lunedì 18 settembre 2017

Biennale di Venezia, esposti due quadri del pittore antimafia Gaetano Porcasi

Il boss mafioso Joseph Bonanno
Saranno esposte al padiglione Armenia (Palazzo Zenobbio) della 57^ Biennale di Venezia e si potranno visitare fino al 10 novembre le due opere del pittore siciliano Gaetano Porcasi. Il padiglione è stato curato dallo storico e critico dell’arte Giorgio Grasso, che ha voluto inserire le due opere all’interno della mostra “L’arte ai tempi della 57^ Biennale di Venezia”. Entrambi i quadri sono olio su tela. Nel primo (70 cm x 100 cm) è raffigurato il boss Joseph Bonanno, nel secondo gli splendidi limoni siciliani (130 cm x 70 cm). «Tutte le mie opere hanno sempre come inizio un racconto – ha dichiarato il pittore nato a Partinico – Le due opere sono la stessa medaglia ma con due facce diverse: la prima, la mafia italo-americana, un mafioso italo-americano di origine siciliana, mentre il secondo quadro rappresenta il paradiso siciliano con la sua natura, i suoi colori e la sua forza». Porcasi ha affermato che non dipinge i suoi quadri ma: «Scrivo con i pennelli e inondo le tele di colori e luce della mia Sicilia e non solo». L’artista usa la pittura come uno strumento a futura memoria per non dimenticare ricollegandosi a ciò che aveva dichiarato qualche decennio fa lo scrittore e saggista Leonardo Sciascia: «Il Nostro è un Paese senza memoria e verità».
«Per me è la prima volta che partecipo ad un evento così importante come la biennale di Venezia – ha concluso il pittore – come siciliano sono orgoglioso poter portare l’Impegno Civile in una manifestazione internazionale ed essere considerato fra gli artisti italiani più importanti».
Limoni siciliani
«Esporre due quadri dell’artista Gaetano Porcasi alla Biennale di Venezia è di fondamentale importanza – ha commentato il noto critico e storico dell’arte, Giorgio Gregorio Grasso – Lui è l’unico pittore in Italia che si occupa di impegno civile. Per il Grasso, attraverso l’arte si può sconfiggere la mentalità mafiosa che ancora persiste in Italia. La mafia secondo il critico d’arte non è solo criminalità, ma è anche mentalità, è qualcosa che è diffusa all’interno dell’anima e all’interno del modo di vivere degli italiani si può contrastare e debellare anche con l’arte e la cultura.«Questo è il grande compito degli artisti – ha concluso Grasso – Dobbiamo combattere la mafia nell’arte. Attraverso la bellezza si può sconfiggere la mentalità della mafia».


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