domenica 1 luglio 2018

UNA CORLEONE CONTROVENTO

Attilio Bolzoni
di ATTILIO BOLZONI
La voglia di scrivere qualcosa su Corleone che andasse un po' controvento mi era venuta qualche mese fa. Un anno prima, era stato deciso lo scioglimento “per mafia” del Comune. Sicuramente il ministero dell'Interno avrà avuto validissime ragioni ma faceva una certa impressione scoprire che quell'ente fosse entrato nelle attenzioni del Viminale praticamente a tempo scaduto, cioè quando i Corleonesi - intesi come famiglia mafiosa - contavano ormai come il due di briscola.
Tutto secondo copione, uno Stato lento ma implacabile. E poi mi aveva colpito anche una raffica di articoli giornalistici dove alcuni vecchi pastori quasi centenari e legati a Totò Riina - tutti intercettati dalle microspie - se la prendevano con il ministro dell'Interno Angelino Alfano paragonandolo addirittura al Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy (assassinato il 22 novembre del 1963 a Dallas) che prima aveva preso i voti degli “amici” e poi agli “amici” aveva voltato le spalle.

A parte l'accostamento - diciamo umoristico - fra Kennedy ed Alfano, il procuratore capo della Repubblica di Palermo Francesco Lo Voi aveva riportato la vicenda nelle sue reali dimensioni precisando saggiamente che si trattava «più di una critica che di un progetto di attentato». Qualcuno però se l'è subito venduta altrimenti. Anche questo, tutto secondo copione.
Tornando alla voglia di scrivere su Corleone. Sotterrati  i suoi Padrini più famosi e sanguinari, lo «zio Totò» e Bernardo Provenzano, stavo rintracciando un “filo” per raccontare in una chiave diversa questa città siciliana tanto famigerata in Italia e nel mondo (alla fine degli anni '50 i boss americani la chiamavano Tombstone, pietra tombale), quando ho incontrato per caso i ragazzi del C.I.D.M.A, il Centro Internazionale di Documentazione sulle Mafie e del Movimento Antimafia di Corleone.
Eravamo a Catania, invitati il 5 maggio scorso dai professori e dagli studenti del liceo “Boggio Lera” e dall'avvocato Riccardo Trovato. Dovevamo parlare delle mafie dopo le stragi. Per il C.I.D.M.A c'erano Walter Bonanno e Maria Elena Saltaformaggio. C'era anche Massimiliana Fontana. Questi ragazzi mi hanno molto incuriosito per come parlavano di Corleone, per la loro voglia di vivere là, per la spontaneità con la quale entravano nelle pieghe della storia della loro città. Mezz'ora di chiacchiere ed eccoci tutti insieme qui sul blog “Mafie”.
Gli argomenti li hanno proposti loro, gli autori degli articoli li hanno scelti loro, anche la cadenza giorno dopo giorno delle riflessioni è stato il risultato di una loro scelta. N'è venuto fuori un ritratto di Corleone molto lontano da quello che l'Italia ha conosciuto dopo almeno tre decenni di cronache, dedicate al crimine di questo luogo cresciuto ai piedi della Rocca Busambra. Un “interno” Corleone che riserva non poche (piacevoli) sorprese.
Ne ha riservate anche a me, che a Corleone ho messo piede per la prima volta il 26 settembre del 1979. Il giorno prima avevano ucciso a Palermo il consigliere istruttore Cesare Terranova - insieme al maresciallo di polizia Lenin Mancuso -, il magistrato che aveva “scoperto” i Corleonesi venticinque anni prima portandoli - inutilmente, furono assolti per insufficienza di prove - tutti a processo.
Quel pomeriggio la piazza principale di Corleone era deserta e spazzata dal vento. Su una panca c'era soltanto la fotografa Letizia Battaglia, che aveva esposto su grandi pannelli di cartone i suoi scatti dei «morti di mafia». Intorno a Letizia nessuno. E, all'improvviso, da un vicolo era apparso anche Joe Marrazzo, l'inviato della Rai che inseguiva con il microfono in mano alcuni cittadini di Corleone chiedendo «Ma qui esiste la mafia?». Nessuno gli rispondeva, tutti fuggivano. Scene che oggi si vedono solo in alcuni paesi dell'Agro Pontino, alla periferia di Roma, nell'hinterland milanese.
A Corleone lo sanno che c'è, che c'è ancora. Ma sanno che c'è anche dell'altro. E sta venendo fuori.


Da: http://mafie.blogautore.repubblica.it/2018/07/01/prologo/#comments

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