domenica 26 novembre 2017

Riina jr sorpreso a comprare droga per le strade di Padova

Giuseppe Salvatore Riina

PADOVA Succede tutto tra il settembre 2016 e il maggio 2017. Sono alcuni episodi immortalati da chi Giuseppe Salvatore Riina - “Salvuccio”, terzogenito e figlio prediletto di Totò, quello che fu il “capo dei capi” di Cosa Nostra -, lo teneva d’occhio giorno e notte. E sono bastati quei frame, inviati alla Dda di Venezia, in cui si vede il figlio del boss acquistare droga da alcuni spacciatori egirare per Padova di notte, per far sì che i magistrati dell’antimafia gli attaccassero di nuovo l’etichetta di persona “socialmente pericolosa”. Proprio quando la totale libertà sembrava ad un passo. Un vizio, quell’acquisto di droga, che se di per sé non configura un reato, si è rivelato l’innesco per far scattare la reazione dei pm della Dda, decisi nell’invocare un giro di vite al percorso di riabilitazione di Salvuccio, legato al rispetto delle regole decise anni prima: la firma in questura una volta alla settimana, il divieto di incontrare pregiudicati, l’obbligo di rimanere in casa dalle 22 alle 7. Un comportamento che nelle scorse settimane ha spinto i magistrati della Dda ad inviare una nota al tribunale di Sorveglianza di Padova in cui sottolineare l’attuale e continua pericolosità sociale di Salvuccio. Che ieri, nell’udienza di fronte al giudice della Sorveglianza di Padova, si è sentito invocare dal pm una restrizione alla libertà vigilata o la detenzione in una delle “case di lavoro” messe a disposizione dalla Stato (due a Modena, una a Vasto e una a Favignana) in cui imparare una professione...


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