lunedì 26 febbraio 2018

Il racconto. Il neofascismo in Sicilia. Mafia, delitti e logge: il filo nero di Palermo

SALVO PALAZZOLO
Una trama misteriosa continua a legare i nomi di alcuni fascisti palermitani. Fra mafia e omicidi irrisolti, uno soprattutto, quello del presidente della Regione Piersanti Mattarella, l’uomo delle riforme assassinato il 6 gennaio 1980. Quella trama rievocava qualche tempo fa il boss Totò Riina: nelle ultime intercettazioni in carcere, citava il più famoso dei fascisti di Palermo, Pierluigi Concutelli. Diceva al suo compagno di cella: «Stefano Bontate era il capo siciliano della massoneria insieme ad altri due: Concutelli e un altro ricco palermitano». Un accostamento davvero inedito. Bontate, il capomafia di Villagrazia ucciso nel 1981, e Concutelli, il terrorista nero, l’ex capo militare di Ordine nuovo condannato per l’omicidio del giudice romano Vittorio Occorsio.

A vent’anni, Concutelli si era trasferito dalla Capitale a Palermo, correva il 1964; nel 1969, veniva arrestato per detenzione di armi e denunciato per aggressioni, violenze e partecipazione a campi paramilitari. Intanto, era diventato presidente del “Fuan” (Il Fronte universitario d’azione nazionale), nel 1976 uccideva a Roma il magistrato che per primo si occupò di P2, neofascisti e servizi deviati. «All’inizio del 1977 — dice un vecchio rapporto dell’Alto commissariato per la lotta alla mafia — Concutelli organizzava una fattiva collaborazione con la Banda Vallanzasca e con il clan dei Marsigliesi». Ma Palermo restava la sua base. A Palermo, stringeva una grande amicizia con un professore di filosofia dell’istituto privato “Manara Valgimigli”, Francesco Mangiameli, l’ex segretario del “Fronte della gioventù” diventato leader nazionale di “Terza posizione”, uomo di buone frequentazioni massoniche. Quando il giudice Falcone ipotizza uno scambio di favori fra i neri e la mafia per il delitto Mattarella, parte proprio da questi due nomi simbolo dell’estremismo di destra palermitano. Alle fine del 1979, Mangiameli avrebbe dovuto organizzare l’evasione di Concutelli dal carcere dell’Ucciardone. Con l’aiuto di qualcuno rimasto misterioso. La mafia, ipotizzava Falcone nella sua idea di scambio di favori, i killer neri avrebbe invece ucciso Mattarella.
L’evasione poi saltò, il giudice Falcone avrebbe voluto saperne di più da Roberto Fiore, uno dei capi romani di Terza Posizione vicinissimo a Mangiameli, oggi è il leader di Forza Nuova: lui avrebbe avuto il compito di reclutare un terrorista nero molto agguerrito per tutta l’operazione Palermo (l’evasione di Concutelli e il delitto Mattarella): Giusva Fioravanti, esponente del “Nuclei armati rivoluzionari”.
Misteri su misteri. Alla fine del 1980, Mangiameli viene ucciso da Fioravanti, non è chiaro perché. E la trama si fa sempre più fitta.
Perché Fioravanti (poi assolto dal delitto Mattarella, ma condannato per la strage di Bologna e altri omicidi) aveva un amico in particolare a Palermo. È Gabriele De Francisci: Falcone sospettò che avesse dato ospitalità a Fioravanti nei giorni del delitto Mattarella, tre sue zie abitavano infatti nei pressi del luogo dell’omicidio. Via Tasso, via Ariosto e via Rapisardi. C’era anche un altro indizio contro il giovane neofascista amico di Fioravanti: l’8 gennaio 1980, due giorni dopo il delitto del presidente della Regione, un tale De Francisci prese posto sul volo Palermo-Roma delle 17,20. Era Giusva Fioravanti che lasciava la Sicilia dopo la missione di morte?
Falcone sapeva pure che fra marzo e aprile 1980, Giusva Fioravanti aveva utilizzato il documento di Amedeo De Francisci, il fratello di Gabriele.
Sospetti pesanti, ma solo sospetti, e la posizione di De Francisci fu archiviata da Falcone.
Oggi, le trame nere di Palermo tornano nella nuova indagine della procura sul delitto Mattarella.

La Repubblica Palermo, 25 febbraio 2018

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