giovedì 28 settembre 2017

Approvato il codice antimafia: un risultato straordinario e concreto, che rafforza la lotta contro le mafie e la corruzione

IL COMUNICATO UFFICIALE di Acli, Arci, Avviso Pubblico, Centro studi Pio La Torre, Cgil, Cisl, Legambiente, Libera. Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie, Sos Impresa, Uil
L’approvazione della riforma del Codice antimafia costituisce un atto di responsabilità politica importante, un deciso passo migliorativo nell’azione di prevenzione e di contrasto alle mafie e alla corruzione. Fenomeni che minacciano da troppo tempo la nostra democrazia, la nostra sicurezza e che sottraggono ingenti risorse alla collettività, impedendo uno sviluppo economico e sociale, sano e diffuso, in tutto il nostro Paese. Siamo consapevoli che non è stato né semplice né facile giungere all’approvazione di questo provvedimento. La sua gestazione è durata quattro anni, un tempo nel quale diverse organizzazioni sindacali, dell’associazionismo e della cooperazione hanno dato vita alla campagna nazionale “Io riattivo il lavoro” per promuovere una legge di iniziativa popolare. Un tempo in cui si è registrato un contributo significativo della Commissione parlamentare antimafia e del Consiglio superiore della magistratura, in cui si sono moltiplicate le discussioni pubbliche, i dibattiti parlamentari e gli interventi sui giornali.

Non dimentichiamo le obiezioni e le osservazioni critiche, alcune fondate e legittime, altre legate a tecnicismi e opportunismi, che hanno accompagnato la discussione del provvedimento. Il testo che oggi è diventato legge rafforza alcuni strumenti già esistenti – come ad esempio l’Agenzia per i beni sequestrati e confiscati – ma, soprattutto, migliora la normativa riguardante l’aggressione ai patrimoni criminali e illegali, tenendo conto dell’esperienza applicativa e di alcune criticità che si sono manifestate recentemente sul versante della destinazione e gestione dei beni e delle aziende confiscate alle mafie.
L’espropriazione delle ricchezze alle organizzazioni criminali e ai corrotti, insieme alla loro restituzione alla collettività, costituiscono lo strumento più concreto per dimostrare che le mafie e la corruzione sono fenomeni che possono essere affrontati e debellati, che lo Stato è presente e autorevole, che si possono rigenerare e riconoscere i diritti fondamentali, a partire da quello del lavoro e della sicurezza, laddove per lungo tempo essi sono stati negati. Un ringraziamento particolare va a tutti i parlamentari che con impegno, competenza, passione e tenacia hanno presentato, discusso e, quando si è reso necessario, hanno anche difeso il provvedimento, sino a permetterne la sua odierna approvazione. Nel 25esimo anniversario delle stragi di Capaci e di via d’Amelio e nel 35esimo anniversario dell’approvazione della legge “Rognoni-La Torre” non poteva esserci modo migliore per onorare tutte le vittime innocenti delle mafie.
“L’approvazione del nuovo Codice antimafia è un risultato importante per la democrazia del nostro Paese”. Lo afferma il segretario generale della Cgil Susanna Camusso. “Un risultato – aggiunge il leader della Cgil – frutto di una discussione approfondita che parte da una legge di iniziativa popolare, ‘Io Riattivo il Lavoro’, promossa dalla Cgil attraverso il coinvolgimento di un vasto schieramento di associazioni e un costante e quotidiano lavoro di sensibilizzazione e di lotta alla criminalità organizzata”. “Un risultato importante – conclude Camusso – che, ci auguriamo, potrà agevolare il contrasto a  due fenomeni come quelli delle mafie e della corruzione che rappresentano un cappio al collo per la democrazia, lo sviluppo economico e la creazione di buona occupazione nel nostro Paese”.

Dice il senatore Giuseppe Lumia: «È fatta! Con l’approvazione definitiva del Codice antimafia si raggiunge un risultato straordinario. Che fatica! Una riforma radicale e vasta che per la prima volta interviene il “giorno prima”, mentre nella storia della legislazione antimafia si è arrivati sempre il “giorno dopo” gli assassinii e gli attentati. Così è avvenuto nel 1982 con il 416 bis e con l’aggressione ai patrimoni. In quell’anno il Parlamento varò il testo della legge sull’introduzione del reato di associazione mafiosa e sulla confisca dei beni, dopo le uccisioni di Pio La Torre e del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Lo stesso accadde nel 1992 quando all’indomani delle stragi di mafia furono adottati alcuni provvedimenti importanti, pensati da Giovanni Falcone, come la costituzione della Procura nazionale e delle Direzioni distrettuali antimafia e del carcere duro per i boss, il cosiddetto 41 bis. Oggi il Codice antimafia consente di aggredire i patrimoni in modo più veloce ed efficace. Si potenzia il processo di prevenzione patrimoniale e nello stesso tempo lo si rende più garantito alla luce dell’esperienza maturata in questi anni. Il Codice dispone misure per una gestione manageriale e trasparente dei beni confiscati, che potranno finalmente diventare una vera risorsa di legalità e sviluppo. L’Agenzia nazionale viene potenziata e modernizzata e si potranno utilizzare le migliori professionalità di cui si dispone per non far fallire più le aziende sottratte ai boss, come purtroppo troppo spesso avviene. Il Protocollo Antoci, maturato nell’esperienza del Parco dei Nebrodi, è diventato legge. Da adesso sono più aspre le pene e si aumentano i controlli, con lo strumento dell’interdittiva, contro quella “mafia dei terreni” che è diventata più ricca della stessa “mafia della droga”. Anche sulla lotta alla corruzione si è comunque fatto un passo in avanti. È stato, infatti, trovato un equilibrio che consente alle norme previste dalla riforma di rimanere nell’alveo costituzionale e allo stesso tempo di combattere in modo più stringente il fenomeno».

Nessun commento: