domenica 20 maggio 2018

Claudio Fava: “Mafia e corruzione combattiamole prima degli arresti”


CLAUDIO REALE
Invoca un’antimafia che accantoni le autocertificazioni, ma anche una nuova legge sui finanziamenti delle campagne elettorali. E poi Claudio Fava, neo-presidente della commissione Antimafia dell’Ars, annuncia che il 23 maggio parteciperà alla commemorazione della strage di Capaci, ma non per parlare: «La memoria di Giovanni Falcone — dice — va portata avanti soprattutto il 24 maggio, il giorno dopo. Basta con le passerelle, con le scorte usate come status symbol». Ma soprattutto il politico catanese — figlio di Pippo Fava, fondatore de I Siciliani e vittima di Cosa nostra — in commissione vuole portare «un approfondimento su come mafia e corruzione hanno distorto i processi di spesa, gli appalti, anche l’organizzazione della Regione. Il primo compito è partire dalle vicende giudiziarie di questi giorni, prendendo spunto dal grande interrogativo di fondo».
Quale?

«Come è stato possibile costituire un governo parallelo che gestiva processi politici, spesa, priorità e carriere? Il fatto che le istituzioni siano state rapinate di funzioni spostate ad ambiti privati è un vulnus per la democrazia, e attiene al mandato della commissione».
Un tema è certamente il finanziamento della politica. Di fatto non esistono controlli sui fondi per le campagne elettorali.
«Ci sono leggi abbastanza puntuali, ma sono stati sperimentati molti strumenti concreti per aggirarle, per garantire che la politica restasse serva di interessi privati, ed è anche avvenuto alla luce del sole. Non sappiamo se il finanziamento ipotizzato dall’inchiesta sia vero, ma c’è un dato di fatto: un pezzo dell’agenda politica dei governi Cuffaro, Lombardo e Crocetta è stato appaltato a Confindustria. Sono poche le voci che si sono alzate per dire che questo era un sistema abusivo».
Va bene, ma adesso è possibile recepire la legge sulle campagne elettorali?
«Bisogna rendere autonoma la politica. Non si può ritenere che le campagne elettorali siano legibus solutae, al di sopra delle leggi, visto ciò che ha prodotto questo sistema.
Ma sarebbe bene che la politica arrivasse un istante prima, anziché un istante dopo. E poi c’è una questione aperta anche sul piano delle forme: bisogna restituire la funzione del fare alla battaglia contro le cosche, bisogna uscire dall’idea tutta autoreferenziale di un’antimafia da autocertificazione, viatico per carriere personali».
Ecco, ad esempio c’è un dibattito sul 23 maggio. Le istituzioni devono esserci?
«Falcone va ricordato soprattutto nei comportamenti. Occorre recuperare una sobrietà rispetto agli ultimi tempi: rispetto ai comizi col giubbotto antiproiettile, alle scorte usate come status symbol, agli imprenditori indotti a denunciare intimidazioni per entrare nel circolo delle vittime. Questo, però, è importante soprattutto dal giorno dopo».
E quel giorno lì?
«Io ci andrò, come sempre. Ma non per parlare: andrò lì come il 22 andrò nel giardino di Ciaculli. Per offrire memoria a chi non c’è più».
A proposito di chi non c’è più: mercoledì va anche in onda “Prima che la notte”, la fiction su suo padre e “I Siciliani”.
«Mi sembra un buon film perché racconta la vita e non la morte.
Quello che ci arriva è ciò che fecero da vivi. Bisogna celebrare la vita di chi ha combattuto la mafia, non la morte».
La Repubblica Palermo, 20 maggio 2018

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