sabato 16 dicembre 2017

LEGAMBIENTE: PRESENTATO a Corleone il dossier Ecomafia 2017

Antoci interviene al convegno di Legambiente a Corleone
di ALESSIO RIBAUDO
Antoci: «i clan sono senza dignità e noi facendo squadra siamo più forti»
La presidente di Legambiente, Rossella Muroni: «Abbiamo scelto Corleone per lanciare un messaggio forte e non ci sono solo tinte fosche, ma anche colori di speranza grazie alla legge sui delitti ambientali ma anche alle persone che hanno voglia di riscatto»
Dare un segnale forte di lotta contro le mafie e stimolare la voglia di riscatto. Si può sintetizzare così la scelta di Legambiente di presentare a Corleone, nel Palermitano, il rapporto Ecomafia 2017. Proprio nel centro dove oggi sono sepolti Luciano Liggio, Bernardo Provenzano e Totò Riina è stato affrontato, da diverse angolazioni, il sempre più attuale problema delle agromafie. Nel 2016, stima il dossier, sono stati accertati in Italia 25.889 reati ambientali, 71 ecoreati al giorno, tre ogni ora. Il giro d’affari «sporco» ha fruttato negli ultimi anni alcune decine di miliardi. Un business costruito da un insieme di illeciti — dal traffico di rifiuti all’abusivismo edilizio, dai roghi fino agli abigeati, macellazioni clandestine e truffe ai danni dell’Unione Europea. Questa grande torta, per gli analisti di «Ecomafia 2017», se la spartiscono 331 clan della malavita. Nella «speciale» classifica delle macroaree del Paese, primeggia la Campania al Sud; il Lazio nel centro-Italia e la Liguria nel Nord. Su scala provinciale, Napoli è in testa con 1.361 infrazioni, seguita da Salerno (963), Roma (820), Cosenza (816) e Palermo (811).
La scelta e il riscatto

Proprio dal Palermitano, Legambiente ha voluto lanciare un messaggio forte. «Abbiamo scelto Corleone per lanciare un messaggio forte — spiega la presidente di Legambiente Rossella Muroni — non ci sono solo tinte fosche ma colori di speranza grazie alla legge sui delitti ambientali ma anche alla voglia di riscatto delle persone. Basti pensare che proprio a Corleone da un anno c’è il nostro circolo “Le Due Rocche” formato da giovani molto attivi che ci fa ben sperare perché sono un presidio di legalità contro il degrado e lottano per la tutela del patrimonio ambientale». Alla presentazione del rapporto c’erano anche magistrati come il procuratore di Termini Imerese, Ambrogio Cartosio, e anche Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi che è scampato a un attentato mafioso nel maggio dello scorso anno solo grazie all’intervento degli uomini della scorta e del Vice Questore Daniele Manganaro.
Il monito di Antoci
Proprio ad Antoci si deve l’ideazione di un protocollo di legalità contro le infiltrazioni delle cosche nel settore agricolo che è diventato legge nazionale da pochi mesi. All’esperienza del Parco dei Nebrodi il «rapporto Ecomafia 2017» dedica alcune pagine. «Sono stato onorato di questa attenzione verso il Parco e le intuizioni che abbiamo avuto — dice Antoci che presiede anche Federparchi Sicilia — e che hanno consentito di strappare da mani mafiose migliaia di ettari di terreni che verranno riconsegnate in quelle piene di calli ma oneste dei tanti agricoltori e allevatori onesti dei Nebrodi che con il sudore della fronte portano avanti le loro imprese. Sappiano, però, i clan di Corleone che arriveremo anche qua, sia con i sequestri che con la restituzione dei fondi europei alla gente onesta. I mafiosi – conclude — sono senza dignità e noi facendo squadra siamo più forti: lo dico qui a Corleone dove vengo per la pima volta e dove voglio, insieme alla tanta gente per bene che ci vive, raccontare un antimafia dei risultati che vince le battaglie e che trasferisce il messaggio che insieme possiamo farcela».

Corriere della sera, 16 dicembre 2017

LE FRASI IMPORTANTI:
Gianfranco Zanna, presidente Legambiente Sicilia: “Grazie alla nuova legge, i reati in sono in diminuzione, mentre le denunce in aumento”

Il procuratore della repubblica di Termini Imerese, Ambrogio Cartosio: “Su 850 demolizioni decise già 20-25 anni fa, ne sono state eseguite ZERO”. 

Il pm Faletra: “Ad oggi presso la procura di Termini vi sono circa 300 fascicoli aperti per reati ambientali”

Giuseppe Antoci: “Le agromafie si sono divise la Sicilia come una torta. Si aggiudicavano gli affitti dei terreni per pochi euro e guadagnavano cifre astronomiche”. Spendevano 36.000 euro per affittare mille ettari di terreno e ne guadagnavano un milione e 300 mila”. Abbiamo portato le soglie da 150 mila euro a zero per poter chiedere la certificazione antimafia. 
Dobbiamo raccontare un’antimafia che vince. Stavolta le agromafie hanno perso e noi abbiamo vinto!

A Corleone vengo per la prima volta e so che è una città fatta da persone perbene, impegnate a costruire un futuro migliore". 

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