martedì 10 ottobre 2017

Sei domande su diritti e laicità per chi si candida alla Presidenza della Regione Sicilia

Con l’approssimarsi delle elezioni regionali del 5 novembre 2017, il Coordinamento Sicilia dell’UAAR (Circoli UAAR di Palermo, Catania e Ragusa) intende rendere un servizio a tutti i cittadini dell’Isola interessati alla Laicità delle Istituzioni e alla tutela dei diritti civili, interpellando i candidati alla Presidenza della Regione su alcune questioni rilevanti di competenza dell’Amministrazione che tra poche settimane, verosimilmente, sarà affidata ad uno di loro: finanziamento beni culturali; assistenza religiosa negli ospedali; interruzioni di gravidanza; atti di culto in enti istituzionali; pari opportunità; contrasto all’omo-transfobia e alle discriminazioni (testo completo delle domande qui e a seguire). Alle risposte pervenute all’indirizzo email sicilia@uaar.it sarà data la massima diffusione possibile al fine di rendere l’elettorato più consapevole delle posizioni in campo e il voto, dunque, più democratico.

Egregi Candidati alla Presidenza della Regione Sicilia, con l’approssimarsi delle elezioni regionali del 5 novembre 2017, il Coordinamento Sicilia dell’UAAR intende rendere un servizio a tutti i cittadini dell’Isola interessati alla Laicità delle Istituzioni e alla tutela dei diritti civili, interpellandola su alcune questioni rilevanti di competenza dell’Amministrazione che tra poche settimane potrebbe esserle affidata. Alla sua risposta sarà data la massima diffusione possibile al fine di rendere l’elettorato più consapevole delle posizioni in campo e il voto, dunque, più democratico.

1. Finanziamenti per beni culturali
Chiese e altri edifici ecclesiastici storici, ivi comprese le opere d’arte che vi sono custodite, rappresentano una fetta consistente del patrimonio culturale italiano. Non potrebbe essere diversamente, dato il ruolo dominante che la Chiesa cattolica ha avuto in passato, ed è certamente interesse di tutti che tali beni vengano preservati insieme a quelli non religiosi. Purtroppo però, spesso la pubblica amministrazione elargisce contributi anche per progetti religiosi che in realtà non riguardano la tutela del patrimonio storico e artistico ma esigenze esclusivamente di culto; ad esempio vengono destinati a chiese di nuova costruzione, oppure a iniziative come sagre parrocchiali e feste patronali. Significativa, da questo punto di vista, è l’inchiesta che il circolo Uaar di Palermo ha condotto sui fondi erogati in totale discrezionalità dal presidente dell’ARS.
Secondo lei sarebbe necessario rimodulare la distribuzione di queste risorse?
2. Assistenza religiosa negli ospedali
La regione Sicilia, come del resto anche tutte le altre, ha sottoscritto un protocollo d’intesa con la Conferenza Episcopale Siciliana per garantire la presenza di assistenti religiosi cattolici nelle strutture ospedaliere. È previsto un assistente religioso ogni 300 posti letto, retribuito secondo il contratto vigente per il settore sanità e con a disposizione una cappella. Teoricamente il servizio dovrebbe essere erogato nel rispetto della libertà di tutti, ma accade sovente che nei corridoi dei reparti vengano effettuate processioni e atti di culto.
Lei ritiene che in tali casi la libertà di culto di tutti i degenti sia effettivamente rispettata? Inoltre, cosa pensa della possibilità di istituire servizi di assistenza morale non confessionali? Ritiene che l’istituzione di una “Sala del silenzio” in ogni ospedale sia un’idea valida per venire incontro alle esigenze di chiunque professi un culto diverso dal cattolico, o nessun culto?
3. Interruzioni di gravidanza
Secondo gli ultimi dati disponibili il numero dei ginecologi obiettori di coscienza in Sicilia è tra i più alti d’Italia: l’87,6%, con punte che superano il 90%, il che rende problematico assicurare il servizio di interruzione volontaria di gravidanza. Inoltre diversi consultori sono stati chiusi per mancanza di personale, mentre in alcune aree della regione si registrano cifre elevatissime per quanto riguarda le madri minorenni.
Cosa pensa dell’idea del governatore del Lazio di istituire concorsi per il reclutamento di personale non obiettore? E dell’ipotesi di promuovere l’aborto farmacologico in luogo di quello chirurgico?
4. Atti di culto in enti istituzionali
Secondo il principio di laicità le istituzioni dovrebbero mantenere una posizione autonoma rispetto agli enti di culto, senza quindi favorire né discriminare alcuna religione. Tuttavia accade talvolta che gli impiegati della pubblica amministrazione vengano invitati, a volte per mezzo di locandine affisse negli uffici, altre volte tramite apposita circolare, a prendere parte a messe, precetti, benedizioni e quant’altro. Tutti atti che fanno riferimento alla sola religione cattolica. Spesso poi queste iniziative si svolgono in orario lavorativo, quindi le relative ore vengono retribuite come se fossero effettivamente lavorate.
Qual è la sua opinione su queste iniziative di alcuni dirigenti? Trova corretto impiegare denaro pubblico per retribuire impiegati quando non stanno svolgendo servizio?
5. Pari opportunità
Le cronache raccontano spesso di episodi di sfruttamento dei lavoratori, ma ancora di più raccontano lo sfruttamento delle lavoratrici; pensiamo alle donne, italiane e non, costrette a sottostare ai caporali per paghe da fame, comunque necessarie a sfamare i figli. Ma pensiamo anche anche a quelle donne che un lavoro non lo cercano nemmeno, prigioniere di una subcultura che vede il genere femminile come naturalmente destinato ai lavori domestici. Se a livello nazionale lavora solo una donna su due, in Sicilia lo fa poco più di una donna su quattro.
Pensa che la Regione possa o debba farsi carico del problema, mettendo in atto iniziative che tutelino il lavoro femminile con un occhio di riguardo specificamente per le lavoratrici madri o aspiranti tali?
6. Contrasto all’omo-transfobia e alle discriminazioni
Tempo fa una rivista americana pose la Sicilia in coda a una graduatoria di mete gay-friendly, come a dire che la nostra isola è una meta turistica ambita ma non per omosessuali. L’Italia a sua volta, secondo uno studio dell’UE, risulta essere una delle nazioni europee più omofobe. Mentre però a livello nazionale una proposta di legge per il contrasto all’omofobia e alla transfobia è bloccata in parlamento, la Sicilia ha emanato sullo stesso tema la L.R. 6/2015, che tra le altre cose aveva istituito il registro regionale delle unioni civili prima che il DDL Cirinnà venisse approvato.
Secondo lei la Regione Sicilia ha fatto tutto ciò che era in suo potere, o vi sono altre iniziative praticabili? Pensa che sia necessario partire dalle scuole per combattere efficacemente le discriminazioni sessuali e di genere?

In attesa di un suo cortese riscontro, porgiamo distinti saluti
-- 
Giorgio Maone
Coordinatore Sicilia

Nessun commento: