mercoledì 25 ottobre 2017

Dietro gli scavi la miniera del boss: intercettato il direttore del museo di Corleone

di SALVO PALAZZOLO
Il direttore del museo di Corleone che ha avviato un progetto archeologico in Congo intercettato dalla Finanza mentre parlava della gestione di un giacimento d’oro con un manager legato al capomafia di Gela Rinzivillo
Il professore Angelo Vintaloro, stimato archeologo, ha portato il museo civico di Corleone alla ribalta internazionale. Da anni, ormai, ha consolidato un rapporto di scambio culturale con il governo del Congo. «La Sicilia migliore — ribadisce in ogni sede — sta aiutando l’Africa a costruire un museo internazionale». Ma, adesso, un’intercettazione della Guardia di finanza racconta tutta un’altra storia. Dietro quella missione archeologica ci sarebbe un vorticoso giro di affari poco puliti. Una storia sorprendente. Gli investigatori del Gico di Roma stavano intercettando un imprenditore legato al boss di Gela Salvatore Rinzivillo, Michele Bellanova, si sono imbattuti nell’archeologo Vintaloro, che diceva: «Fino a dieci minuti fa mi sono sentito là con il Congo e tutto procede bene... l’interesse di tutti è fare soldi e prima possibile». E ancora: «Loro manco lo sanno che io sto facendo la carriera e abbiamo aperto la miniera». Era il luglio 2015, parlavano della gestione di una miniera d’oro. E il nome di Vintaloro è finito nel rapporto del Gico depositato in questi giorni dalla procura di Caltanissetta agli atti dell’inchiesta su Rinzivillo. Con una considerazione pesante da parte degli investigatori: dietro quella miniera ci sarebbero gli interessi del boss di Gela che si muoveva con grande disinvoltura a Roma.

Anche Vintaloro doveva avere avuto pesanti sospetti sul suo socio in affari, perché gli diceva: «Michele, io non è che so dove tu... non è che so dove tu prendi i soldi e manco te lo chiedo io. Mi mandate i soldi... ma non è che io...». I dubbi di Vintaloro aumentarono quando gli giunse un messaggio minaccioso, evidentemente i “soci” pretendevano di più dall’affare. E il professore diceva al suo referente: «Allora ascoltami, io non è che ho paura di lui perché gli spacco il culo io... questa è l’ultima telefonata che faccio per parlare di queste cose e se qua arriva un altro messaggio o un’altra storia del genere io non ti chiamo più e poi te la discuti tu con i congolesi». Quel giorno, il professore provò a fare la voce grossa con i suoi interlocutori: «Se arriva un’altra minaccia o un’altra cosa del genere non parlo più con nessuno, che sia chiara questa cosa».
Ma che storia è questa? Uno stimato archeologo che spende il nome del museo civico di Corleone per intrecciare rapporti culturali con il governo del Congo e finisce per gestire un giacimento d’oro con strani soci, evidentemente con il via libera delle autorità locali. Ieri, Repubblica ha cercato Vintaloro al museo, lui si difende al telefono: «In Congo ho solo interessi legati all’archeologia — spiega — Abbiamo aiutato a catalogare i reperti, li stiamo aiutando a creare un museo a Kinshasa, è stato già individuato il terreno. E stiamo anche lavorando a una mostra itinerante internazionale che passerà anche da Palermo». Ma poi ammette, a proposito delle miniere d’oro: «Negli anni scorsi ho fatto da intermediario per qualche amico d’infanzia, cosa di poca roba: 1.000, 3.000 euro. Ma non è stata comprata alcuna attrezzatura. Poi, non so se loro hanno continuato senza di me». E torna a difendersi: «Non ho velleità di fare l’imprenditore, sono solo un archeologo ». Ma chi sono questi amici d’infanzia? Il professore non risponde. Di certo, però, quando parlava con Bellanova diceva: «Ascolta, ti chiamavo nell’amicizia e per l’affetto che io ho in te».
L’inchiesta su Rinzivillo promette sviluppi. Dopo l’arresto del boss e della sua rete, le indagini della procura di Caltanissetta si concentrano adesso sugli affari del vulcanico padrino. Nei giorni scorsi, si è tenuto un vertice fra i magistrati che si occupano del caso (il procuratore aggiunto Lia Sava e i sostituti Elena Caruso e Luigi Leghissa) con gli investigatori del Gico di Roma e della squadra mobile di Caltanisetta che stanno ricostruendo la mappa delle complicità attorno a Rinzivillo, il boss che diceva: «Il mondo è così, corrotto è, corrotto morirà ».

La Repubblica Palermo, 25 ottobre 2017

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