martedì 8 maggio 2018

PEPPINO IMPASTATO: UN POETA RIBELLE

Peppino Impastato

di PIETRO SCAGLIONE 
Nella notte del 9 maggio del 1978, mentre l’Italia era concentrata sul rapimento del premier Aldo Moro, la mafia assassinò Peppino Impastato, scrittore, poeta, giornalista ad honorem, candidato di Democrazia Proletaria e fondatore di Radio Aut.
Seguì un lungo depistaggio, documentato dalla relazione della Commissione parlamentare Antimafia nel volume “Anatomia di un depistaggio”, curato dal senatore comunista Giovanni Russo Spena per la casa editrice “Editori Riuniti”. Per tanti anni, Peppino Impastato fu considerato ingiustamente un “suicida” o addirittura un “maldestro terrorista”.

Per fortuna, valorosi magistrati come il procuratore Gaetano Costa e il consigliere istruttore Rocco Chinnici (anche loro martiri antimafia) si opposero al depistaggio e alla campagna diffamatoria contro Impastato, convinti sin dall’inizio che si trattasse di un delitto eccellente ai danni di un coraggioso militante della sinistra e non di un suicidio o di un fallito attentato. Sin dall’inizio, il Centro di documentazione di Umberto Santino e Anna Puglisi lottò al fianco dei familiari (in primo luogo la madre Felicia Bartolotta e il fratello Giovanni Impastato), degli amici (come il giornalista Salvo Vitale) e dei compagni. Il medico legale Ideale Del Carpio fu un alleato fondamentale nella ricerca della verità e dichiarò, durante un’assemblea del maggio 1978, che le “tracce dell’esplosivo sotto il torace di Peppino erano la prova dell’omicidio e della messinscena”.  
Il caso Impastato fu riaperto nel 1996, grazie anche alla tenacia del PM Franca Imbergamo (oggi sostituto procuratore della Procura Nazionale Antimafia). La Corte d’Assise di Palermo, presieduta dal giudice Claudio Dall’Acqua, condannò all’ergastolo – come mandante dell’omicidio - il boss di Cinisi, Gaetano Badalamenti, soprannominato “Tano Seduto” da Peppino Impastato durante la trasmissione “Onda Pazza” su Radio Aut.
Il personaggio di Impastato fu ben interpretato dall’attore palermitano Luigi Lo Cascio nel celebre film “I Cento Passi” (regia di Marco Tullio Giordana e sceneggiatura, tra gli altri, del giornalista Claudio Fava, vicepresidente della Commissione Antimafia e figlio di un altro martire del giornalismo, Pippo Fava).
Fino a pochi anni fa, molti erano convinti che il Centro Impastato di Palermo (prima organizzazione ad occuparsi di mafia e antimafia nella storia d’Italia) fosse stato fondato dopo l'assassinio di Peppino Impastato, l'eroico fondatore di Radio Aut ucciso nel 1978. In realtà, il Centro siciliano di documentazione sulla mafia nacque un anno prima, nell'autunno del 1977, su iniziativa del sociologo Umberto Santino e della ricercatrice Anna Puglisi, ma fu intitolato ad Impastato dopo l'omicidio.
Autore di importanti libri su mafia e antimafia, Umberto Santino fu il promotore della prima manifestazione antimafia di massa, nei lontani anni Settanta, a Cinisi e ideò il concetto di “borghesia mafiosa”, insieme allo scrittore Mario Mineo (intellettuale dell’area del Manifesto e zio del senatore Corradino Mineo, ex direttore di Rai News).
Nel 1972, il matrimonio rafforzò il sodalizio politico e intellettuale tra Umberto Santino e Anna Puglisi, docente nella Facoltà di Matematica e figura significativa della società civile siciliana.
La prima iniziativa pubblica del Centro siciliano di documentazione fu il convegno nazionale dal titolo “Portella della Ginestra: una strage per il centrismo”: tra i partecipanti anche lo storico Salvatore Lupo e il giudice Giuseppe Di Lello (componente del Pool Antimafia di Palermo, insieme a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e altri valorosi magistrati). La tesi degli organizzatori era che la strage di Portella fosse finalizzata a “destabilizzare per stabilizzare”: cioè finalizzata a rafforzare il sistema di potere in funzione anticomunista e antisovietica, a fermare le lotte contadine e ad impedire l’avvento del Blocco del Popolo e del Fronte popolare delle sinistre socialiste e comuniste.
In contemporanea con la battaglia per la verità e la giustizia sull’assassinio di Peppino Impastato, il Centro siciliano di Documentazione si impegnò al fianco dei poveri, dei disoccupati e dei senza casa. Tra i compagni di lotta, sia la sinistra extraparlamentare, sia il cattolicesimo sociale e progressista (con i sacerdoti di frontiera e i laici).
Nel corso della sua quarantennale attività, il Centro Impastato ha allestito una ricca biblioteca (con 7600 volumi), un’emeroteca (con oltre 200 testate giornalistiche) e un archivio specializzati sulla mafia e altre forme di criminalità organizzata; ha prodotto studi e ricerche, bibliografie e materiali di documentazione; ha svolto attività di informazione e di educazione nelle scuole e in istituti universitari, in Italia e all’estero; ha promosso iniziative di mobilitazione e di aggregazione sociale. Il Centro Impastato si è impegnato anche nel movimento per la pace, contro la “globalizzazione neoliberista” e per “una globalizzazione della partecipazione democratica e dei diritti umani”.
Un altro punto di riferimento per la famiglia Impastato, per la Cinisi che resiste e per l’impegno civile è “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato”, nata nella primavera del 2005 a partire dalla necessità di diffondere la verità e chiedere giustizia.
La Casa Memoria è presieduta da Luisa Impastato, figlia di Giovanni e nipote di Peppino e di Felicia. Luisa parla con orgoglio dello zio e della nonna: “Non ho conosciuto Peppino, io sono nata nell'87. Ma sono cresciuta con mia nonna Felicia, che si è impegnata quotidianamente nel coltivare il suo ricordo. Coltivo la memoria di mio zio e di mia nonna non solo in qualità di familiare, ma anche di presidentessa di Casa Memoria. Felicia ha aperto le porte della sua casa a quanti fossero interessati a conoscere gli aspetti più corrotti della nostra società e dell’apparato istituzionale”.
Felicia Bartolotta Impastato è scomparsa il 7 dicembre del 2004 dopo un lungo ed estenuante percorso per ottenere giustizia per il figlio Peppino. Ha sempre proseguito con fermezza e decisione, superando anche la stanchezza, la paura, la debolezza fisica, senza mai arrendersi di fronte agli innumerevoli ostacoli e alla sfacciataggine di chi, pur appartenendo al mondo istituzionale, ha più spesso tentato di cancellare la memoria di Peppino.
La Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato è oggi un luogo di memoria e di divulgazione della verità e della cultura, un avamposto della resistenza contro il potere e contro la mafia, la testimonianza concreta di un’esperienza di lotta senza remore, di un’intera vita spesa con coraggio e determinazione.
Pietro Scaglione

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