mercoledì 8 novembre 2017

Rizzotto, l’ex dc primo leghista a Sala d’Ercole: “Stop migranti”

SARA SCARAFIA
È STATO ALL’ARS PER L’MPA, TORNA CON SALVINI
La Lega di Matteo Salvini entra per la prima volta all’Assemblea regionale siciliana sulle gambe di Antonino, detto Tony, Rizzotto, 65 anni e diverse casacche politiche appese nell’armadio di casa: da quella della Dc a quella di Forza Italia, da quella autonomista del Movimento per l’autonomia, col quale venne eletto deputato regionale nel 2006, a quella di Alleanza nazionale. E poi ancora Pdl, movimento Noi Sud e di nuovo Mpa col quale nel 2012 tentò, fallendolo, il ritorno all’Ars. Il voto di domenica lo ha riportato a Palazzo d’Orleans, stavolta come primo e unico rappresentante di Noi con Salvini. «Mi sono avvicinato a Matteo — dice Rizzotto — perché lo vedo leader di un movimento in ascesa». Una passione, quella di Rizzotto per la Lega, sbocciata poco prima del voto: fino a settembre le cronache politiche lo davano indeciso, corteggiato pure dagli alfaniani di Ap che alla fine dall’Ars sono rimasti fuori.

«Con Salvini ritorno alle origini — dice — per lui la questione autonomista è importante come lo è per me». E il tema immigrazione che Salvini cavalca? «Io non sono razzista, ma siamo invasi dagli stranieri, siamo invasi da nordafricani delinquenti e la gente è stanca». La nuova casacca gli calza alla perfezione.
Ma chi è l’uomo di Matteo Salvini dentro il Parlamento siciliano? È un dirigente del Comune — l’ultimo incarico è alla Mobilità — entrato a Palazzo delle Aquile nel 1990 «con un concorso pubblico per funzionario». Prima, negli anni Ottanta, insegnava negli enti di formazione. Ma Rizzotto ama definirsi «un esperto di sanità ». Il motivo? Fino al 2006, quando eletto all’Ars venne giustappunto piazzato alla guida della commissione Sanità, è stato presidente dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi civili. A questo giro Rizzotto è stato eletto con 4.011 voti, più o meno gli stessi che non gli furono sufficienti cinque anni fa. «I miei elettori, i miei amici, mi seguono — dice — potrei andare ovunque e loro mi riconfermerebbero la fiducia ». Ma sono la metà delle oltre ottomila preferenze che nel 2006 lo portarono alla Regione come alfiere di Raffaele Lombardo, quando era dentro il remunerativo, almeno in termini di voti, «mondo delle invalidità». Nella sua lunga carriera politica — «ho cominciato negli anni Settanta con Mario Fasino presidente della Regione» — è stato coinvolto, assolto in primo e secondo grado, in un’inchiesta per voto di scambio insieme con un medico del Civico. È stato presidente dell’Istituto dei sordi, assessore alla Provincia (si dimise nel 2012 per candidarsi al Comune) e quasi sempre candidato ora con un partito ora con un altro.
Risposatosi a 57 anni, ha due figli di 7 e 3 anni. La moglie, Salvina Profita, balzò agli onori della cronaca nel 2012, quando venne nominata dall’allora governatore Raffaele Lombardo alla presidenza di Lavoro Sicilia proprio per sostituire Rizzotto, risultato incompatibile perché dirigente comunale.
Rizzotto si dice «euforico» per il ritorno all’Ars ma soprattutto per il suo ruolo di portabandiera di Salvini. Ma la sua elezione ha già scatenato reazioni negative al Nord, più esattamente quelle del leghista Gianni Fava, assessore all’Agricoltura alla Regione Lombardia, che ieri non ha usato mezzi termini: «Non c’era bisogno di Lega in Sicilia, lo dicono gli elettori. E se siamo pronti a smontare la nostra storia per avere Tony Rizzotto all’Ars, è un errore clamoroso», dice Fava che ha sfidato Salvini nella corsa alla segreteria. Rizzotto minimizza: «Mi sembra che il pensiero di Salvini sia tutt’altro, lo dimostra il fatto che ha tolto “Nord” dal nome del partito». Il neo-deputato regionale ha speso diecimila euro per la campagna elettorale: «Facsimile, manifesti e pubblicità sui bus turistici, ma niente feste e comizi. Solo passeggiate nei paesi. A Corleone però l’hotel nel quale andavo sempre è diventato un centro di accoglienza. Per strada ci sono più immigrati che siciliani». Parola di leghista del Sud.

La Repubblica Palermo, 8 novembre 2017

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