domenica 19 agosto 2018

L’inchiesta. Gli investimenti di Cosa nostra: I nuovi manager dei boss all’assalto del gioco online


SALVO PALAZZOLO
Chi sono gli insospettabili al servizio dei clan Malta per la prima volta blocca i conti sospetti
Ogni famiglia ha ormai il suo manager di riferimento. È diventato quasi un format per la mafia 2.0, quella che ha già imboccato l’autostrada dell’ultimo lucroso investimento, nel settore delle scommesse online. I padrini portano i soldi e un gruppo di insospettabili imprenditori appronta i cosiddetti "pannelli", ovvero i portali web — con dominio ".com", illegali in Italia — sui quali è possibile lanciare le scommesse dentro circuiti internazionali che quasi sempre hanno i server, la base, a Malta. Un affare milionario, che sta cambiando il volto di Cosa nostra: gli affari favoriscono nuove alleanze e soprattutto frenetici incontri fra i mafiosi di tutta la Sicilia. Non accadeva da anni che ci fossero così tante riunioni fra esponenti di diversi clan. Perché se un manager ci sa fare, la voce corre veloce fra le cosche. E i nuovi contratti corrono, l’unico verbo che impera è quello del profitto, d’altro canto ci sono tante, troppe famiglie di carcerati da assistere.

E se la regola è ingaggiare il miglior manager sul mercato, non ci sono più steccati fra mandamenti e province.
Così, uno stimato imprenditore del settore, Carlo Cattaneo, era sbarcato da Castelvetrano a Palermo: le indagini della Dia di Trapani hanno svelato che nel giro di pochi anni aveva trasformato la sua piccola agenzia di scommesse in una rete efficientissima di punti gioco.
Grazie alle buone referenze di due clienti davvero particolari: il nipote prediletto del superlatitante Matteo Messina Denaro, Francesco Guttadauro, e il cognato del boss, Rosario Allegra. E la consulenza di Catteneo venne presto richiesta dai mafiosi del mandamento palermitano di Porta Nuova: «Fra il 2014 e il 2015 vennero aperte circa 30 agenzie di scommesse, con il marchio 17 Nero», il portale di Cattaneo. Questo ha raccontato uno degli ultimi pentiti di mafia, Sergio Macaluso.
È un po’ come quando si sparge voce che un medico è il più bravo di tutti, e allora c’è la fila al suo studio. Ma all’inizio di questa storia, Cattaneo era un illustre sconosciuto anche per i mafiosi del suo paese. «Poi, un giorno — ha raccontato Lorenzo Cimarosa, il cugino acquisito di Messina Denaro — Guttadauro si mise in testa che Cattaneo se lo voleva prendere nelle mani. E dunque i soldi per gli investimenti li doveva dare a lui». Ma non andò a bussare alla sua agenzia, che era anche a poca distanza da casa sua. No, non funziona così in Cosa nostra. Ci vuole una buona presentazione. Che — sembra — arrivò da Catania, scrive il pool coordinato dal procuratore aggiunto Paolo Guido nel provvedimento che ha fatto scattare l’arresto per Cattaneo, ad aprile. La presentazione dei fratelli Placenti, anche loro impegnati nel settore, che avrebbero chiesto un piccolo favore a Guttadauro in cambio del servizio reso: un aiuto per aprire una serie di agenzie di scommesse a Palermo. Dal passaparola alla nuova mafia senza più confini.
L’asse Palermo-Catania
Non è un caso isolato, quello di Cattaneo. Un altro signore dei giochi, Enzo Romeo, il nipote del boss Nitto Santapaola, faceva la spola fra diverse province: da Catania e Messina a Palermo. E poi andava spesso a Malta. «Parla bene, educato, laureato pure», dicevano di lui nelle intercettazioni. A Palermo, Romeo è stato intercettato dai carabinieri della sezione anticrimine di Messina fino all’ufficio di uno degli imprenditori più in vista del settore delle forniture di slot machine, Filippo Amoroso, di "Rete gioco Italia", il consorzio che due anni fa ha messo insieme le maggiori aziende siciliane del comparto. Un business da milioni di euro. Che rapporti avevano il boss e l’imprenditore? Amoroso è stato sorpreso dalla Dia anche in contatti con Cattaneo, per un affare che poi non andò in porto.
Il forziere di Malta
La mafia 2.0 è tornata a essere a pieno criminalità degli affari, come nei ruggenti anni Settanta, quando i potenti Inzerillo investivano i soldi della droga nei casinò di Las Vegas (soldi mai sequestrati). Ma adesso è l’epoca della Grande rete: basta un computer portatile per far viaggiare milioni di euro. Fino a qualche giorno fa, con la sicurezza della massima riservatezza a Malta. Ma non è più così. Per la prima volta, la procura di Palermo diretta da Francesco Lo Voi ha ottenuto il sequestro dei conti maltesi di un altro signore del gioco, Ninì Bacchi, l’imprenditore palermitano che gestiva ben 700 punti scommesse per conto delle cosche, con il marchio B2875. Un vero manager dei boss, arrestato nel febbraio di quest’anno dalla squadra mobile.
Ora il sequestro di quei conti, preannunciato nelle scorse settimane dall’Interpol, apre una strada importante per le indagini del pool antimafia coordinato dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca: in quei conti di Bacchi ci sono le tracce di migliaia di movimenti bancari, che potrebbero raccontare molto delle relazioni economiche della nuova mafia.
Il nuovo referente
Ma la mafia 2.0 corre veloce.
Morto un papa se ne fa un altro. E i clan di Palermo hanno già un nuovo insospettabile nelle mani.
È un imprenditore che negli ultimi tempi ha fatto parecchi investimenti nel settore dei giochi: scommesse online e slot machine. Questo ha svelato il pentito Macaluso: «Bacchi era il numero uno — ha messo a verbale — ma in realtà già prima del suo arresto era stato messo da parte perché aveva lasciato dei buchi in tutta Palermo. Non pagava il dovuto alle famiglie, per la gestione delle agenzie».
Morto un papa, se ne fa un altro. Il nome del nuovo signore dei giochi è coperto da omissis nel verbale di Macaluso davanti ai pm della Dda Luise, Picozzi e Tartaglia. Però, alcune indicazioni ci sono: «Ha una ventina di dipendenti e studio in via Libertà, vicino all’Hilton Cafè del mio amico boss Sergio Napolitano — dice il pentito — proprio a cinquanta metri c’è un palazzo dove lui aveva un ufficio.
Un altro è vicino alla Camera di commercio».
Il mercato delle slot
Non ci sono solo le scommesse online, ma anche videopoker e slot machine. L’altra faccia del business del gioco. Nei giorni scorsi, il nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza ha scoperto che un mafioso doc come Giuseppe Corona era in affari con uno dei maggiori imprenditori nel settore della distribuzione di macchinette, Salvatore Calabrese, che adesso è indagato per intestazione fittizia e riciclaggio. Il nome di un altro grosso noleggiatore di videopoker in affari con i boss l’ha fatto di recente il pentito Macaluso, parlando del suo «braccio violento», un tale Giovanni Cacciatore, «che girava per la Marinella, per Tommaso Natale, per Resuttana e andava piazzando le macchinette.
Magari in un bar ce n’erano già altre slot, ma arrivava lui e diceva: "Senti, queste macchinette non appartengono a noi, domani mattina le devi fare uscire. E fai entrare le nostre. Se non accetti, ti brucio il locale o ti faccio altri danni».
In questi ultimi tempi, gli stessi discorsi stanno facendo altri messaggeri di poche e sbrigative parole fra via Oreto, via Messina Marine e Settecannoli. E all’improvviso, si sono realizzate alcune concentrazioni di slot, tutte delle stesse ditte.
La Repubblica Palermo, 19 agosto 2018

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