mercoledì 30 agosto 2017

Il Capo dice no alla paura. “Clima teso, ma reagiamo”

SALVO PALAZZOLO
Orlando nel mercato dove sabato è stato ucciso un fruttivendolo Un commerciante rompe il silenzio: “Tutto nato da una rissa al pub”
VIAGGIO NEL MERCATO DOPO L’OMICIDIO. IERI LA VISITA DEL SINDACO
Uno degli zii di Andrea Cusimano, il fruttivendolo ucciso sabato, continua a girare nervoso attorno alla bancarella chiusa per lutto. C’è uno strano silenzio al Capo. Nessuno abbannia la propria mercanzia, un macellaio risponde in maniera sbrigativa a una turista che chiede di sapere la ricetta delle stigghiole, un pescivendolo si guarda attorno. Alle otto del mattino, le bancarelle sono piene di roba, ma i clienti sono pochi.
«Adesso, abbiamo paura – sussurra un commerciante – paura per la presenza di certi personaggi che continuano a vedersi in giro». «Abbiamo anche un’altra paura – prosegue il commerciante del Capo, che chiede di restare anonimo – paura che i palermitani non vengano più a fare la spesa da noi, perché hanno paura pure loro dopo quello che è successo sabato».
All’ingresso del mercato, si ferma un corteo di auto blindate e dei carabinieri, sguardi veloci corrono fra le bancarelle. « Chi succiriu? ». Silenzio.
«Viva il Capo, il Capo è bellissimo. Palermo è il Capo, il Capo è Palermo».
«È u sinnaco Ollando, chi fu? ». Il sorriso del primo cittadino è travolgente, liberatorio. Accanto a lui, c’è il colonnello Antonio Di Stasio, il comandante provinciale dei carabinieri. «Sono orgoglioso di questo mercato – esulta il primo cittadino – Sono venuto per esprimere apprezzamento e incoraggiamento ai commercianti, che ogni giorno animano un patrimonio straordinario, voglio farvi sentire la vicinanza delle istituzioni. Io mi sento a casa qui». E inizia a passeggiare fra le bancarelle. Con annessi selfie e applausi. Una passeggiata per ribadire che l’omicidio di sabato «è un’offesa gravissima alla maggioranza di chi vive al Capo », dice Orlando. Il sindaco va dritto al cuore del problema. L’omertà di alcuni commercianti, che hanno voluto dire ben poco ai carabinieri dopo il delitto, sul movente della lite prima degli spari. «Ci sono palermitani che devono ancora liberarsi da un residuo di cultura mafiosa», è il messaggio che Orlando vuole lanciare. Uno dei pescivendoli storici del Capo, Mimmo Isgrò, tiene a precisare, a favore di telecamere: «Ditelo che i commercianti del Capo non sono omertosi. Io ero in vacanza, qui hanno visto le stesse cose che hanno osservato i carabinieri, che poi hanno arrestato l’assassino. Che cosa avrebbero potuto dire in più i commercianti? Le generalizzazioni non aiutano ». Resta il giallo. Perché il rampollo di una famiglia di mafia ha ucciso un fruttivendolo? Le indagini proseguono frenetiche, i militari del nucleo Investigativo hanno trovato in un magazzino l’auto dell’assassino, una Smart, il cerchio si stringe attorno al complice.
La passeggiata di Orlando è finita, fra altri applausi e altri selfie. «È stata una visita importante – dice Ottavio Zacco, ex vice presidente della prima circoscrizione e neo consigliere comunale – In questi ultimi anni abbiamo lavorato molto insieme ai commercianti per rilanciare il mercato, non possiamo perdere tutto questo. Quanto è accaduto sabato è un fatto isolato ».
Fra le bancarelle, arriva la signora Aurora. Ha un passo più veloce, e meno sorrisi. Aurora Amodio è da vent’anni al Capo la volontaria che anima un grande progetto di accoglienza e doposcuola per i bambini. «Sono preoccupata – dice – questa parte di città è una polveriera, i nostri ragazzi rischiano di finire nelle fila della criminalità. Aveva appena 23 anni l’assassino di Andrea Cusimano, non possiamo dimenticarlo». Le parole di Aurora, animatrice dell’associazione Madre Serafina Feroldi, sono un appello accorato. «Alle istituzioni, perché ci sostengano nel difficile lavoro che facciamo con più di 100 bambini. È fondamentale il lavoro con i più piccoli, prima che sia troppo tardi. E invece ci siamo ridotti senza fondi; quest’anno, a giugno, non avremmo potuto continuare le attività senza l’aiuto importante di Maria Falcone». Ma i bambini del Capo hanno dovuto comunque rinunciare alla colonia estiva, perché non c’erano volontari. «Siamo arrivati al punto che i volontari hanno paura di venire al Capo», dice sconfortata Aurora. Due anni fa, la sede dell’associazione ha subito un pesante furto. «Avrò dato fastidio a qualcuno – dice la volontaria – ma io vado avanti, ho il sostegno di tante mamme». Fa una pausa, Aurora, mentre guarda il suo mercato, ormai la sua casa. «Mi sento sola – ripete – ma io non ho paura». Tanta gente del mercato non ha paura. «Ma non chiedeteci di fare gli eroi – bisbiglia un commerciante, anche lui pretende l’anonimato – i Lo Presti, i parenti di quel pazzo assassino, contano ancora. Io non sono omertoso – dice – vuole che glielo dimostri? La notte del delitto c’è stata una lite in un pub della Vucciria, fra gli esponenti delle due famiglie. E la mattina, il padre di Lo Presti è venuto a chiedere conto. Sono volate parole grosse, e poi quella reazione assurda». L’uomo che parla saluta gentile. Dice: «Non sarà facile vincere la paura finché certa gente è ancora in libertà».

La Repubblica Palermo, 30 agosto 2017

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