sabato 19 agosto 2017

L'intervista a Letizia Battaglia: “Io, vecchia comunista ma in Sicilia si vince solo alleati col centro”

Letizia Battaglia
CONCETTO VECCHIO
La fotografa palermitana di fama mondiale: “I grillini sono incapaci e presuntuosi”
ROMA - Letizia Battaglia, dove si trova in vacanza?
«Non faccio ferie, sono a Palermo, preparo le prossime mostre, una ad Amsterdam e l’altra a Perugia, poi andrò in tour, come i Rolling Stones: a Rio de Janeiro e negli Stati Uniti, dove saranno allestite delle personali. Nel frattempo mi sono tinta di verde i capelli, sembro un quadro di Andy Warhol». A 82 anni la voce della grande fotografa siciliana risuona allegra e autoironica. Reduce dal successo della sua mostra al Maxxi di Roma è un fiume di progetti. «Ma lei mi chiama per parlare delle prossime elezioni siciliane, giusto?» Per chi voterà?
«Il rettore proposto dal sindaco Orlando, Fabrizio Micari, è una persona perbene: potrebbe essere un buon candidato. Serve un centrosinistra che apra al centro, quello buono. Da soli i piccoli partiti di sinistra non andranno da nessuna parte, temo. Nonostante tutte le contraddizioni non vedo alternative ».
Alfano fa parte di questo centro buono?

«Io non c’entro niente con quel mondo lì, sia chiaro, ma penso che con Alfano bisogna parlare».
La sinistra è allo sbando, non ha nemmeno un candidato. Che fare?
«Ma questa crisi non nasce da ora, è così da molti anni. Vede, io sono rimasta comunista, pur non avendo mai aderito al Pci: a volte ho nostalgia di quel mondo, di quell’organizzazione. Ricordo un giorno a piazza San Giovanni, c’era il comizio di Berlinguer, se chiudo gli occhi rivedo una distesa di persone che lo seguiva in silenzio».
Renzi sottovaluta il test Sicilia?
«Renzi poteva essere uno di sinistra, ma poi fa cose di destra. Il Ponte sullo Stretto è una bestemmia, costa miliardi e congiunge due terre fortemente sismiche».
Nel frattempo è tornato in auge Berlusconi.
«Non dimentichiamoci cos’è stato. La vergogna che abbiamo provato durante i suoi governi. Questo degrado è anche figlio della sua cultura. Una cultura di escort! Nel ‘92, dopo le stragi, sorse una grande mobilitazione popolare, ma poi la gente si consegnò mani e piedi a Berlusconi».
Come lo spiega?
«Il popolo non vuole avere troppi eroi, preferisce l’uomo che gli racconta le barzellette».
Grillo può vincere in Sicilia?
«No, se la sinistra ha l’umiltà di fare una coalizione. Grillo non mi piace per niente. I suoi sembrano bravi ragazzi, ma alla lunga si rivelano incapaci e presuntuosi».
Cosa pensa di Di Maio che, in certi casi, giustifica l’abusivismo?
«Una volta una mia conoscente mi disse: “Mi faccio la terrazza, tanto poi verrà la sanatoria”. Ho rotto l’amicizia. Gli abusivi sono una vergogna, non rispettano né il territorio, né gli altri».
Il sindaco di Licata è stato cacciato per il suo impegno contro gli abusivi.
«Ha la mia stima. Anni fa, al Raggio verde di Santoro, criticai gli scempi nella valle dei Templi: m’invitarono a non farmi più vedere da quelle parti. Ma la bellezza è bellezza se rispetta le regole».
Com’è cambiata la Sicilia?
«Ci sono persone straordinarie, figure di cristallina onestà, e poi guardi come i siciliani hanno lasciato le spiagge dopo i bivacchi di Ferragosto: invase dalla sporcizia, i rifiuti ovunque, le bottiglie scagliate in mare».
Lei ha fatto politica. Cosa ricorda?
«Ho fatto l’assessora alla Vivibilità urbana nella giunta Orlando, a Palermo, dall’86 al ‘91. Lo ricordo come il periodo più bello della mia vita».
Più della sua attività di fotografa?
«Sì, perché avevo la sensazione di poter cambiare le cose della mia città. Facevo le scenate per strade se la gente buttava la spazzatura, mi occupavo del verde pubblico: era bellissimo».
Cosa pensa del codice Minniti?
«È una questione complicata. Trovo terribile che le ong si siano ritirate, svolgevano un lavoro straordinario, ma dall’altro lato come si fanno i conti con simili migrazioni? Non ho la risposta. Quel ragazzotto della Lega, la fa facile. Come si chiama, mi aiuti...».
Salvini?
«Ecco, lui dice: “Aiutiamoli a casa loro!”. Come si fa?».
Si parla troppo poco di mafia?
«Non ne se parla quasi più, ma si capisce: non spara, quindi dà meno fastidio, ma la gente continua a pagare il pizzo».
La sua passione civile è rimasta intatta?
«Penso di sì. Sono felice perché a ottobre apriamo ai Cantieri culturali della Zisa un centro internazionale di fotografia: conterrà un archivio delle foto di Palermo, ma sarà anche un luogo dove fare teatro, musica. Vede, stiamo ancora aspettando la rivoluzione. E la rivoluzione si fa con la cultura».

La Repubblica, 19 agosto 2017

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