giovedì 4 gennaio 2018

Ricordiamo il sindacalista Accursio Miraglia e il giornalista Pippo Fava, assassinati dalla mafia

Accursio Miraglia
di PIETRO SCAGLIONE
IL SINDACALISTA E IL GIORNALISTA: ACCURSIO MIRAGLIA E PIPPO FAVA
Tra oggi e domani la Sicilia ricorda altri due eroi: il sindacalista e dirigente comunista Accursio Miraglia e il giornalista, regista e scrittore Pippo Fava. Accursio Miraglia era un autentico simbolo della sinistra siciliana, del P.C.I. - Partito Comunista Italiano e della CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro, nonché un mito per il popolo di Sciacca, la cittadina situata nella costa agrigentina di fronte al Nord Africa. 
Nella gelida serata del 4 gennaio del 1947, dopo essere stato accompagnato a casa da due compagni di partito, Accursio Miraglia fu ucciso a colpi di arma da fuoco e morì tra le braccia della moglie, la nobildonna russa Tatiana Klimenko, figlia del cugino dello Zar.
Anarchico convertito al comunismo, dirigente della Cgil e segretario del PCI di Sciacca, Miraglia dedicò tutta la sua esistenza all’assistenza dei poveri, alla redistribuzione delle ricchezze e alle lotte contadine. Proprietario di una piccola industria del pesce e direttore degli Ospedali Riuniti di Sciacca, ogni giorno consegnava una buona quantità di prodotti ittici al “Boccone del Povero” e donava cospicui assegni agli orfani dei marinai. 

Fondatore della cooperativa Madre Terra, Miraglia organizzò anche una storica “cavalcata” nelle terre dei latifondisti per rivendicare i diritti dei braccianti. Il suo motto preferito era: “Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio!”.
Ma chi uccise Miraglia? E perché? Secondo lo storico Umberto Ursetta, a prescindere dalle responsabilità penali, la responsabilità politica di quel delitto fu degli “agrari, i quali non nascondevano affatto la loro contrarietà per l’impegno profuso da Miraglia nell’esigere il rispetto della legge in materia di assegnazione delle terre incolte”.
Sospetti su eventuali complicità di apparati deviati dei servizi segreti americani furono, invece, avanzati da Nicolò Miraglia, figlio del sindacalista assassinato. Una pista ripresa dagli storici Casarrubea e Cerenghino e ampliata fino a comprendere l’eversione neofascista italiana del dopoguerra.

Pippo Fava
I SICILIANI DI PIPPO FAVA
Pippo Fava era un noto giornalista, scrittore e regista teatrale. Fondatore del settimanale I Siciliani, punto di riferimento dell’antimafia sociale e della contro-informazione a Catania, Fava pagò con la vita il suo impegno per una Sicilia migliore, libera dalla criminalità organizzata e dalla corruzione. Nemico dei boss e dei potenti, il giornalista catanese era sempre schierato dalla parte dei deboli e delle vittime.
Assassinato il 5 gennaio del 1984, Pippo Fava era un segugio a caccia di inchieste, lontano dal potere, animato da idealismo, passione civile e da una concezione etica dell’informazione. Ma non era un lupo solitario, dedito soltanto alla professione. Anzi, era una persona gioviale, socievole, amante dello sport, del mare, del cibo, dei piaceri della vita, dei viaggi.
La sua passione per il calcio e il suo tifo per il Calcio Catania furono riconosciuti da un commovente minuto di silenzio, seguito dall’applauso sincero e collettivo dell’intero stadio Cibali (oggi intitolato allo storico presidente Angelo Massimino), nei giorni successivi alla sua uccisione, avvenuta in una fredda vigilia dell’Epifania. La tifoseria catanese non aveva, dunque, creduto ai veleni e ai depistaggi montati ad arte dal potere, ma aveva reso omaggio ad un giornalista autentico, onesto e coraggioso.
Un altro dei punti fermi di Fava fu l’affetto per la sua famiglia: la moglie Lina, la figlia Elena e il figlio Claudio Fava. Quest’ultimo scrisse una commovente lettera al padre, dodici anni dopo il suo assassinio, quando ricordò che non si iscrisse in una facoltà universitaria di un’altra città per accontentarlo: “Avevamo categorie etiche molto rigide, io le applicavo, tu le esigevi. Anzitutto c’era la famiglia… Mi hai detto che non avresti lasciato andare via. Me lo hai comunicato, senza troppi ragionamenti, senza simulare una discussione. Non ti interessava convincermi. Dovevamo restare insieme e basta: noi, la famiglia. Era un tuo principio forte, orgoglioso”.
Claudio Fava divenne uno dei più giovani giornalisti del settimanale diretto dal padre, in una redazione piena di passione civile e professionalità. Insieme a Riccardo OriolesLuciano MironeAntonio Roccuzzo, Michele Gambino e altri bravi giornalisti. Il settimanale I Siciliani esordì in edicola con un reportage di Pippo Fava dal titolo “I quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa”, un’inchiesta giornalistica che provocò un vero e proprio terremoto in Sicilia.

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