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mercoledì 2 agosto 2017

L'Internazionale diretta dallo straordinario maestro Arturo Toscanini


L'Internazionale socialista - Arturo Toscanini 
Il 25 Maggio 1944 Arturo Toscanini diresse un concerto di beneficenza per la Croce Rossa al Madison Square Garden di New York.
CARO Augias, il 25 maggio del 1944 — esattamente settantatré anni fa — Arturo Toscanini diresse un concerto di beneficenza per la Croce Rossa al Madison Square Garden di New York che aveva l'intento di celebrare la liberazione dell'Italia dal fascismo sanguinosamente in corso in quei mesi.
Gli Alleati arriveranno a Roma il 4 giugno, la liberazione del Paese si completerà il 25 aprile dell'anno successivo. In questo concerto il grande direttore inserì L'Internazionale, in un'esecuzione subito messa al bando dalla censura degli Stati Uniti, già avviati alla guerra fredda. Invito tutti ad andarlo ad ascoltare su Youtube, dove basta scrivere semplicemente "Toscanini l'Internazionale". Il breve filmato è, per me, commovente: non solo per il suo significato politico, ma anche — sotto il profilo dell'arte della direzione d'orchestra — per la straordinaria essenzialità del "gesto" di Toscanini, così lontana dai balletti ginnici cui si abbandoneranno poi molti direttori affetti da mania di protagonismo e di esibizionismo, non escluso — ahimè — lo stesso Leonard Bernstein, che subentrò al grande esule italiano nel cuore e nelle frequentazioni musicali degli americani.
Luigi Lunari — luigi.lunari@libero.it

SONO andato su Youtube come consigliato da Luigi Lunari e ho scoperto l'esecuzione strepitosa di uno degli inni musicalmente più felici mai composti. Dico dal punto di vista musicale prima che politico. Come la Marsigliese, l'Internazionale sa unire alla baldanza che qualunque inno deve avere, una struttura melodica ben congegnata e versetti che, nella versione italiana, suonano decorosi, cosa che negli inni raramente succede, a partire proprio dalla Marsigliese che in certi versetti pericolosamente barcolla. Si dirà che è colpa del momento e dello scopo per cui venne composta, cosa verissima, però ad ascoltarla oggi — se si prescinde dalla melodia — l'effetto può essere imbarazzante, per esempio quando viene eseguita in occasione di un incontro franco-tedesco. Fortuna vuole che le parole non si capiscano bene perché si parla di "feroci soldati" che vengono a stuprare donne e a uccidere bambini e si tratta proprio degli (allora) esecrati soldati d'oltre Reno. Belle invece, sempre nella versione italiana, le parole dell'Internazionale: «Compagni avanti, il gran Partito noi siamo dei lavoratori. /Rosso un fiore in petto c'è fiorito una fede ci è nata in cuor. / Noi non siamo più nell'officina, entro terra, dai campi, al mar / la plebe sempre all'opra china senza ideale in cui sperar. / Su, lottiamo! l'ideale nostro alfine sarà l'Internazionale futura umanità!». Toscanini — ormai alla vigilia degli 80 anni — esegue da par suo: gesto sobrio, secco, impositivo, ritmo gagliardo. Ci ho anche visto un di più d'energia per esempio quando dà l'attacco alle percussioni, ma forse il mio è un pregiudizio sapendo quanto il vecchio maestro detestasse il fascismo dopo l'aggressione subita (Bologna, maggio 1931). Il concerto era in onore del compositore Giuseppe Martucci, il regime gli chiese d'aprirlo con Marcia reale e Giovinezza, lui rifiutò, venne malmenato da una squadraccia. Lasciò l'Italia e non vi rimise più piede fino a quando la guerra non fu terminata.
Lettere:
Via Cristoforo Colombo, 90 00147 Roma
Fax: 06/49822923
Internet:
rubrica.lettere @repubblica.it
c.augias@repubblica.it

IL TESTO DELL'INTERNAZIONALE

Compagni, avanti! Il gran Partito
noi siamo dei lavorator.
Rosso un fiore in noi è fiorito
e una fede ci è nata in cuor.
Noi non siamo più nell'officina,
entro terra, nei campi, al mar,
la plebe sempre all'opra china
senza ideale in cui sperar.

Su lottiam!
L'Ideale nostro alfine sarà,
l'Internazionale, futura umanità!
Su lottiam!
L'Ideale nostro alfine sarà,
l'Internazionale, futura umanità


Un gran stendardo al sol fiammante
innanzi a noi glorioso va,
noi vogliamo per esso giù infrante
le catene alla libertà!
Che giustizia venga, noi vogliamo
non più servi, non più signor!
Fratelli tutti esser vogliamo
nella famiglia del lavor.

Su lottiam...

Lottiam, lottiam, la terra sia
di tutti eguale proprietà,
più nessuno nei campi dia
l'opra ad altri che in ozio sta.
E la macchina sia alleata
non nemica ai lavorator;
così la vita rinnovata
all'uom darà pace ed amor! 

Su lottiam...

Avanti, avanti, la vittoria
è nostra e nostro è l'avvenir;
più civile e giusta, la storia
un'altra era sta per aprir.

Largo a noi, all'alta battaglia
noi corriamo per l'Ideal:
via, largo, noi siam la canaglia
che lotta pel suo Germinal! 

Arturo Toscanini
Arturo Toscanini era nato a Parma il 25 Marzo 1867 ed è morto a New York il 16 Gennaio 1957. In questi giorni, dunque, se n’è ricordato tanto il centocinquantenario della nascita quanto il sessantenario della morte. Toscanini è stato uno dei più grandi ed acclamati direttori d’orchestra a cavallo tra il XIX ed il XX secolo.
Formatosi al conservatorio di Parma, sua città natale, studiò fin da ragazzino violoncello e composizione, diplomandosi nel 1885 con lode. È noto che a soli 19 anni, diresse la prima dell’Aida al Teatro di Rio de Janeiro interamente a memoria. Da questo episodio iniziò la sua fama mondiale.
Sulla sua carriera di musicista è già stato scritto tanto. Noi vorremmo ricordarlo per la dimostrazione di coraggio che dette nel periodo fascista. Quasi nessun intellettuale italiano, tra quelli rimasti in patria, resistette alla pressione del regime. Volenti o nolenti, quasi tutti accettarono di lustrare le scarpe a Mussolini, cercando sotto le ali del regime fascista un comodo rifugio. Basti ricordare, in campo musicale, Pietro Mascagni, che aderì al partito fascista nel 1932 o, nel campo della letteratura e della poesia, non solo i casi più noti di Marinetti e D’Annunzio, ma anche quelli di Ungaretti e Pirandello, che si iscrisse al partito all’indomani dell’assassinio di Matteotti.
Toscanini, si sottrasse al tentativo di chi voleva farne una “gloria” dell’Italia fascista. Direttore della Scala di Milano, si rifiutò di dirigere la prima di Turandot se in sala ci fosse stato Mussolini.
Inevitabilmente, la sua fermezza lo portò allo scontro più diretto con i fascisti. Il 14 maggio 1931, al Teatro Comunale di Bologna si doveva tenere un concerto diretto da Toscanini. Essendo presenti il ministro Costanzo Ciano e il gerarca locale Leandro Arpinati, fu chiesto al Maestro di far eseguire dall’orchestra la Marcia reale e “Giovinezza” prima di iniziare il concerto. Toscanini si rifiutò e fece per lasciare il teatro. Ad attenderlo fuori c’era un gruppo di fascisti che lo insultò e lo aggredì fisicamente. Uno di loro lo schiaffeggiò. È da sottolineare che, secondo Indro Montanelli, lo “schiaffeggiatore” era Leo Longanesi, al quale si continua ancora oggi ad attribuire la qualifica di “intellettuale ribelle”. Quando il Maestro fuggì verso il proprio albergo, fu seguito da una squadraccia capitanata dal “federale” Mario Ghinelli che gli intimò di lasciare la città se voleva rimanere incolume. E Toscanini lasciò non solo la città, ma l’Italia, decidendo di non dirigere nessuna orchestra nel proprio paese finché al potere ci fossero stati il fascismo e la monarchia. Il 19 maggio, l’Assemblea regionale dei professionisti e artisti dell’Emilia Romagna diffuse un comunicato nel quale si deplorava “il contegnoassurdo e antipatriottico” di Toscanini.
Nel 1933 rifiutò seccamente la direzione del prestigioso festival Wagneriano di Bayreuthche gli era stata offerta con una lettera personale da Hitler. Nel dicembre 1936, con un gesto di grande importanza simbolica, senza alcun compenso e pagandosi il viaggio a proprie spese, andò a dirigere a Tel Aviv il concerto inaugurale di un’orchestra interamente ebraica. Nel 1938, con l’Austria divenuta ormai una provincia del Reich hitleriano, abbandonò anche il festival di Salisburgo. Nel 1939 lasciò l’Europa e si rifugiò negli Stati Uniti.
Per apprezzare meglio la tempra dell’uomo, bisogna ricordare che in quegli anni nessuno dava per scontato che i regimi fascisti sarebbero crollati. Sembrava, anzi, specie dopo la sanguinosa vittoria di Francisco Franco contro la classe operaia rivoluzionaria spagnola, che l’Europa fosse destinata a subire per decenni il tallone di ferro delle dittature naziste, fasciste o nazionaliste. Segnalarsi per un atteggiamento risolutamente antifascista e schierarsi a fianco degli ebrei contro i loro persecutori e aguzzini poteva avere, secondo l’esito delle vicende storiche, una conseguenza tragica per chi lo faceva.
Arturo Toscanini, al contrario della maggioranza degli intellettuali italiani, lo fece. Einstein gli scrisse in una lettera: “Il fatto che esista un simile uomo nel mio tempo, compensa molte delle delusioni che si è continuamente costretti a subire”.
Oggi lo ricordiamo non solo per il grande direttore d’orchestra che fu, ma anche per l’esempio di coerenza e di coraggio che seppe dare e per il disprezzo nei confronti del servilismo di fronte ai potenti.
R.C.


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