giovedì 24 maggio 2018

Palermo, oggi all'Istituto Gramsci sarà presentato il libro di Pippo Oddo “Il miraggio della terra in Sicilia. Dalla belle époque al fascismo (1894-1943)”

DINO PATERNOSTRO
Pippo Oddo ama la Sicilia degli umili, di coloro che non facevano ma subivano la storia, dei braccianti e dei contadini poveri. E all’epopea dei braccianti e dei contadini poveri siciliani sta dedicando quattro corposi volumi, per raccontarla dalla metà del 1700 fino agli anni ’60 del ‘900. Oggi pomeriggio all’Istituto Gramsci di Palermo sarà presentato il terzo volume dal titolo: “Il miraggio della terra in Sicilia. Dalla belle époque al fascismo (1894-1943)”. A Pippo Oddo, che è stato un importante dirigente sindacale della Cgil palermitana e siciliana, non sfugge che la questione agraria è stata al centro degli ultimi due secoli della storia della Sicilia. Ed ha perfettamente chiaro che gli esiti delle lotte per la terra hanno condizionato fortemente – nel bene e nel male – la società isolana.

In questo terzo volume tutto ciò appare chiaro, guardando alle conseguenze dello scioglimento del movimento dei Fasci dei lavoratori, che ha bloccato o comunque pesantemente rallentato il processo di crescita della Sicilia. Ma Oddo ci racconta del grande coraggio con cui questi contadini e i loro dirigenti sono riusciti a superare il trauma delle stragi, dello scioglimento da parte del governo e degli arresti. Ci racconta della geniale trovata dei capi del movimento che inventarono le “affittanze collettive”, che stavano riuscendo ad espellere “pacificamente” la mafia dai feudi. Solo la reazione violenta della mafia, che decapitò con lo strumento dell’assassinio politico il movimento contadino, e la “tolleranza” degli apparati statali riuscirono ad impedire che ciò accadesse.
In questo volume Pippo ci racconta anche di un periodo cruciale della storia siciliana, il “biennio rosso” (1919-20), durante il quale si svilupparono imponenti lotte per l’occupazione della terra, che i contadini rivendicavano dopo aver partecipato alla guerra, e, parallelamente, le lotte operaie nelle fabbriche palermitane, che sfociarono nella prima occupazione del cantiere navale. Anche questa una fase costellata dalla reazione violenta della mafia e del padronato agrario ed industriale, che vide cadere decine di dirigenti sindacali, tra cui Nicolò Alongi, capo del movimento contadino, a Prizzi e Giovanni Orcel, capo degli operai metallurgici, a Palermo. Proprio quell’Alongi e quell’Orcel che stavano teorizzando e praticando l’unità tra il movimento contadino e il movimento operaio, da contrapporre all’unità tra gli industriali del nord e gli agrari meridionali.Questo volume si conclude col ventennio fascista, durante il quale, con la repressione del prefetto Mori, la “bassa” mafia subì dei duri colpi e i primi maxiprocessi. Ma “l’alta” mafia, la “mafia in guanti gialli” – come si diceva allora – si “fascistizzò” e divenne organica al regime. Di tutto questo parleranno oggi pomeriggio, alle ore 17,00, nella sede dell’Istituto Gramsci Siciliano, ai Cantieri Culturali della Zisa di Palermo, Amelia Crisantino, storica e giornalista, Enzo Campo, segretario generale della Cgil di Palermo, Fulvio Fammoni, presidente della Fondazione “Giuseppe Di Vittorio”, Giuseppe Carlo Martino, storico, e Michele Pagliaro, segretario generale della CGIL siciliana, coordinati dal prof. Salvatore Nicosia, presidente dell'Istituto Gramsci Siciliano.

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