domenica 22 aprile 2018

Trattativa Stato-Mafia. La storica sentenza di Palermo: le origini del berlusconismo

Lo storico palermitano Giuseppe Carlo Marino

Intervista sulla sentenza di Palermo con lo storico Giuseppe Carlo Marino
“La sentenza conferma che ci fu una trattativa tra la mafia e una parte dello Stato, e spiega che ci fu un ruolo importante della mafia nella redifinizione degli equilibri di potere in Italia successivi alla caduta del Muro di Berlino”. È molto soddisfatto della sentenza il professor Giuseppe Carlo Marino, già ordinario di Storia contemporanea presso l'Università di Palermo e autore di studi come la nota “Storia della mafia” edita da Newton Compton.
Cosa vuol dire questa sentenza?
Che la trattativa Stato-mafia, o almeno tra pezzi importanti dello Stato e la mafia, non è un’invenzione. La sentenza in proposito è una bomba. Onestamente anche i più increduli dovrebbero oggi chiedere scusa a quei magistrati che dalla stagione di Ingroia a quella di Di Matteo sono stati persino dileggiati per le loro ipotesi accusatorie. Si scusino soprattutto quegli intellettuali che lo hanno fatto con pretese credenziali di saggezza, anche se vorrei credere alla loro buona fede. Non lo stesso per i politici che negli anni hanno osteggiato il lavoro della procura.

Però l’assoluzione di Mancino tiene i politici abbastanza fuori dalla sentenza, o no?
La sentenza apre la strada alla lettura della dinamica che segnò il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica. Ci fu sicuramente la tendenza a risolvere con metodi di emergenza e illegali una crisi drammatica che era esplosa per effetto stesso della disgregazione del sistema internazionale dopo il crollo del blocco sovietico. Il sistema italiano ebbe difficoltà ad aprirsi a una nuova strada. In quel dramma ci fu anche lo sfacelo del sistema di potere sotto i colpi di Tangentopoli che ne aveva svelato la pervasiva corruzione. Il panico da destabilizzazione indusse le forze che per la salvaguardia dei loro interessi più avevano potuto contare sulla DC a cercare dei surrogati efficaci. In tale contesto, il surrogato fu inventato pressoché di colpo ad Arcore lungo l’asse Sicilia-Milano con l’operazione che diede vita a Forza Italia. Operazione le cui origini sono fortemente legate a un personaggio come Dell’Utri di cui la condanna è confermata.
E per quanto riguarda lo Stato?
La sentenza dice espressamente che fu una parte dello Stato a comportarsi in modo criminale, danneggiando quindi quello che è lo Stato nella sua interezza, tanto da riconoscere un risarcimento allo Stato stesso. La sentenza accerta quanto è accertabile in sede giudiziaria ai fini delle responsabilità dei singoli soggetti coinvolti dal processo, ma ora il compito di comprenderne a fondo e con la maggiore estensione la dinamica storica passa agli storici. Si conferma comunque l’intuizione che alla fine del secolo scorso il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica fu in concreto un’operazione intenzionalmente "gattopardesca" di sostituzione del potere della DC con quello del nuovo partito di Forza Italia.
Non è eccessivo dire che la seconda Repubblica è stata fatta nascere dalla mafia?
Infatti non sto dicendo questo. Essa è nata dalla "crisi organica" della prima Repubblica. Ma tornano in mente certe parole dette dalla Procura all’inizio dell’inchiesta che denunziavano il fatto che la seconda Repubblica stesse affondando le sue radici sul sangue di Falcone e Borsellino e delle stragi. Diciamo che ci fu un ruolo importante anche della mafia e di pezzi dello Stato nella redifinizione degli equilibri di potere successivi al crollo del Muro di Berlino.
Osvaldo Baldacci
(oba)

Giornale di Sicilia, 22/04/2018 

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