giovedì 24 maggio 2018

Quel feeling mafia-politica Minniti: “Sciolti 37 Comuni”. La mappa delle infiltrazioni


Salvo Palazzolo
Da Corleone a Camastra da Castelvetrano a Trecastagni, così i clan fanno affari e a volte eleggono i loro uomini
«Se non combattiamo il rapporto fra mafia e politica, non combatteremo mai fino in fondo le mafie» . Il ministro dell’Interno Marco Minniti parla con la sua solita schiettezza. Nell’aula bunker dove si commemorano le vittime della strage di Capaci, va dritto al cuore della questione mafiosa. « Sciogliere i Consigli comunali infiltrati è stato il primo anello del percorso — dice — il governo ne ha sciolti 37 in 16 mesi». L’ultimo provvedimento in Sicilia ha riguardato Trecastagni, in provincia di Catania: i boss dei clan Cappello e Laudani gestivano in grande tranquillità gli appalti per lo smaltimento dei rifiuti. A fine aprile era toccato al Comune di Bompensiere, nel Nisseno: secondo la ricostruzione degli ispettori del Viminale, sarebbe stato sotto l’influenza mafiosa già dal 2008. Qualche giorno prima, era stato sciolto Camastra, in provincia di Agrigento: le intercettazioni dicono che il clan guidato da Rosario Meli avrebbe addirittura designato un candidato di fiducia al Consiglio comunale. La lista dei Comuni siciliani finiti sotto l’ipoteca mafiosa ha altri due nomi inseriti nel 2017: Borgetto, in provincia di Palermo, e Castelvetrano, la roccaforte del superlatitante Matteo Messina Denaro, nel Trapanese. Nel 2016 erano stati sciolti Corleone e Palazzo Adriano, dopo le indagini dei carabinieri che avevano svelato il grande attivismo degli eredi di Riina e Bagarella: il reggente della famiglia era l’insospettabile custode dello stadio, nel suo ufficio si tenevano i summit.

Ora Minniti ribadisce che il nodo della questione è nei rapporti fra mafia e politica. Le ultime indagini della magistratura, da Palermo a Catania, hanno rilevato infiltrazioni soprattutto nel settore dell’igiene ambientale, ma non solo. A Corleone i boss controllavano anche la società che si occupava della riscossione dei tributi. E, naturalmente, nessuno osava chiedere il dovuto alle famiglie dei boss.
Solo l’arrivo dei commissari ha segnato l’inversione di tendenza. Adesso anche la signora Ninetta Bagarella, vedova Riina, ha accettato di rateizzare per mettersi in regola con la tassa sui rifiuti.
Ai mafiosi piacciono tanto i politici di oggi. Soprattutto perché hanno soldi da spendere e le campagne elettorali sono tornate a essere un grande business. «Stanno uscendo con le valigie a soldi», dicevano i fedelissimi del clan Crapula di Avola. « Abbiamo 400-500 voti, ma li abbiamo con i fatti » . Però precisavano: « I soldi ci vogliono » . E ancora: inutile « bruciare i voti con i 5Stelle », commentavano.
La mafia è ormai un’agenzia di servizi, che opera a tutto campo. E come ogni agenzia ha il suo tariffario. In provincia di Siracusa un voto costa 50 euro al politico disponibile. A Palermo le tariffe sono scese fra 25 e 30 euro (effetto della crisi). Mentre i pacchetti più numerosi, al migliore offerente, continuano a trovarsi fra Villagrazia, Brancaccio e Tommaso Natale. Lì dove sono tornati in campo gli scarcerati dei clan più autorevoli, che possono contare su una cerchia consistente di familiari e amici. Sono circa 130 gli scarcerati degli ultimi quattro anni, monitorati dalla procura distrettuale antimafia. Rappresentano la variabile determinante nei nuovi equilibri e nelle relazioni dell’organizzazione mafiosa sul territorio.
La Repubblica Palermo, 24 maggio 2018

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