domenica 14 ottobre 2018

Il Viminale cancella Riace: "Basta soldi, via tutti i migranti"

"Regole non rispettate". Il ministro: chi sbaglia paga. L’opposizione: siamo alle deportazioni
ALESSIA CANDITO
Per il mondo è il simbolo dell’accoglienza possibile, per il ministero dell’Interno un progetto da cancellare. Il Viminale ha deciso. Tutti i finanziamenti destinati a Riace sono revocati, tutti i progetti Sprar devono essere chiusi, tutti i 200 migranti ospiti del borgo trasferiti. È scritto nero su bianco nella deliberazione del 9 ottobre scorso, con cui il Dipartimento libertà civili e immigrazione ha dato per conclusa la procedura di accertamento che già qualche mese fa aveva portato al blocco dei fondi.
A nulla sembrano essere servite le controdeduzioni inviate dal Comune, né le proteste e gli appelli firmati da migliaia di persone, inclusi intellettuali e giuristi di fama. Derubricate a considerazioni «sociologiche» anche le valutazioni degli ispettori prefettizi che nel gennaio 2017 hanno ribaltato una precedente ispezione conclusasi con esito negativo. Per il ministero il " sistema Riace" presenta « criticità » pari a 34 punti di penalità, così gravi da imporne l’immediata chiusura.
Una doccia fredda per il paese dell’accoglienza. La seconda in dieci giorni, dopo l’arresto del sindaco- simbolo Mimmo Lucano, finito ai domiciliari per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, difeso in piazza a Riace sabato scorso da una manifestazione di 6mila persone e pronto a spiegare le sue ragioni martedì al tribunale del Riesame. Al Tar invece toccherà decidere se rendere esecutivo l’ordine di smantellamento del sistema Riace arrivato dal ministero, perché contro quella delibera il Comune ha già annunciato ricorso.
« Vogliono istruggerci. Nei nostri confronti è in atto un vero e proprio tiro incrociato — dice Lucano — Non si può cancellare una storia che ha suscitato l’interesse e l’apprezzamento di tutto il mondo. Lo Stato continua incredibilmente a darci addosso». Con lui si schiera il presidente della Regione Mario Oliverio, che chiede al Viminale di tornare sui propri passi e cancellare una « decisione assurda » . Protesta il centrosinistra, con l’eurodeputato Pd Andrea Cozzolino che parla di «pervicace lotta di un forte contro i deboli » e il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi che twitta: « Lo smantellamento del modello Riace altro non è che una deportazione » . Mentre i Verdi evocano « i regimi totalitari » e il segretario di Rifondazione Maurizio Acerbo chiama alla mobilitazione contro «una vergognosa rappresaglia».
Salvini si pronuncia solo sui social e bacchetta Riace per « le irregolarità nell’utilizzo dei fondi pubblici ». Ma in realtà — chiarisce Gianfranco Schiavone, vicepresidente dell’Asgi, Associazione studi giuridici sull’immigrazione, che sta supportando Lucano e la sua amministrazione — «a Riace ci sono solo alcune modeste carenze formali e procedurali che riguardano la parte amministrativa » . Per il resto, il ministero sembra condannare quegli strumenti che un tempo portava a modello, e che in paese sono stati messi a punto anche per superare le difficoltà causate dai ritardi nel trasferimento dei fondi. I " bonus", ticket con cui si è permesso ai migranti di fare autonomamente la spesa nei negozi del borgo e a questi ultimi di non chiudere, sono « forieri di manipolazioni in sede di cambio- valuta » , le botteghe degli antichi mestieri « non possono essere assimilate ai tirocini extracurricolari » e ai mediatori culturali non basta essere madrelingua, ma serve « un titolo riconosciuto » . Non va bene neanche aver riportato la vita alle abitazioni abbandonate del paese, ma soprattutto — dice il ministero — aver ospitato i richiedenti asilo oltre i 6 mesi previsti senza inviare documentazione sufficiente a sostegno della proroga.
Adesso tutti dovranno andare via. Lo conferma Daniela Di Capua, direttrice del Servizio centrale dello sprar: «Aspettiamo dal Comune di Riace la lista dei beneficiari del progetto per avviare i trasferimenti che avverranno a prescindere dal ricorso, perché i fondi sono bloccati e si presume che l’amministrazione non abbia come garantire il sostentamento degli ospiti». E in paese inizia a serpeggiare la paura di un nuovo esilio.
La Repubblica, 14 ottobre 2018

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