mercoledì 11 ottobre 2017

LEGGE ELETTORALE. LA FIDUCIA È UNO STRAPPO A SINISTRA, LA DESTRA GIOISCE

Emanuele Macaluso
EMANUELE MACALUSO 
Ieri non era difficile prevedere che il Governo avrebbe messo la fiducia sulla legge elettorale. Quella legge però non è proposta dal Governo, ma da alcuni parlamentari. Si tratta quindi di una forzatura politico-parlamentare che non credo abbia precedenti. Se non ricordo male, la legge truffa del 1953, che scatenò una dura opposizione del Pci e del Psi, fu presentata dal Governo De Gasperi, il quale in Senato mise la fiducia, ponendo fine all'ostruzionismo della sinistra. Nel Parlamento di oggi, però, non c'era ancora nessun ostruzionismo, dato che la discussione non era ancora iniziata. Ma c'è un risvolto politico che attiene alla condotta del segretario del Pd, sul quale vorrei spendere qualche parola. 


Sono trascorsi pochi giorni dalla riunione della direzione del Pd (che conta meno di zero), nella quale Renzi disse che chi era uscito dal Pd non era il suo avversario: un chiaro riferimento al gruppo di Bersani. Tutti i giornali parlarono di una svolta di Renzi. Ieri, ho commentato un'intervista di Orlando che proponeva modifiche alla legge elettorale, che tenevano conto anche delle obiezioni di Bersani e soci: non più avversari, dunque, ma possibilmente alleati nei collegi uninominali contro le destre unite. Renzi, negli stessi giorni, ha invece chiesto e ottenuto che il Governo ponesse la fiducia, sbarrando la strada ad ogni modifica e ribadendo così che i suoi primi avversari sono quelli che stanno, bene o male, alla sua sinistra, e non alla sua destra. Mi dispiace il cedimento politico di Paolo Gentiloni, anche perché il suo comportamento non mi pare compatibile con il ruolo di leader che tanti gli hanno giustamente riconosciuto. Gentiloni non ha capito che, con questa richiesta, Renzi lo avrebbe azzoppato come possibile alternativa alla sua leadership.

Renzi ha preteso e ottenuto che la legge prevedesse il nome del leader come collante di una coalizione per candidarsi anticipatamente a Presidente del Consiglio. E giustamente, Giorgio Napolitano ha sottolineato che si tratta di una violazione della Costituzione, la quale non prevede la elezione diretta del Premier o la sua anticipata designazione: una violazione della Costituzione inaugurata dal porcellum. Pisapia ha detto che la legge nel suo complesso, e la fiducia del Governo, rappresentano un grave strappo istituzionale. Ma sono anche uno strappo politico nei suoi confronti. Nei prossimi giorni vedremo quali saranno gli sviluppi. Continuo a pensare che in sofferenza è soprattutto la sinistra e il centrosinistra. La destra può solo gioire.


11 ottobre 2017

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