sabato 26 agosto 2017

Sicilia, la vendemmia “in nero”: più di 100 lavoratori irregolari fra cui due minorenni scoperti in meno di un mese

Più di cento lavoratori irregolari fra cui due minorenni scoperti in meno di un mese, un milione di euro di multe Giovani extracomunitari sfruttati, i carabinieri: “Casi in aumento”. I sindacati: “Metà dei braccianti fuori regola”
L’ultimo blitz dei carabinieri è scattato prima dell’alba, nelle campagne fra Monreale e Camporeale. L’ultima vendemmia in provincia di Palermo si colora di nero. Sono tanti i lavoratori irregolari scoperti durante i controlli in tre aziende. Ventuno sui 27 controllati. E due sono minorenni. Storie di ordinario sfruttamento. Dalle 4,30 del mattino all’ora di pranzo, sotto il sole cocente di agosto. Per 30 euro al giorno. Giovani ghanesi, gambiani, eritrei, ivoriani, tutti in fila verso i campi della vendemmia che poi daranno l’eccellenza del vino siciliano. I carabinieri del Nucleo Operativo del Gruppo tutela del lavoro hanno sorvolato in elicottero la provincia palermitana e nelle vigne hanno trovato anche diversi rumeni. I giovani con il volto cotto dal sole hanno tutti storie che si assomigliano.
E anzi quelli sorpresi nel Palermitamo sono i fortunati, perché hanno un regolare permesso di soggiorno. A differenza degli altri novanta lavoratori in nero individuati dagli investigatori dell’Arma nell’ultimo mese di verifiche, l’85 per cento dei controllati in tutta la Sicilia. Fa riflettere l’ammontare delle sanzioni elevate: un milione di euro. Solo 63 mila nel corso del blitz fra Monreale e Camporeale. E per uno degli imprenditori è scattata anche una denuncia per violazione delle norme in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.
I controlli proseguiranno, c’è un mondo sommerso ancora da individuare. C’è uno sfruttamento che è diventato normalità. Dalle vigne del Palermitano a quelle di Mazara, la stessa drammatica situazione i carabinieri guidati dal maggiore Pierluigi Buonomo hanno scoperto nei campi di Gibellina dove si coltivano i meloni, nelle serre del Ragusano piene di pomodorini, nei terreni dell’Agrigentino famosi per le pesche. E poi ancora il triangolo nero della provincia di Catania: Biancavilla, Paternò e Palagonia.
«Gli ultimi casi dimostrano come sia importante la legge sul caporalato per contrastare un fenomeno diffusissimo, ma va fatto ancora tanto: la stessa normativa prevede la creazione di una cabina di regia regionale che in Sicilia non è mai partita», ha denunciato di recente Alfio Mannino, della Flai Cgil. I numeri parlano chiaro: secondo i sindacati, su 120mila braccianti iscritti nell’elenco anagrafico in Sicilia, il 50 per cento lavora in nero o irregolarmente. Il 12 per cento dichiara di essere impiegato da 0 a 10 giorni l’anno. E i controlli dell’ispettorato del lavoro non bastano: 317 in un anno, in un tessuto di 35mila aziende. Davvero pochi. La drammaticità della situazione si manifesta in tutta la sua evidenza quando i numeri prendono vita con i drammatici racconti dei braccianti scoperti dalle forze dell’ordine. I lavoratori in nero vivono spesso in caseggiati di pochi metri, vicino all’azienda. Lo sfruttamento è organizzato.
Anche le storie di chi sfrutta si assomigliano. «Fanno tutti così», è la frase che ricorre più spesso nei verbali dell’ispettorato del lavoro. «Che male c’è». E poi giù con motivazioni che spaziano dalla «crisi del settore» a «c’è stato un equivoco, chiarirò tutto». Ma nei casi più gravi di caporalato è scattato anche l’arresto.
Ieri, i carabinieri hanno fatto controlli pure in tre aziende del Trapanese, fra Mazara del Vallo e Marsala. I carabinieri del nucleo Ispettorato del lavoro e gli ispettori dell’Inps hanno scoperto 13 operai in nero fra i 17 controllati, tutti immigrati impegnati nella vendemmia. Per un’azienda è scattata la sospensione, in totale sono state contestate sanzioni amministrative per 41 mila euro. «È la punta di un iceberg», insistono i sindacati. «Il fenomeno è destinato a crescere».
s.p.

La Repubblica Palermo, 26 agosto 2017

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