giovedì 7 dicembre 2017

BENI CONFISCATI SCELTE ERRATE

Umberto Santino
La chiusura delle sedi di Palermo, Napoli e Milano dell’Agenzia dei beni confiscati non è solo una decisione ingiustificata, dato che a Palermo e in Sicilia c’è il maggior numero di beni confiscati e Campania e Lombardia sono ai primi posti nell’elenco delle confische, ma è l’ulteriore dimostrazione che per i beni confiscati è mancata, e continua a mancare, una politica adeguata. Non per caso la competenza è del Ministero degli Interni e delle prefetture, come se si trattasse di un problema di ordine pubblico. Non ci vuol molto a capire che si tratta di qualcos’altro: l’espropriazione della ricchezza accumulata illegalmente non serve solo a impoverire i mafiosi ma soprattutto a fare dei beni sottratti alla mafia un patrimonio della comunità, una proprietà collettiva. E questo dovrebbe essere il terreno decisivo per costruire un’antimafia sociale, che parta dai bisogni, non predicata ma praticata. A Palermo l’assegnazione delle case confiscate ai senzatetto è stata proposta e ottenuta dal comitato di lotta per la casa, non dall’amministrazione pubblica, che ha cercato di ostacolarla, ed è stato uno dei pochi tentativi di coinvolgere strati popolari, in gran parte succubi della mafia.
L’amministrazione pubblica dovrebbe fare da locomotore invece va a rimorchio. E qualche volta fa fatica ad aprire gli occhi, come nel caso dell’ufficio per l’amministrazione giudiziaria dei beni confiscati del tribunale di Palermo, trasformato in un mercato per clienti affezionati da una signora intraprendente.
Si è detto che il nuovo codice antimafia, salutato come una grande novità perché ha scoperto che in Italia c’è la corruzione, avrebbe rafforzato l’Agenzia dei beni confiscati, non mi pare che si possa parlare di rafforzamento se si eliminano tre sedi, e si concentra tutto a Roma, con uno strapuntino a Reggio Calabria. Ci sono state proteste, sacrosante, ma per ribaltare una decisione del genere non bastano le proteste. Occorrerebbe qualcosa che somigli a una mobilitazione.
Ed è una mossa perdente giocare al ribasso, chiedendo che almeno si lasci un presidio. Non vedo cosa si debba presidiare. Mi pare la storiella del soldato a guardia del barile. Non importa se pieno o vuoto.

La Repubblica Palermo, 6 dic 2017

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