domenica 4 febbraio 2018

Dino Paternostro: "Caro Nonuccio, confrontiamoci per aiutare Corleone a risollevarsi"

L'inaugurazione di piazza Falcone e Borsellino
avvenuta il 29 gennaio 1994
DINO PATERNOSTRO
Caro Nonuccio, intanto ti ringrazio per avere inviato la tua lettera a questa testata, che è sempre onorata di ospitare le tue riflessioni, anche quando non le condivide. Consentimi adesso qualche piccola riflessione sulla tua lettera divisa in quattro capitoli ed una conclusione.
Capitolo 1. Lo schema che chi dissente è mafioso e chi attacca è antimafioso non mi appartiene. Preferisco sempre entrare nel merito delle cose. E mi sembra che adesso sei tu ad abusare di questo schema, che porta solo confusione.
Nel merito: chiedere da Corleone, ad un anno dalle terribili e sconvolgenti stragi di Capaci e di via D’Amelio, di intitolare “la più grande piazza del paese” a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino credo che sia stata una scelta giusta ed efficace. Giusta perché rendeva onore a due eroi; efficace perché, in qualche modo, aiutava i corleonesi onesti ad uscire dall’angolo in cui erano stati cacciati dai “boia” di Capaci e via D’Amelio. Si è dovuto oscurare il re che aveva consegnato l’Italia al fascismo e che aveva portato l’Italia in guerra? Poco male. E, comunque, l’obiettivo nostro non era cancellare il re, ma essere efficaci e colpire l’immaginario collettivo della nazione, dedicando a Falcone e Borsellino “la più grande piazza del paese”, a prescindere dal nome.
Per S. Maria non è la stessa cosa. Giusto dedicare una via o una piazza a Mario e Giuseppe Francese. Però, non c’era un’emergenza del dopo-stragi; qualunque strada o piazza poteva andare bene, salvaguardando il toponimo "Santa Maria". Nessuna contraddizione. E' lo stesso ragionamento che mi ha portato a non condividere la scelta di intitolare all'avv. Triolo l'ex chiesa di S. Andrea. 
Capitolo 2. Si, hai sempre mantenuto stretti rapporti con Corleone ed hai scritto tante cose egregie sulla nostra città. Ma, a Palermo, a volte i rumori arrivano ovattati. Noi allora, nel 1993, con Riina, Provenzano e Bagarella tutti “uccel di bosco”, avevamo la necessità di “ribaltare” con forza lo schema di chi vedeva tutti i corleonesi come mafiosi, come complici dei mafiosi o come succubi della mafia. Abbiamo pensato alla piazza più grande del paese. Nessuno ha pensato di meglio. La scelta del nuovo commissario Francesco Fazio di cancellare piazza Falcone e Borsellino, dopo che Manno l’aveva intitolata, è sembrato un terribile e stupido autogol. Non solo a noi, ma all’Italia intera. Anche perché la presunta protesta dei monarchici è stata una trovata davvero inqualificabile… Non a caso, il presidente della Regione Pippo Campione intervenne, cacciando via il commissario Fazio.
Capitolo 3. In estrema sintesi, c’era lo Stato il 26 gennaio a Corleone. Quello Stato che ha avuto l’intelligenza di capire i guasti che certa politica stava consumando ed ha avuto la forza di dire “basta”, sciogliendo il consiglio comunale. La gran parte delle cose scritte nel decreto di scioglimento le avevamo denunciate “in tempo reale” noi dall’opposizione.
Tutti i gravissimi problemi irrisolti, che tu giustamente elenchi, erano tali anche durante gli anni in cui amministravano il comune i corleonesi doc. Adesso i commissari stanno provando a bonificare la palude, per riconsegnare campi agibili ai cittadini corleonesi, che il prossimo autunno sceglieranno i loro nuovi amministratori. E i risultati, anche tramite i comunicati stampa che “Città Nuove” doverosamente pubblica, si cominciano a vedere. Tanti debiti azzerati e/o ridotti; raccolta dei rifiuti, pur in una situazione di drammatica emergenza, sostanzialmente assicurata; erogazione dell’acqua razionalizzata; 500 mila euro stanziati per la refezione scolastica, che è stata programmata per due anni; trasporti gratuiti per gli alunni pendolari; pianta organica e struttura organizzativa del comune snellita (da otto i settori sono passati a quattro, con un conseguente risparmio di risorse). È poco? Si dovrebbe fare anche tanto altro? Certo. In autunno saranno i cittadini corleonesi ad autodeterminarsi e speriamo che sappiano fare meglio.
Capitolo 4. Che c’entra la campagna elettorale e le comparsate? Perché questo linguaggio? Ricordare il 40° anniversario dell’uccisione dell’avv. Ugo Triolo è stato un fatto giusto e meritorio, di cui vanno ringraziati gli organizzatori. Anche Pippo Cipriani, che nel 1993 ridiede dignità e prestigio ad un comune calpestato e vilipeso dai “corleonesi” (quelli delle stragi di mafia) e dai loro amici. Ricordare Triolo e Francese insieme è stato un salto logico? A me non sembra. E, insieme a me, non è sembrato che ci fosse questo salto logico ai figli di Francese e a tutte le autorità intervenute. Basta una sola considerazione: Francese ha scritto tanto su Triolo e sulla mafia corleonese. Le due figure, quindi, mi sembra che si possano benissimo accostare.
Conclusioni. Sono tue. Come sono tuoi i rapporti con i commissari. Mi esonero dal fare considerazioni. Ne faccio solo una: continuiamo il confronto, facciamo in modo che altri partecipino, con l'obiettivo di aiutare la nostra città a risollevarsi. Infatti, di una cosa sono certo: tutti noi amiamo Corleone. E sono convinto che, insieme, possiamo aiutarla a costruire un futuro migliore. 
Dino Paternostro

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