sabato 23 giugno 2018

Uomini e no. Diceva il mitico Di Vittorio: "Davanti al padrone non ci si toglie mai il cappello"

La copertina de "L'Espresso", un manifesto di protesta

Aboubakar Soumahoro, dopo l'assassinio del bracciante e sindacalista Soumayla Sacko, ha guidato la rivolta degli immigrati che lavorano in Calabria. E, annunciando un programma di lotte, ha dichiarato: "la pacchia è finita per Salvini, non per gli immigrati sfruttati per pochi euro al giorno". Richiamandosi a Giuseppe Di Vittorio, ha aggiunto:"se lui vivesse ancora, sarebbe con noi per rivendicare uguale lavoro, uguale salario; e direbbe che davanti al padrone non ci si toglie mai il cappello". I braccianti, come Soumayla Sacko, vivono in tuguri, senz'acqua, né luce, né igiene. Sono costretti a lavorare come schiavi dalle sei del mattino alle dieci di sera, 16 ore al giorno. E ricevono quindici o al massimo venti euro al giorno, e quindi euro 0,937 o euro 1,25 l'ora. Una media di euro 2,50 a cassone. Mentre la tariffa legale è di non meno 48 euro al giorno per otto ore di lavoro, escluso il sabato. 
Ritengo che ognuno di noi abbia il dovere di diffondere in ogni modo il manifestino allegato, che esprime ripulsa e dura critica nei confronti del fascista Salvini, oggi ministro degli interni. Il quale osò esprimere solidarietà a Luca Traini, dello stesso suo partito, la Lega, che a Macerata sparò all'impazzata contro sei lavoratori africani; un ministro che ogni giorno incita all'odio contro gli immigrati, indicati, come fecero i fascisti con gli ebrei in Germania ed in Italia, come la causa della crisi economica, generata invece, oggi come allora, dalla una grave crisi capitalistica; un ministro che si è vergognosamente permesso di insultare l'altro giorno Ilaria Cucchi, dicendo 'mi fa schifo', per aver essa difeso il carabiniere che ha, come teste, detto la verità, sull'assassinio del fratello ad opera di suoi commilitoni. 

Anche piccoli segnali, come l'affiggere il manifestino allegato, servono a dare coraggio, richiamandolo alla lotta, a  chi oggi tenderebbe invece a mettersi da parte. 


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