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venerdì 11 agosto 2017

Nasce al Montevergini lo sportello anti tratta per le donne nigeriane

Donne nigeriane
CLAUDIA BRUNETTO
Le ragazze vengono aiutate a dire no alla prostituzione fuggono dagli sfruttatori che le ricattano con riti vudù
Nike è arrivata a Lampedusa credendo che ci sarebbero stati i suoi zii ad accoglierla. Invece ancora minorenne è finita in una comunità prima che la sua “maman” la ritrovasse e la mettesse nel giro della tratta. Anche Ruth ha fatto la stessa fine. A diciassette anni è fuggita dalla comunità che la ospitava dopo il suo arrivo a Palermo ed è finita a Rimini nel business del sesso a pagamento. Sono tante le ragazze nigeriane, tantissime minorenni, che finiscono nel giro della tratta. Per loro è nato uno sportello di ascolto al teatro Montevergini, gestito da altre donne nigeriane che invece ce l’hanno fatta a uscire dal giro. Sono le dieci nigeriane dell’associazione “Donne di Benin City” che hanno deciso di mettersi in campo per cambiare le cose.

«Di noi si fidano – dicono le donne dell’associazione – riescono a raccontarci davvero il dramma che vivono perché veniamo dallo stesso mondo, dalla stessa cultura. Parliamo la stessa lingua. Se riuscissimo a lavorare anche noi nelle comunità che ospitano le ragazze nigeriane riusciremmo a salvarne tante».
Il giro è sempre lo stesso. Le ragazze vengono vendute alla maman, la loro sfruttatrice, ancora prima del loro arrivo in Sicilia. Sono vincolate a lei da un rito voodoo che non le permette di ribellarsi fino al pagamento di una certa cifra che rappresenta il riscatto per tornare libere. Lo sportello del teatro Montevergini è aperto il mercoledì mattina e sono già tante le ragazze che si sono rivolte all’associazione per chiedere aiuto.
«È un giro di affari enorme – dice Nino Rocca del comitato anti tratta – basta guardare i numeri degli arrivi delle ragazze. Dal 2013 a oggi si è moltiplicato. Allora arrivavano in 500 circa, nel 2016 in Sicilia sono approdate undicimila ragazze nigeriane. Bisogna interrompere questo giro, una strada è proprio quella di coinvolgere le donne ex vittime della tratta che conoscono bene questo dramma. Questa è certamente una carta vincente».
Un altro dato preoccupante è il numero della ragazze nigeriane che fuggono dalle comunità. Vengono raggiunte al telefono dalla maman che riesce a strappare loro un appuntamento e a mandare qualcuno a prenderle e, di fatto, rapirle. Così spariscono da un giorno all’altro dalle comunità.
Ecco perché si sta cercando di intensificare l’attività dello sportello anti tratta aprendo più volte alla settimana e cercando di far veicolare con ogni mezzo l’informazione il più possibile. «In questo ultimo periodo siamo riuscite a salvarne tante – dicono le donne dell’associazione – L’ultima aveva raggiunto Rimini per andare dalla maman e noi invece le abbiamo pagato il biglietto del pullman per tornare qui e denunciare tutto quello che stava accadendo. Ma ci vogliono valide alternative perché le ragazze si fidino. Prima di tutto un lavoro è una casa».

La Repubblica Palermo, 10 agosto 2017

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