sabato 26 agosto 2017

I terreni di Tagliavia della Curia in mano ai Riina. Il tribunale licenzia in tronco il nipote del boss

Il  Santuario di Tagliavia
SALVO PALAZZOLO
L’azienda della Chiesa di Monreale commissariata
Per trent’anni, i terreni della Curia di Monreale attorno al Santuario della Madonna di Tagliavia sono stati feudo personale di Totò Riina, il capo di Cosa nostra: 155 ettari di potere e di rispetto, tra la Ficuzza e Corleone, annaffiati con cospicui fondi europei. Anche di recente. Ora, arriva la svolta, grazie al commissariamento per sei mesi dell’azienda agricola “Santuario Maria santissima del Rosario di Tagliavia”. L’amministratore giudiziario nominato dal tribunale Misure di prevenzione di Palermo, l’avvocato Giuseppe Li Greci, ha impiegato poche ore per inquadrare la situazione dell’azienda. E ha subito chiesto il licenziamento dell’unico dipendente (dal 2001 i suoi contratti erano stati sempre prorogati). Un dipendente molto particolare, Francesco Di Marco è il figlio di Vincenzo, giardiniere e autista della famiglia Riina, nonché nipotedi Antonino, l’ultimo reggente del mandamento. Licenziamento in tronco, firmato dal nuovo presidente delle Misure di prevenzione, Raffaele Malizia.
E non finisce qui: l’amministratore giudiziario ha scoperto che l’azienda agricola della Curia di Monreale aveva concesso il diritto di pascolo sulle proprie terre a due pastori anche loro particolari. Due pregiudicati. Uno è il nipote della moglie di Giovanni Grizzaffi, il nipote di Riina scarcerato all’inizio di luglio dopo trent’anni di carcere, il “messia” come lo chiamano nelle intercettazioni, l’uomo che dovrebbe risollevare le sorti del clan di Corleone.
Anche i due pastori sono stati allontanati dal tribunale. E a tempo record, ancora prima dei sei mesi prefissati; l’obiettivo di ripulire l’azienda della Curia di Monreale dalle infiltrazioni mafiose sembra raggiunto. A breve, tutti i terreni saranno affidati alla missione Speranza e Carità di Biagio Conte, che già ne gestisce una parte. Basterà per tenere lontani i boss di Corleone, sempre alla ricerca di rivalsa? Intanto, un pezzo di provincia palermitana è stato liberato. Anche se il 17 agosto un incendio ha divorato quattro ettari di macchia. Un incendio doloso, un altro giallo. Adesso, è fondamentale andare a fondo ai misteri di Tagliavia.
A questo si stanno dedicando i carabinieri del Ros e della Compagnia di Corleone. Negli ultimi anni, l’azienda ha incassato dall’Agea (l’agenzia per le erogazioni in agricoltura) più di un milione di euro di soldi europei, fondi per il rimboschimento (l’anno scorso, ne sono arrivati 14 mila). Dove sono finiti i finanziamenti? Gli investigatori dell’Arma e l’amministratore giudiziario hanno verificato che i contributi non sono stati mai contabilizzati. Ovvero, non risultano da nessuna parte. Chi ha incassato i soldi? E la Curia di Monreale, ha vigilato sulla gestione di questo tesoretto? L’arcivescovo Michele Pennisi ha assicurato «massima collaborazione per fare chiarezza su quanto è accaduto». Ma una cosa è certa: il caso Tagliavia era scoppiato già nel 2014, le intercettazioni disposte dalla procura avevano fatto emergere una lite per la gestione dei terreni, fra le due anime del clan di Corleone. Da una parte i Di Marco, dall’altro i Lo Bue. Della questione sarebbero stati informati “Salvuccio”, ovvero Salvo Riina, il figlio del capo dei capi detenuto al 41 bis, e la “signora”, la moglie del padrino. Il verdetto era stato chiaro, ribadito da Antonino Di Marco, insospettabile dipendente del Comune di Corleone e capomafia. «I terreni restano ai Di Marco». Dunque, già tre anni fa, la Curia di Monreale avrebbe potuto allontanare il dipendente scomodo. «Ma è incensurato», venne spiegato. Troppa prudenza. A fine luglio, il caso è stato risolto dalla procura di Francesco Lo Voi, che ha ottenuto il commissariamento dell’azienda della Curia.

La Repubblica Palermo, 26 agosto 2017

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