giovedì 1 febbraio 2018

N. Anselmo: "Sant'Andrea, cancellato anche il nome"

NONUCCIO ANSELMO
Mi corre l'obbligo di complimentarmi ancora una volta con la commissione che guida attualmente i destini del nostro paese, sempre attenta – per questo è venuta – ad una gestione minuziosa dell'antimafia. Ancora una volta, è stato dato opportunamente fiato alle trombe. Sentite qua: le tre commissarie hanno deciso – e l'hanno fatto a vista - di intitolare all'avvocato Ugo Triolo, assassinato dalla mafia, l'ex chiesa di Sant'Andrea, data in uso – almeno per ora (ma con i chiari di luna che corrono…) al Comitato per il Venerdì santo. E questo mi fa tornare a vent'anni fa e all'assurdità di gestione di gente proveniente da Palermo, Agrigento, Messina, che non ha la minima conoscenza né il polso del paese: per loro tutto si svolge sulla carta. LEGGI TUTTO

NON MI PIACE CHE SI FACCIA CONFUSIONE
Dino Paternostro
Corleone, settembre 1993. Per piazza Falcone e Borsellino...
Premetto subito che io non avrei intitolato all’avv. Ugo Triolo l’ex chiesa di Sant’Andrea. Tenuto conto che una strada gli era già stata intitolata, per il 40° anniversario avrei proposto di collocare una targa sul luogo in cui è stato assassinato. E concordo con le motivazioni di Giuseppe Terrusa, riprese dal “decano” del giornalismo corleonese, Nonuccio Anselmo, nell’articolo sopra linkato. Detto questo, dobbiamo evitare calderoni e confusioni.
Nel 1993 il dott. Fulvio Manno, commissario straordinario del comune di Corleone, non fu fulminato come Paolo di Tarso sulla via di Damasco nel decidere di intitolare piazza Vittorio Emanuele III ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Glielo abbiamo proposto noi di Città Nuove, nel corso di una pubblica manifestazione svoltasi a luglio del ’93 in villa comunale. E di questo ne siamo orgogliosi ancora oggi. Anselmo non abitava a Corleone nel ’92-’93, nel periodo delle stragi di Capaci e di via D’Amelio. Non ha subito come allora tantissimi corleonesi perbene l’assalto di centinaia di giornalisti, che venivano a vedere la “patria” degli assassini di Falcone e Borsellino. La proposta nacque dall’idea di ribaltare tutto questo. Corleone – abbiamo detto – non è solo il luogo dove sono nati ed in parte hanno operato i mafiosi più feroci della Sicilia. È anche una città di santi come Leoluca e Bernardo e di santi laici come Bernardino Verro e Placido Rizzotto. Da questa città era giusto, necessario ed opportuno che partisse la proposta di intitolare la nostra piazza più grande a Falcone e Borsellino. E il dott. Manno comprese ed adottò la delibera necessaria. Tralasciamo la penosa vicenda dei presunti monarchici che protestarono per la “cancellazione” del nome del re (che aveva consegnato l’Italia al fascismo, portandola infine nella sanguinosa seconda guerra mondiale). E tralasciamo di ricordare il gesto “coraggioso” del dott. Francesco Fazio, commissario venuto dopo Manno, che cancellò piazza Falcone e Borsellino per ridarla al re. Di tutto questo fece giustizia il presidente della Regione Giuseppe Campione, che cacciò Fazio ed inviò a Corleone il dott. Nicolò Scialabba, che fece giustizia re-intitolando la piazza ai due magistrati assassinati dalla Cosa Nostra corleonese. E che l’idea di avere a Corleone una piazza dedicata a Falcone e Borsellino non piacesse ai mafiosi e ai loro amici, l’abbiamo avuto chiaro (ricordate?) quando hanno distrutto una delle due targhe toponomastiche col loro nome.
Su questo, caro Nonuccio Anselmo, non ho assolutamente cambiato idea. Anzi, continuo ad essere orgoglioso di quell’idea averla avuta. Ho espresso perplessità nel 2015 sull’intitolazione di quella che tutti abbiamo memorizzato come piazza Santa Maria ai giornalisti Mario e Giuseppe Francese. E, in punta di piedi e con tutto il rispetto per il loro sacrificio, l’ho scritto. Senza minacciare “rivoluzioni”.

Non mi piace che adesso si faccia confusione, buttando via il bambino con l’acqua sporca. Non è giusto. A Corleone lo scorso 26 gennaio c’era lo Stato e noi di questo dobbiamo essere orgogliosi. Ci aiuta a risalire la china e a ricostruire il senso di una comunità, che deve camminare unita se vuole raggiungere traguardi positivi. E l’avv. Ugo Triolo, insieme a tutti i martiri che hanno sacrificato la loro vita per la libertà e la democrazia nella nostra terra, ci aiutano ad avere la giusta carica ideale per portare avanti questo difficile percorso. Grande merito, quindi, al comitato che ha organizzato le iniziative per il 40° del suo sacrificio. Un grazie a Pippo Cipriani per tutto quello che ha fatto, negli anni, da sindaco, da parlamentare e da dirigente di organizzazioni di massa, per aiutare la nostra città a costruire un futuro migliore.     

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