domenica 19 novembre 2017

Per lui adesso una tomba senza nome nel cimitero di Provenzano e Rizzotto

Giovani in piazza Falcone e Borsellino a Corleone
Il funerale Sarà all’alba, forse già domani. Nel paese l’evento è già finito
ENRICO FIERRO inviato a Corleone (Pa)

La salma di Totò Riina arriverà, forse domani, all’alba. Il sole non si sarà ancora affacciato dalla Montagna Vecchia e “il corpo della mafia” verrà velocemente tumulato. Nessun corteo funebre. Nessuno, oltre ai familiari, a pregare per lui. È un peccatore che non si è mai pentito, dice la Chiesa. Che pensa ai morti e al dolore. Alle famiglie dei magistrati uccisi, alle loro lacrime e alla loro disperazione. Pensa a Pio La Torre e alle centinaia di uomini e donne massacrati solo perché facevano il loro dovere. Pensa alle migliaia di morti delle guerre di mafia scatenate da “’o zu Totò”. Pensa, la Chiesa, alle bugie, alle “tragedie ”, agli inganni. E pensa a Giuseppe Di Matteo, bambino di 12 anni appena, che fece una morte orribile. Rinchiuso in una tana per oltre 700 giorni fu fatto morire di paura e di fame. “Lo toccavo e le sue braccia sembravano di burro”, raccontò uno degli assassini. Giuseppe lo sciolsero nell’acido. No, nessun funerale religioso per il capo dei capi. Sulla sua tomba non ci sarà neppure il nome.
“Il corpo della mafia” ripose - rà insieme a quello di altri capi e boss, Michele Navarra, medico e primo capomafia di Corleone, e Binnu Provenzano. In altre tombe ci sono i resti di chi ha lottato ed è stato ucciso. Un nome per tutti, Placido Rizzotto, partigiano e sindacalista. “Funerali, non funerali, tutta ’sta camurria. Portatelo al camposanto e basta. Lasciateci in pace”, dice un signore nella piazza dedicata a Falcone e Borsellino. “La figlia di Riina scrive su Fb e qualcuno ha interpretato quella foto che invita minacciosamente al silenzio, come un segno di forza. No, è debolezza, di più, disperazione. I Riiina sanno che adesso è finita davvero”. Il quarantenne che ci fornisce questa analisi del potere mafioso, la sa lunga. “Ho letto, studiato atti, articoli e libri. Ma il mio nome no, accetti il mio contributo e basta così”. Corleone non aspetta il ritorno di Totò. C’è chi finge indifferenza e chi si è francamente rotto le scatole della rappresentazione che talk e tv stanno dando del paese. “Le solite interviste rubate per strada, con la valorizzazione di quelle più solidali con i Riina. Mancava solo la colonna sonora del Padrino e la sceneggiata era perfetta”. Cosimo è uno studente universitario attivo nei movimenti antimafia. “L’altra sera –dice –appena saputa la notizia ci siamo riuniti e abbiamo detto ‘noi giovani dobbiamo essere in piazza. Devono far parlare noi, il futuro di questa comunità’”. È andata solo in parte come i ragazzi desideravano. Ma a Corleone contano anche i piccoli gesti.
Ve ne raccontiamo uno. Strada stretta occupata da una ragazza con telefonino pronta a scattare. Sul marciapiede di fronte i suoi giovani amici in posa per la foto. Sono studenti americani venuti in Sicilia per capire la mafia che non vedevano l’ora di farsi immortalare sotto quel tripudio di bandiere rosse. Le macchine sono ferme e riprendono il cammino solo dopo che i ragazzi hanno finito. Bella esperienza quella di una trentina di ragazzi e ragazze della Syracuse University di Firenze. Hanno letto libri e rapporti sulla mafia. Sanno tutto. Li guida Natalia Piombino, che è tutto, insegnante, tutor, amica. Nel salone della Cgil, con le foto di Placido Rizzotto e i giornali dell’epoca che parlano del suo martirio, sono a fare domande a Dino Paternostro, leader del sindacato, e al giovane Cosimo. “Quanto è difficile a Corleone distinguere tra chi è colluso con la mafia e chi no”, chiede Brooke. Daniel: “La morte di Riina scatenerà un’altra guerra di mafia?”. Chris. “Si capirà subito chi sarà il successore di Riina?”. Emily: “Ci dite come la mafia incide sulla vita della gente?”. Giulia: “Quanto è importante in termini economici il traffico di droga per Cosa Nostra”. Dino risponde a tutte le domande. Poi i ragazzi partono, direzione Portella della Ginestra, al parco che ricorda la strage realizzato nel 1980 dallo scultore Ettore de Conciliis.
Il Fatto Quotidiano, 19 novembre 2017

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