martedì 21 novembre 2017

Cipriani ai familiari del Padrino: “Ora cambiate per i vostri figli”

SALVO PALAZZOLO
Una nuova sfida attende la società civile, la scuola, la chiesa Serve coinvolgere tutti, anche i congiunti dei mafiosi: non possono essere chiusi un ghetto 
«Abbiate il coraggio di salvare i vostri figli. Abbiate il coraggio di cambiare». Pippo Cipriani, ex sindaco Pd di Corleone, guarda al dopo Riina e rivolge un appello ai figli di mafia, tutti, nessuno escluso. «Bisogna aprire una fase nuova per Corleone – dice – e solo tutti insieme potremo costruire una comunità diversa».
Durante la sua sindacatura propose che venisse tolta la patria potestà ai capimafia. Una proposta che fece discutere. È ancora valida, in questo momento?
«La mia proposta era più complessa. Partivo dal presupposto che bisogna cercare di salvaguardare in tutti i modi i figli dei mafiosi. Ma non pensavo a un esproprio. Piuttosto a un intervento fiducioso delle istituzioni, per far conoscere ai ragazzi altre realtà».
Ora, si rivolge ai quei ragazzi diventati uomini e donne, che oggi sono anche genitori.
«Quante tragedie hanno vissuto, quanti lutti. Dico a loro: cosa volete lasciare ai vostri figli?».
Basterà per farsi ascoltare?
«Una sfida aspetta la società civile, la scuola, la Chiesa: bisogna coinvolgere i figli di mafia, che non possono essere certo rinchiusi in un ghetto. Piuttosto, bisogna ragionare sul percorso migliore per salvarli ».

Nei giorni della morte di Riina possiamo tranquillamente dire che l’antimafia giudiziaria ha vinto. Possiamo dire altrettanto per l’antimafia sociale?
«Credo che l’antimafia sociale e culturale non abbia ancora vinto la sua battaglia, nonostante l’impegno di tante realtà. È mancato un impegno complessivo per coinvolgere i figli di mafia».
Vede le risorse necessarie a Corleone per realizzare un grande percorso di rinascita?
«Vedo davvero tante forze in campo, fra la gente comune. È necessario però recuperare forza ed entusiasmo. Ad esempio, per coinvolgere nel percorso quei familiari di vittime di mafia che non hanno mai chiesto giustizia, magari sono andate anche via da Corleone. Quante vittime dimenticate, uccise dalla violenza del gruppo Liggio, Riina, Provenzano».
Faccia un nome per tutti.
«Quello del vice pretore onorario Ugo Triolo, che era il simbolo della giustizia a Corleone. Il prossimo 26 gennaio celebreremo il quarantesimo anniversario del delitto nell’ambito di una serie di iniziative organizzate dal Comune di Corleone e dalla prefettura di Palermo».
Nel novero delle vittime dimenticate, ci sono anche alcune vittime non proprio innocenti, erano uomini della fazione avversa a quella dei Liggio. Come rapportarsi a questi casi?
«I figli non possono pagare le colpe dei padri. Anche con questi figli è necessario intraprendere un percorso leale, per costruire una nuova Corleone».
Chi sono i soggetti del cambiamento in questo momento a Corleone?
«Innanzitutto, tante gente di buona volontà. Assieme all’associazione Libera, alla scuola, a un pezzo della Chiesa. Un percorso importante lo stanno facendo i commissari straordinari arrivati dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. Corleone sta vivendo un momento difficile, ma pieno di importanti novità».

La Repubblica Palermo, 21 novembre 2017

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