domenica 26 agosto 2018

Mafia a Palermo. C’è un pentito anche a Brancaccio


SALVO PALAZZOLO
Parla con i magistrati Johnny Lucchese, figlio di Nino e nipote di “Lucchiseddu” La moglie si dissocia
L’ultima crepa nel muro di Cosa nostra si fa sempre più profonda. Un altro mafioso ha deciso di collaborare con la procura di Palermo. Un mafioso dal cognome illustre che richiama la storia drammatica delle cosche. Giovanni Johnny Lucchese, da un anno in carcere, è il figlio di Nino, condannato all’ergastolo (ma è ai domiciliari per motivi di salute), ed è il cognato di Pietro Tagliavia, l’ultimo capo del mandamento di Brancaccio-Corso dei Mille. Johnny è anche il nipote di Giuseppe Lucchese detto Lucchiseddu, uno dei superkiller fidati di Riina, all’ergastolo per gli omicidi eccellenti di Palermo, da Pio La Torre a Dalla Chiesa, a Cassarà.
La moglie si dissocia

All’inizio di agosto, i poliziotti della squadra mobile sono arrivati in gran segreto a casa di Johnny Lucchese, cercavano sua moglie, per offrirle protezione lontano dalla Sicilia. Una prassi in questi casi. E come spesso accade, la moglie del neo collaboratore di giustizia si è subito dissociata dalla scelta del congiunto. Rosalinda Tagliavia ha ribadito che vuole restare a casa sua, ha ribaditosoprattutto che non intende prendere le distanze dal padre, don Ciccio ( all’ergastolo per la strage di via D’Amelio e per le bombe del 1993), e dal fratello Pietro, anche lui in cella. Una dissociazione che in pieno agosto è poi diventata pubblica, fra amici e parenti.
Lucchese, che ha 46 anni, era stato arrestato nel luglio 2017 in un blitz della squadra mobile e del nucleo di polizia economico finanziaria. Il clan retto da Pietro Tagliavia imponeva estorsioni e gestiva l’affare del pesce surgelato, i proventi venivano poi riciclati. I verbali del neo collaboratore sono ancora segreti e al vaglio del pool coordinato dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca, ma è probabile che Lucchese abbia raccontato molti dei segreti del clan. Tra nuovi affari e investimenti di droga.
La madre di Johnny
Lucchese conosce anche molti vecchi segreti dell’organizzazione. Alcuni lo riguardano direttamente. Aveva 15 anni quando sua madre fu uccisa, si chiamava Luisa Provvidenza Grippi. Il giorno di Ferragosto del 1987, poco dopo le 13, stava comprando dei dolci al bar Alba di piazza don Bosco. Era davanti alla vetrina delle torte quando si materializzarono due giovani che indossavano caschi integrali: uno intimò alla cassiera di consegnare tutti i soldi, e nel giro di qualche secondo arraffò 500 mila lire; l’altro rapinatore, o presunto tale in quel momento, strappò la borsetta alla donna: « La scaraventò per terra — raccontò il banconista — e mentre la teneva per i capelli con la mano sinistra, le puntava la pistola alla testa. Qualche attimo dopo sparò. Poi scappò via, portandosi la borsetta » . Ma quella non era una rapina.
Per l’omicidio è stato condannato Giuseppe Lucchese, il cognato di Luisa Grippi. Il pentito Francesco Marino Mannoia rivelò che era stato Lucchiseddu in persona a sparare, «perché si diceva che tradiva il marito». Il pentito Pino Marchese ha raccontato che il giorno dopo l’omicidio, all’Ucciardone, vide il marito con una fascia nera al braccio: «Era tranquillo, come se fosse una cosa normale quello che era successo. Sapevamo tutti che era una messinscena». Erano gli anni in cui a Palermo si moriva per un sospetto. Il sospetto di una infedeltà coniugale. L’unica cosa accertata l’ha messa a verbale il pentito Salvatore Cucuzza: «Era una donna libera» . E libero ha voluto essere il figlio.
Chissà cosa sa Johnny dei delitti dello zio. Lucchiseddu è stato condannato pure per l’omicidio della sorella Giuseppina e del cognato, uccisi il 6 aprile 1983. Identico il movente. Il marito sarebbe stato ucciso perché accusato di non aver evitato il “ disonore” alla famiglia.
Johnny Lucchese può raccontare un pezzo della storia terribile di Palermo.
La Repubblica Palermo, 26 agosto 2018

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