domenica 17 settembre 2017

Palermo, quei messaggi ai boss in carcere. Il mistero degli striscioni di Borgo Vecchio

Tutto cio’ che accade a Palermo, richiama la mafia, e tutto cio’ che e’ mafia riceve un’attenzione talvolta spropositata. Siccome tutto questo ormai e’ un dato acquisito, va tenuto conto che possa essere utilizzato per realizzare strategie di comunicazione mirata. Quel che e’ accaduto qualche giorno fa – decine di striscioni che invocano l’amnistia per tutti e rassicurano i “ristretti” che non saranno dimenticati – altrove sarebbe passato inosservato, come una iniziativa di organizzazioni umanitarie, invece nel capoluogo siciliano si arricchiscono di significati e suscitano molte domande. Anzitutto sul luogo in cui la campagna per l’amnistia e’ stata intensa, Borgo Vecchio, che non gode di buona fama per la presenza di boss celebri, il tempo scelto per l’iniziativa (in carcere c’e’ un pezzo da novanta, tale Tantillo, che ha deciso di collaborare), all’indomani di due delitti di mafia, ed il mezzo (i manifesti, che precedono un corteo con fiaccolata, il 22 settembre).

Andando indietro nel tempo ricordiamo gli striscioni a favore di Matteo Messina Denaro, e la serie di provocazioni che hanno avuto come bersaglio Giovanni Falcone, il cui busto ospitato in una scuola e’ stato distrutto. Ebbene, il danneggiamento della scultura ha suscitato un’onda mediatica in Italia che ha messo in sordina le manifestazioni organizzate nel Paese per ricordare il 25esimo anniversario delle stragi di Falcone, Borsellino e agenti di scorta. L’episodio, che tanti giudicano una ragazzata di teppistelli, ha avuto un impatto piu’ forti delle manifestazioni, spettacoli, iniziative assunte dalla televisione italiana. Come’ possibile, ci si e’ chiesti, che nonostante l’audience straordinaria, ottenuta dalla TV pubblica, nei programmi dedicati alla vita dei due magistrati e degli agenti, il gesto dei teppistelli abbia innescato una sorte di flask back negativo? Non e’ vero che Palermo, la Sicilia, si sia redenta, e che la mafia e’ isolata, la societa’ civile si e’ svegliata, e la prepotenza, il crimine, non puo’ contare alla complicita’ culturale di massa, se la figura di Giovanni Falcone, martoriato dalla mafia, viene dileggiata e il magistrato uccciso ancora una volta in effige?
Ci sono segnali che sfuggono alla nostra comprensione ma che hanno rozzi registi? O i teppistelli che popolano le periferie di Palermo e ruotano attorno all’odiatissima scuola del quartiere, riescono a fare piu’ danno dei boss e piu’ audience degli esperti di comunicazione di massa? Abbiamo la percezione, netta, che la casualita’ non abbia spazio, ma questa percezione puo’ essere suscitata dal bisogno di dare all’episodio un movente alto e di sospettare, dunque, che i teppistelli, esecutori degli sfregi, ricevano ordini, suggerimenti, missioni da compiere.
Torniamo ai manifesti di Borgo Vecchio. L’attenzione e’ puntata sulla promessa – non vi dimentichiamo – che segue la richiesta di amnistia. I picciotti che sono “ristretti” devono sentire il calore delle “famiglie” , essere rassicurati, sapere di potere contare su chi sta fuori. Questa rassicurazione tiene “buoni” quanti scalpitano e chi non vede alternativa alla “collaborazione” per non morire in carcere. Certo, c’e’ anche l’affollamento delle carceri, che l’amnistia potrebbe risolvere, seppure attraverso una cura “sintomatica” temporanea. Ma i partiti e i movimenti, alla vigilia di una campagna elettorale, non vogliono sfidare l’opinione pubblica con un provvedimento impopolare. Non resta che agire in proprio, a Borgo Vecchio, per lanciare alcuni segnali, nella speranza che la politica raccolga l’appello ed i “ristretti” non si lascino andare al punto da mettersi al servizio degli “sbirri”.
SiciliaInformazioni, 16 sett 2017

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