giovedì 7 dicembre 2017

Il personaggio. La “gran signora” a capo dei boss

Maria Angela Madonia
ALESSANDRA ZINITI
Maria Angela Madonia figlia, sorella e moglie di padrini: nove anni in carcere, poi al timone temuta “ come un uomo”
Da una donna che brindava al suo matrimonio con il killer dagli occhi di ghiaccio nel carcere dell’Ucciardone mentre Giovanni Falcone saltava in aria a Capaci non ci si poteva aspettare altro. Figlia di boss, sorella di boss, moglie di boss, nove anni in carcere come un boss, tornata libera due anni e mezzo fa, il primo pensiero di Maria Angela Di Trapani non poteva che essere quello di tenere alto i due nomi di famiglia, Di Trapani e Madonia, e andarsi a riprendere le redini del mandamento di Resuttana.
Decisa e influente « come un uomo » , rispettata e temuta anche da chi, nei ranghi di Cosa nostra, mal sopportava il ruolo direttivo di una donna, la « gran signora » , come qualcuno la chiamava, è stata anche una capomafia innovativa, pronta a introdurre, tra mille mugugni, lo stipendio minimo per la sopravvivenza dei picciotti del clan: 500 euro cui aggiungere la percentuale relativa alle attività criminali svolte per la “ famiglia”. Una « primazia criminale», come la chiama il gip, quella di Maria Angela Di Trapani, che mirava a una riorganizzazione della catena di comando del mandamento di Resuttana, da sempre uno dei più potenti negli equilibri di Cosa nostra, regno prima dei Di Trapani, poi dei Madonia, infine dei Lo Piccolo.

Non ancora cinquantenne, un figlio misteriosamente concepito in provetta con il seme di suo marito detenuto all’ergastolo da prima del matrimonio avvenuto all’Ucciardone il 23 maggio del 1992, Maria Angela Di Trapani, tornata in libertà ad aprile del 2015 dopo avere scontato una condanna a nove anni per associazione mafiosa e una sfilza di altri reati, negli ultimi due anni avrebbe governato il suo mandamento dalla bella villa di contrada Cipollazzo a Cinisi, suo paese natale, dove le microspie e le telecamere dei carabinieri hanno subito immortalato la ripresa dei contatti ad altissimo livello con esponenti di Cosa nostra e di riunioni convocate per gestire gli affari del clan, a cominciare da quella più spinosa della reggenza. Affidata prima a Giovanni Niosi, nonostante la macchia del patteggiamento in un’aula di giustizia, dunque con la conseguente ammissione di colpevolezza, e poi azzerata dopo un mese all’evidenza degli scarsi risultati di gestione ottenuti. « La padrona di casa ha deciso di buttarlo a mare » , commentano esponenti del clan intercettati dagli inquirenti. Maria Angela ha imparato sin da piccola come si guida una cosca mafiosa. Il suo pedigree è di tutto rispetto: è figlia di Francesco Di Trapani, l’anziano reggente di Resuttana, e sorella di Nicolò, capo del gruppo di fuoco di viale Strasburgo. Nella stagione delle stragi, il suo matrimonio con Salvino Madonia, uno dei figli del vecchio boss Ciccio Madonia e killer di Libero Grassi, suggella l’alleanza tra due delle più potenti famiglie del mandamento che dopo gli arresti e le condanne all’ergastolo di tutti i vertici verrà affidato a quel Salvatore Lo Piccolo con il quale Maria Angela, prima di essere a sua volta arrestata, interloquisce in prima persona, portando ambasciate dentro e fuori il carcere, scambiando “ pizzini”, concordando gestione di appalti ed estorsioni.
Alla «padrona di casa» andavano tremila euro al mese, ma era lei a controllare lavori edili e racket del pizzo e ultimamente il monopolio dei videogiochi e delle scommesse sportive. Donna di mafia, ma soprattutto donna manager.

La Repubblica Palermo, 6 dic 2017

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