giovedì 13 settembre 2018

Le lettere di Corrado Augias: La drammatica giornata di Conte


Corrado Augias
Caro Augias, mia figlia mi ha inviato la registrazione di quella parte dell’intervento del presidente del Consiglio alla Fiera del Levante che si riferisce all’ 8 settembre 1943. L’avvocato Conte definisce l’ 8 settembre « la fine di un periodo buio della nostra storia » e l’inizio di « un periodo di ricostruzione prima morale e poi materiale del nostro Paese; una data particolarmente simbolica della nostra patria, l’inizio di un periodo che è stato chiamato, con la giusta enfasi, miracolo economico».
Non ho parole. Il premier è laureato in Giurisprudenza e cattedratico di Diritto privato; non può ignorare le vicende drammatiche della seconda guerra mondiale e non può confondere, in un discorso ufficiale, tra l’altro letto e non improvvisato, l’ 8 settembre con il 25 aprile.
Guariente Guarientiguariente. guarienti@ libero.it
Eravamo abituati al fatto che gaffe così grossolane le faceva un certo tipo di presidenti degli Stati Uniti, George W. Bush o The Donald, per esempio. I politici italiani di primo piano hanno sempre posseduto un’informazione storica molto buona, anche escludendo chi di storia era specialista come Palmiro Togliatti, Giovanni Spadolini, Ugo La Malfa e altri. L’inciampo dell’avvocato Conte è di particolare gravità non per la data sbagliata. Se avesse detto che la rivoluzione francese era scoppiata nel 1821 o se avesse definito quella di Waterloo una luminosa vittoria di Napoleone (come un paio d’anni fa fece uno sventurato) pazienza, ognuno di noi ha cento lacune. È proprio la specificità dell’ 8 settembre che fa cadere le braccia anche perché è una data sulla quale s’è scritto, si sono fatti film (Tutti a casa), si è dibattuto a lungo se sia stata o no la " morte della patria" come la chiamò Galli della Loggia richiamando un saggio di Salvatore Satta.

Con le sue frasette l’avvocato Conte non ha solo sbagliato una data, ha dimostrato di ignorare il significato simbolico di quella drammatica giornata nonché l’intera discussione che gli eventi di quei giorni hanno suscitato. Ha niente meno saltato per intero un periodo della nostra storia recente alla quale dobbiamo alcune delle caratteristiche che ancora oggi segnano la nostra convivenza. È francamente imbarazzante che un uomo con tali lacune possa fare il capo del governo. Tanto più che si trattava di un testo letto che dunque qualcuno ha scritto e qualcun altro probabilmente supervisionato prima di infilarlo nella cartellina del presidente. Ne deduco, mi si corregga se sbaglio, che quella bestialità storica è passata indenne sotto gli occhi di almeno tre persone senza che nessuno sobbalzasse, nessuno tirasse le orecchie a nessun altro come si sarebbe fatto ai miei tempi in una scuola media se un ragazzino avesse commesso uno sbaglio così madornale. Ho sincera simpatia personale per l’avvocato Conte, il suo sorriso è accattivante, la soma che gli hanno caricato sulle spalle ispira comprensione, nessuno — credo — vorrebbe stare al suo posto. Per questo mi permetto di esortarlo ad alcune letture riparatrici, i buoni testi non mancano.
La Repubblica, 13 sett 2018

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