martedì 27 febbraio 2018

Una voragine ogni sei chilometri: strade colabrodo, Sicilia a pezzi

GIOACCHINO AMATO
A otto anni dalla frana di San Fratello è di nuovo allarme nel Messinese Ma i pericoli incombono su tre quarti dell’Isola, da Trapani a Siracusa
Una frana ogni sei chilometri nelle strade della Sicilia, ma soprattutto tre quarti del territorio a rischio medio-alto di dissesto idrogeologico, con quattro milioni di persone potenzialmente in pericolo. E per la messa in sicurezza del territorio ci vorrebbero almeno 2,8 miliardi di euro. Sono i numeri impietosi dei tre più recenti dossier sul rischio idrogeologico: nero su bianco, ecco qual è la situazione che ha portato il governatore Nello Musumeci a lanciare l’allarme e a preannunciare provvedimenti urgenti: «Ho già chiesto una mappa completa delle realtà maggiormente esposte a ogni tipo di rischio, perché non possiamo continuare a inseguire le emergenze e le falle che si aprono quotidianamente».

Un’emergenza che può essere plasticamente rappresentata da ciò che è accaduto nel fine settimana appena trascorso con la frana che ha travolto la strada provinciale tra Alcara Li Fusi e Sant’Agata di Militello, poche ore prima dell’arrivo in provincia di Messina di Musumeci, in visita a San Fratello a otto anni dalla frana che travolse buona parte del paese e costrinse 500 persone a lasciare le proprie case.
Non a caso proprio la provincia di Messina è la più ampia delle “zone rosse” nella mappa del rischio elaborata dalla Protezione civile regionale. Altre aree critiche nel Trapanese e nei comuni montani vicino a Palermo, come pure fra Castelbuono e Caltavuturo. Ma se alle zone a rischio elevato si aggiungono quelle “arancioni” a rischio medio, si salva ben poco.
A ovest la zona da Trapani a Mazara, fino a Sciacca, e da Gela verso est parte delle province di Ragusa, Siracusa e Catania. Per il resto, il territorio della Sicilia ha indici di «propensione al dissesto» molto preoccupanti. E nello stesso rapporto della Protezione civile c’è un altrettanto allarmante quadro delle strade a rischio. Su 62.900 chilometri di arterie — dalle autostrade a statali, provinciali e comunali — i tecnici hanno censito 10.600 dissesti, quasi uno ogni sei chilometri. Il 63 per cento della rete stradale è interessata da «scorrimenti e scivolamenti» del tracciato, il 37 per cento da crolli di roccia.
Nelle province di Enna, Messina, Ragusa e Palermo in tutte le strade statali sono presenti dissesti. A Messina, Palermo ed Enna l’80 per cento delle provinciali sono interessate da frane e smottamenti.
C’è pure la mappa del rischio di nuove frane. Per le statali sono a rischio medio il 63 per cento di quelle ennesi, il 48 per cento delle arterie ricadenti in provincia di Palermo, il 48 per cento delle messinesi e il 19 per cento delle agrigentine. Cifre ancora più drammatiche per le provinciali dove sono a rischio rosso, il più alto, 417 chilometri di strade messinesi (il 29 per cento) e altri 24 chilometri fra Palermo, Enna, Ragusa e Siracusa. E più della metà delle provinciali dell’isola sono a rischio arancione. Solo in provincia di Palermo si tratta di 1.335 chilometri su un totale di 2200. Per mettere in sicurezza la nostra regione occorrerebbero ben 2,8 miliardi di euro. La stima è contenuta nel dossier “Italia sicura, piano nazionale per la riduzione del rischio idrogeologico” della presidenza del Consiglio, presentato nel maggio scorso dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. Per la Sicilia ci vorrebbero 962 interventi, dei quali ben 718 per intervenire sulle frane con un costo stimato di 1,6 miliardi.
Altre 153 opere (684,4 milioni di costo) servirebbero per prevenire alluvioni. Di realizzato, invece, c’è ben poco: 50 interventi con un investimento di 68 milioni di euro rispetto ai 128 richiesti dalla Regione (costo 178 milioni). Degli interventi finanzianti nel 2001 e nel 2008 su 542 cantieri, in corso ce ne sono ancora 141, quelli conclusi sono stati 262, e per 139 i lavori devono ancora iniziare.
Intanto negli ultimi quindici anni in Sicilia si sono registrati 168 eventi, che hanno causato 58 vittime e circa quattro miliardi di danni.
Secondo lo studio del centro ricerche Cresme e del Consiglio nazionale degli architetti presentato a Padova nel novembre scorso, dei venti milioni di italiani che abitano aree a rischio alto e medio alto ben quattro milioni abitano in Sicilia. Il pericolo di frane coinvolge 12.500 persone, quello di alluvioni 20.800 abitanti. E nelle aree a rischio in Sicilia il ministero dell’Ambiente ha censito anche 600 beni culturali.

La Repubblica Palermo, 27 febbraio 2018

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