venerdì 15 dicembre 2017

La storia sui monti Nebrodi in Sicilia.La sfida di Magda ai clan dei pascoli: “Il rifugio è mio”

Magda Scalisi
SALVO PALAZZOLO
La mafia la minaccia da mesi in ogni modo “I dipendenti sono fuggiti, ma io non mollo”
SAN FRATELLO (MESSINA) - L’ultimo raid dei maiali con le orecchie mozzate è avvenuto qualche giorno fa. «Ogni allevatore della zona fa un tipo di taglio diverso per riconoscere i propri animali, chissà chi mi sta mandando il messaggio», sussurra Magda mentre sistema la legna per il camino, accatastata davanti al rifugio. Fa un gran freddo quassù, a 1.279 metri, fra le montagne del parco dei Nebrodi, un’immensa distesa verde fra le province di Palermo e Messina che fa gola alla mafia. «Qualcuno vuole prendersi il rifugio, ci stanno provando in tutti i modi». Ora, questa giovane donna si guarda attorno. «La chiamano mafia dei pascoli», dice. 

I boss si danno un gran da fare per arraffare sempre più terreni e poi chiedere lauti contributi europei.
Magda Scalisi ha 36 anni, è arrivata a luglio qui, ed è già rimasta da sola a gestire il “Rifugio del Parco”. «I dipendenti se ne sono andati. Ma io continuo a lavorare, non ho paura».
Hanno provato in tutti i modi a cacciare Magda, che ha vinto un bando pubblico per gestire questa struttura con 21 camere e un ristorante, si trova a 13 chilometri da San Fratello, un piccolo centro affacciato sul panorama mozzafiato delle Isole Eolie. 
Una donna sola in una trincea difficile.
Non è nata fra queste montagne, fino a qualche mese fa viveva a Palermo, era assistente di un parlamentare regionale e lavorava nell’agenzia di viaggi di famiglia, adesso pensa al suo futuro quassù.
Anche se qualcuno vorrebbe pensare solo al passato. L’anno scorso, i boss dei pascoli hanno dato un segnale che più chiaro non poteva essere: in uno dei tornanti che entrano dentro al bosco, hanno scaraventato una gragnola di colpi contro l’auto blindata di Giuseppe Antoci, il presidente del Parco dei Nebrodi, che vuole cacciare i mafiosi da queste montagne.
«Un giorno, si sono anche presentati al rifugio», spiega Magda, adesso è attorniata dai suoi cani, si chiamano Everest, Yago, Lupin, Luna e D’Artagnan. «Quel giorno volevano la gestione dell’attività, in cambio offrivano una manciata di soldi. Hanno provato pure a imporre i fornitori, ma presto hanno capito che non avrebbero ottenuto alcun risultato». E sono passati alle maniere forti. Quattro cani uccisi, uno scomparso. Racconta ancora: «Qualcuno in paese mi ha fatto sapere che davano fastidio alle pecore. Non è vero, non davano fastidio a nessuno».
Negli ultimi mesi è stato uno stillicidio di minacce. «Polizia e carabinieri mi danno un grande sostegno», Magda lo ribadisce più volte. «E io sono decisa ad andare avanti, tutti giù in paese continuano a stupirsi. Sai perché?
Perché sono una donna». Uno dei primi giorni al rifugio, le hanno chiesto: «Lei è signora o signorina? Ho risposto senza esitazione: “Al mio paese mi chiamano dottoressa”. E hanno fatto una faccia strana. Qui, davanti a una donna, si pongono solo un problema: bisogna parlare con suo marito o con suo padre? Gli ho detto: “Per qualsiasi cosa parlate con me”». Ma qualcuno non ha ancora capito. E con fare spavaldo si è presentato al ristorante.
«Hanno riempito un tavolo da 16. E poi, alla fine del pranzo, mi hanno detto: siamo 8». Piccoli e grandi segnali. La sequenza è da paura.
Ma lei, la donna che ha deciso di lottare contro la mafia dei pascoli, continua a sorridere: «Non riusciranno a mandarmi via», ripete. Mentre i boss preparano altri affari sui terreni del parco.
Grazie all’aiuto dei soliti insospettabili professionisti, bravissimi a confezionare tutte le pratiche necessarie, adesso puntano al nuovo bando dei fondi europei.

La Repubblica, 14 dicembre 2017

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