domenica 25 marzo 2018

L'INTERVISTA. Mario Capanna: “Cari siciliani ribellarsi si può non rinunciate a chiedere la luna”

Mario Capanna
TANO GULLO
L’umanità è stipata su un treno manovrato da macchinisti pazzi che corre a tutta velocità verso il baratro. Il mondo in balia di guerre, ingiustizie, povertà, mutamenti climatici, esodi di popoli, diseguaglianze, politici incapaci, sta proprio messo male. E se non ci svegliamo subito da questo torpore d’indifferenza, diventiamo complici di una distruzione annunciata. Il grido d’allarme lo lancia Mario Capanna, leader sessantottino, nel suo ultimo libro, “Noi tutti” (Garzanti, 120 pagine, 6 euro).

Nelle pagine scorrono fatti e cifre che fanno accapponare la pelle, ma anche un urlo di speranza che solo un utopista può lanciare.
Come ritrovare un tessuto connettivo tra i popoli in questa mondo-fiction che vive di realtà addomesticata, falsi valori e soprattutto solitudine?
«Prendere consapevolezza che non ci sono alternative e che stiamo imboccando la via del non ritorno, quella che ci porta dritti all’annientamento dell’umanità.
Poi metterci insieme per ridare un senso etico alla vita. Recuperare una coscienza collettiva e cominciare a invertire l’andazzo».

Detta così sembra facile, ma purtroppo i sogni muoiono all’alba. Come fa l’umanità investita dalla globalizzazione, avviluppata dalla ragnatela del web, assediata dalle mafie, a uscire dalla gabbia in cui viene tenuta?
«È maledettamente complicato, il cammino è lungo e tortuoso, ma se non cominciamo a muoverci è la fine».
Parole sante, ma in concreto che fare?
«Intanto ritroviamoci attraverso i gruppi solidali di acquisto, creando una rete di consumatori e imprenditori che sostituiscano la speculazione con l’equo guadagno. Poi sostituiamo il NOI, che io definisco Nord Ovest Imperante, con il noi a lettere minuscole, tutti insieme, pronti a riappropriarci delle nostre vite. Infine, un seme dopo l’altro, ingrossare le file e giungere a un parlamento mondiale dell’umanità che metta da parte il ferrovecchio Onu».
Voliamo alto. Proviamo ad atterrare?
«Macché volo. Abbiamo nel passato tanti esempi di rottura.
Quando tutto sembra immobile, ecco che la gente all’unisono, come risvegliata da un flusso magico, irrompe nella storia e ne cambia il verso. Penso alla Rivoluzione francese, penso al Sessantotto.
Certo, molte conquiste sono finite in fumo, ma alcuni valori sono ancora linfa della nostra vita. Come i principi di eguaglianza, fraternità, libertà. Chi immaginava cinquant’anni fa che in tutto il mondo studenti e operai potessero ritrovarsi uniti negli stessi ideali di democrazia dal basso, di giustizia, di rapporti paritetici tra uomini».
Tante conquiste sono rimaste, ma altre sono andate in fumo. Basti vedere, a mezzo secolo del Sessantotto, il desolante quadro di abulia che ci ammanta. Dov’è finita quella partecipazione di massa al grido “prendiamoci tutto”?
«La storia non procede in modo lineare, ma a balzi. Avanza, frena, si aggroviglia, riparte e così via, in un cammino turbinoso. Io ripeto: se un’esperienza l’abbiamo vissuta, perché non riprovarci? Che mondo è quello in cui l’uno per cento della popolazione possiede il 50 per cento della ricchezza del pianeta? Che Italia è questa in cui sette persone possiedono il 30 per cento dei beni del Paese? E che mondo è quello in cui si inquina, si dispiegano guerre organizzate con false accuse a tavolino, si erigono muri e fili spinati, si sfruttano le risorse senza ritegno? Un mondo in cui il profitto giustifica qualsiasi nefandezza, in cui solo il 5 per cento delle risorse viene destinato alla produzione mentre il restante 95 per cento viene investito nella finanza? Prima o poi gli uomini, seppure fuorviati dalla melassa di Internet — che potrebbe avere grande utilità se ben utilizzato — si sveglieranno e ci sarà un nuovo cominciamento. A meno che l’umanità non decida di assecondare questa corsa verso il suicidio della Terra».
Che rapporto hai con la Sicilia?
«Meraviglioso. Fin da bambino, alle elementari, guardando le cartine geografiche ero affascinato da quel triangolo in mezzo al mare. Poi, facendo politica nel Movimento studentesco e in Democrazia proletaria, ci sono venuto spesso e ne sono rimasto conquistato per sempre. A mio figlio, allora piccolino, ho fatto girare città e scavi archeologici. Senza contare che nel collegio di Palermo sono stato eletto deputato la prima volta. La storia della Sicilia è un miracolo, un susseguirsi di civiltà e bellezza».
Oggi la Sicilia è meta di migliaia di disperati che fuggono da guerre e miseria inseguendo un approdo sereno che non esiste più. Gli chiediamo scusa, e poi?
«Gli chiediamo scusa e poi gli diciamo che non siamo in grado di ospitare tutti e che ci impegniamo ad aiutarli a casa loro. Ma aiutarli davvero, investendo risorse ingenti. Che sarebbero sempre meno di quelle di cui li abbiamo depredati».
Un’ultima domanda personale. Siamo amici da molti anni, dai tempi delle oceaniche manifestazioni alla Statale di Milano dovi eri leader carismatico. Mi hai dato un dispiacere quando ti ho visto scendere in campo con veemenza per difendere il vitalizio di cui usufruisci in quanto deputato nazionale, europeo e consigliere regionale.
«Ho voluto difendere con forza un diritto. Perché si comincia dai vitalizi e si finisce col mettere in discussione altri diritti ben più importanti».
D’accordo sulla difesa dei diritti, ma quella firma accanto a quella di un parlamentare con un solo giorno di legislatura non dovevi apporla.
«Che c’entra questo? I principi sono principi. Anche quando ero in Parlamento mi capitava di votare col missino Almirante. Ma non voglio concludere l’intervista così.
Ti chiedo aiuto per far capire ai lettori che un altro mondo è possibile. Basta volerlo. Se qualcuno, guardando la luna, non avesse deciso che ci sarebbe potuto sbarcare, saremmo ancora qui a guardarla come qualcosa di irraggiungibile. Se si vuole, tutti insieme si può».
© RIPRODUZIONE RISERVATA La storia dell’Isola è un miracolo, un susseguirsi di civiltà e bellezza. Già da bambino ero affascinato da quel triangolo in mare In passato è accaduto: quando tutto sembra immobile, la gente, come risvegliata da un flusso magico, irrompe nella storia e ne cambia il verso
Sessantottino
La Repubblica, 25 marzo 2018

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