cipriani, che fu il sindaco diessino della Primavera dopo le stragi del ‘92. «Questo paese - prosegue Cipriani - ha una voglia di normalità che nasconde il ritorno di tanti eredi dei mafiosi e un tentativo di riorganizzazione di Cosa nostra. Davanti a tutto ciò, non si può non opporre un progetto politico chiaro. Non si può rinunciare, come ha fatto il Pd, a mettere in campo il proprio simbolo». La sensazione è che chiunque prevarrà, alla fine, lo farà per pochi voti, nella cittadina dei chiaroscuri simboleggiata da quel palazzo confiscato parzialmente ai Lo Bue che si presenta con un balcone diviso a metà: da un lato, restituito allo Stato, ci sono le bandiere tricolore e dell’Ue piazzate dalle commissarie prefettizie. Dall’altro, le mutande stese - a mò di sfregio dai parenti del mafioso che ancora abitano lì.
La Repubblica, 23 nov 2018

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