giovedì 11 gennaio 2018

Non pensate solo alle crisi: il 2017 è stato l’anno migliore

NICHOLAS KRISTOF*
Lo sappiamo tutti che il mondo sta andando a scatafascio. Di fronte al rischio crescente di una guerra nucleare con la Corea del Nord, alla paralisi del Congresso, alle guerre in Yemen e in Siria, alle atrocità nel Myanmar e a un presidente che forse è uscito di testa, sareste giustificati se pensaste che il 2017 sia stato l’anno peggiore di sempre. Ma vi sbagliereste. Al contrario, il 2017 probabilmente è stato l’anno migliore in assoluto nella lunga storia dell’umanità.

La percentuale della popolazione mondiale che soffre la fame, è in miseria o non sa leggere o scrivere non è mai stata così bassa. La percentuale di bambini che muoiono non è mai stata così bassa. Anche la percentuale di persone sfigurate dalla lebbra, accecate da malattie come il tracoma o affette da altri mali è scesa.
Tutte le volte che guardiamo inorriditi il circo della politica americana, dobbiamo cercare di mettere le cose nella giusta prospettiva. Noi giornalisti ci concentriamo sulle cattive notizie ( raccontiamo degli aerei che cascano, non di quelli che decollano), ma lo sviluppo più importante di tutta la nostra vita probabilmente è il contesto di generale progresso a livello mondiale.
Ogni giorno, il numero di persone in tutto il mondo che vivono in povertà estrema ( quelli che guadagnano meno di 2 dollari al giorno) scende di 217.000 unità, secondo i calcoli di Max Roser, un economista dell’Università di Oxford che gestisce un sito chiamato Our World in Data ( il nostro mondo in dati). Ogni giorno, 325.000 persone in più hanno accesso all’energia elettrica. E 300.000 persone in più hanno accesso a un’acqua potabile pulita.
I lettori, visto che racconto storie di guerra, povertà e violazioni dei diritti umani, danno spesso per scontato che io sia un tipo malinconico, una sorta di Ih-Oh (l’asinello di Winnie the Pooh) con la penna in mano. Ma la verità è che sono una persona ottimista, perché ho assistito a un cambiamento epocale.
In tempi recenti come gli anni ’ 60, la maggioranza degli esseri umani era analfabeta dalla nascita e viveva nella miseria più estrema. Ora meno del 15 per cento della popolazione mondiale non sa leggere e scrivere, e meno del 10 per cento vive in povertà estrema. Tra altri quindici anni, l’analfabetismo e la povertà estrema saranno quasi del tutto scomparsi. Dopo migliaia di generazioni, questi fenomeni stanno, più o meno, svanendo alla vista.
Solo dal 1990 a oggi, le vaccinazioni, le cure per la diarrea, la promozione dell’allattamento al seno e altre semplici misure hanno salvato la vita di oltre 100 milioni di bambini.
Steven Pinker, il professore di psicologia di Harvard, analizza questi progressi in un libro straordinario che uscirà il prossimo mese con il titolo Enlightenment Now, in cui riepiloga i passi avanti che abbiamo fatto in tutta una serie di parametri, dalla salute alle guerre, dall’ambiente alla felicità, dall’uguaglianza di diritti alla qualità di vita. «Gli intellettuali odiano il progresso » , scrive, alludendo alla riluttanza a riconoscere questi avanzamenti, e io so che ci si sente a disagio a sottolineare le cose positive in un periodo di grandi minacce a livello globale. Ma questo pessimismo è controproducente e non fa altro che dare ancora più potere alle forze dell’oscurantismo.
Il presidente Trump ha cavalcato questo scoraggiamento per arrivare alla Casa Bianca. Quando parla di « tornare a far grande l’America » , professa una nostalgia per un Eden perduto. Ma è davvero così? Se fossimo, per esempio, negli anni ’ 50, gli Stati Uniti avrebbero ancora segregazione razziale, poliomielite e leggi che proibiscono i matrimoni interraziali, il sesso omossessuale e il controllo delle nascite. Gran parte del mondo allora viveva sotto una dittatura, due terzi dei genitori avevano un figlio che moriva prima del quinto anno d’età ed era un’epoca di stalli nucleari, smog densissimo, guerre frequenti, limitazioni insopportabili per le donne e la peggiore carestia della storia ( in Cina).
In quale momento storico preferireste vivere?
Francis Scott Fitzgerald diceva che la prova di un’intelligenza di prima categoria è la capacità di intrattenere due pensieri contradditori nello stesso momento. Provate con questi: il mondo sta registrando importanti progressi, ma è anche esposto a minacce letali. Il primo pensiero dovrebbe darci la forza per agire rispetto al secondo.
Sicuramente questo editoriale potrà suonarvi strano. Quelli come me, che gli editoriali li scrivono per mestiere, stanno sempre a lamentarsi di questa cosa o quell’altra, e ora me ne esco fuori io a dire che la vita è meravigliosa? Il fatto è che per la maggior parte del tempo, e giustamente, ci focalizziamo su quello che non va. Ma è importante anche, periodicamente, fare un passo indietro. Il professor Roser osserva che non c’è mai stato un titolo di giornale che diceva « La Rivoluzione Industriale è in corso » , anche se è stata la notizia più importante degli ultimi due secoli e mezzo.
L’altro giorno ho ricevuto la visita di Sultana, una giovane afghana che viene dal cuore dei territori talebani. Era stata costretta a lasciare la scuola elementare, ma a casa aveva internet e questo le ha consentito di imparare da sola l’inglese, e poi l’algebra e il calcolo con l’aiuto dei siti della Khan Academy, del Coursera e dell’EdX. Senza uscire di casa, è passata alla fisica e alla teoria delle stringhe, si è cimentata con Kant e ha letto il New York Times, e ha cominciato a corrispondere per email con un illustre astrofisico americano, Lawrence Krauss.
Ho raccontato la storia di Sultana nel 2016, e con l’aiuto del professor Krauss e dei miei lettori Sultana ora studia all’Università statale dell’Arizona per conseguire la laurea specialistica. È l’esempio vivente dell’aforisma che dice che il talento è universale, ma le opportunità no. Il senso del progresso globale è dare sempre più possibilità di fiorire a talenti come il suo.
Quindi sì, certo, il mondo è un guazzabuglio pericoloso: quello che più mi preoccupa è il rischio di una guerra con la Corea del Nord. Ma sono anche fermamente convinto della necessità, una o due volte l’anno, di fare un passo indietro e guardare il quadro d’insieme, per prendere nota dei progressi effettivi, come ho fatto un anno fa quando ho scritto che il 2016 era stato l’anno migliore nella storia dell’umanità; e spero tra dodici mesi di poter dare la stessa buona notizia riguardo al 2018. La cosa più importante che sta succedendo non è un tweet di Trump, ma le vite di bambini che sono state salvate e i grandi passi avanti nella salute, nell’istruzione e nel benessere degli esseri umani.
Tutti gli altri giorni di quest’anno, prometto di strapparmi i capelli, singhiozzare e gridare indignato per tutte le cose che vanno per il verso sbagliato. Ma oggi cerchiamo di non dimenticarci delle cose che vanno per il verso giusto.
(Traduzione di Fabio Galimberti) © 2018 New York Times News Service
Pubblicato su La Repubblica, 8 gennaio 2018

*Nicholas Kristof è editorialista del New York Times dal 2001.
Ha vinto due premi Pulitzer.
L’ultimo suo libro pubblicato in Italia, scritto con Sheryl Wudunn, è Metà del cielo

(Corbaccio, 2010)

Nessun commento: