mercoledì 11 aprile 2018

L’ombra della mafia sulla rotta “business” per i migranti


SALVO PALAZZOLO
Dalla Tunisia a Marsala con i clandestini anche sigarette immesse sul mercato dal clan di Brancaccio
Sulla rotta Tunisi-Marsala operava un’attivissima agenzia di viaggi, che offriva trasferimenti su comodi e veloci gommoni. Prezzi non proprio economici, dai 3.000 ai 5.000 euro. Ma il rischio costa. Come il lusso di viaggiare in modo indisturbato, senza documenti e controlli. Sì, perché chi si rivolge a questo tipo di service ha sempre qualche problema con la giustizia. L’anno scorso, la procura distrettuale di Palermo ne aveva già smantellata una di queste agenzie. Ed era pesante il sospetto che fra i clienti ci fossero presunti terroristi. Nel giro di pochi giorni, dopo il blitz, è stata creata un’altra agenzia. Con gommoni ancora più potenti. E un’opzione allettante in catalogo: viaggi maggiormente sicuri, in due tappe. Dalle coste di Nabeul fino a Pantelleria, poi soggiorno in una comoda villetta con vista mare, quindi ripartenza verso Marsala o Mazara del Vallo.

Sono 13 le persone arrestate dal nucleo di polizia economico- finanziaria di Palermo. Tunisini e marocchini residenti in Sicilia, del gruppo fa parte anche la moglie di un boss di Brancaccio, Rita Adele Micalizzi, che si occupava della commercializzazione delle sigarette di contrabbando, che pure viaggiavano sui comodi gommoni. Le “ bionde” andavano a finire sui banchetti di Ballarò. Ma sono state soprattutto alcune intercettazioni ad aver preoccupato il pool di magistrati che si occupa di lotta all’immigrazione clandestina e di terrorismo. Uno dei promotori dell’agenzia di viaggio è sospettato di essere vicino ad ambienti jihadisti, nelle intercettazioni parla di un suo viaggio in Francia senza ritorno e di azioni pericolose: «Dio mi aiuti per quello che devo fare», dice. Era davvero un attentato quello che doveva organizzare? Il procuratore Lo Voi tiene a precisare che « non vi sono elementi precisi al riguardo » , è solo probabile che della tratta volessero approfittare « anche soggetti pericolosi » . L’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Marzia Sabella e dai sostituti Geri Ferrara, Claudia Ferrari e Federica La Chioma svela la controffensiva dei signori della tratta. Un’agenzia di viaggi riservati per «rispondere alle politiche di contenimento e di controllo dei flussi degli immigrati adottate dagli Stati», scrivono i magistrati nel provvedimento di fermo. Le indagini della Guardia di finanza proseguono: «In questi mesi, dopo la precedente operazione, si è fatta strada una nuova organizzazione per clienti facoltosi » , dice il colonnello Francesco Mazzotta, il comandante del nucleo di polizia economica- finanziaria. Eccolo, il nodo dell’indagine, la lista dei clienti. Alcune traversate sono state interrotte, dopo un lungo pedinamento con motovedette e un aereo. Ma tanti altri clienti dell’agenzia dei viaggi in gommone sono riusciti ad arrivare in Sicilia e a far perdere le proprie tracce. Qualcuno potrebbe aver percorso anche la rotta inversa, dalla Sicilia verso la Tunisia, per sfuggire alla giustizia italiana. E la presenza della signora di Brancaccio è un indizio di certo inquietante. Il marito, Cosimo Geloso, venne arrestato nei mesi scorsi dalla finanza e dalla polizia perché ritenuto un attivissimo esattore del pizzo al servizio del clan di Brancaccio. Non uno dei tanti, Geloso teneva il libro mastro della famiglia. A casa della famiglia Geloso- Micalizzi veniva custodita gelosamente anche una scatola, con i pizzini della famiglia. Ora, questa indagine segna la prova dei contatti stretti fra gli interessi della mafia e il business dell’immigrazione clandestina.
La Repubblica Palermo, 11 aprile 2018

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