domenica 6 agosto 2017

Corleone. Bernarda Di Miceli: “Io, assunta a 69 anni: adesso i miei scolari mi chiameranno nonna”

SALVO INTRAVAIA
La maestra di ruolo a pochi mesi dalla pensione dopo quarant’anni di precariato
PALERMO - Quarant’anni di precariato erano già un bel record. Ma a Bernarda Di Miceli, la maestra palermitana che compirà settant’anni l’anno prossimo nel giorno di San Valentino, evidentemente non bastava. E non certo perché ambiva a entrare nel libro del Guinness. No, lei di quella nuova cattedra a un’età ampiamente pensionabile aveva bisogno. In tutto questo tempo, infatti, non è ancora riuscita a mettere insieme i vent’anni di contributi minimi per garantirsi, appunto, una pensione. E così mercoledì prossimo si presenterà all’istituto Pio La Torre di Palermo per firmare il suo contratto a tempo indeterminato di docente di scuola primaria: «Nella mia carriera ho avuto mille o duemila studenti, alcuni mi chiamavano mamma. Vorrà dire che adesso mi chiameranno nonna…».
Maestra Di Miceli, è passato tanto tempo, ma se lo ricorda il suo primo giorno di scuola da insegnante?
«E come potrei dimenticarlo? Erano i primi anni Settanta, mia madre mi comunicò che mi avevano assegnato una supplenza: non avevamo nemmeno il telefono, era venuto direttamente il bidello a casa nostra, a Campofiorito, per consegnarmi la lettera d’incarico. Quel giorno ero felicissima, mi sembrò una conquista. Certo, non avrei mai immaginato che 40 anni dopo sarei stata ancora qui a lottare per una cattedra. Sarò probabilmente la docente più anziana mai assunta. Le dirò, probabilmente mi emozionerò ancora una volta quando conoscerò i miei nuovi alunni. Mi capita sempre».
Come era iniziata la sua carriera scolastica?
«Mi sono diplomata nel lontano 1969-‘70 e, dopo quella supplenza ho continuato ancora per qualche anno. Poi, nel 1975, mi sono sposata e sono arrivati i primi figli. Dieci anni dopo, nel 1985, ho vinto il concorso a cattedre alla scuola elementare e non essendo rientrata nei posti ho fatto l’inserimento in graduatoria, che allora si chiamava “del doppio canale”. Così è cominciata la mia lunghissima vita da precaria della scuola».
Da una cattedra all’altra, sempre in giro per la provincia ma mai il tanto sospirato posto fisso…
«Proprio così. Sono passata da tantissime scuole. Mi alzavo all’alba, preparavo la colazione per la mia famiglia, mettevo un po’ di ordine e poi correvo verso il bus o il treno. Ho anche fatto l’insegnante di sostegno: un’altra esperienza eccezionale».
Come sono cambiati i bambini negli ultimi 40 anni?
«Sono più diretti, spigliati e hanno un rapporto diverso con le maestre. Qualche tempo fa, un mio ex alunno ormai grande mi ha chiamata e mi ha chiesto di potermi vedere. Ancora, solo al pensiero mi commuovo”.
Come mai non è stata assunta prima?
«Sono stata in graduatoria dal 1985 al 2013. Ma gli impegni familiari — ho sei splendidi figli — non mi hanno consentito di accettare tutte le supplenze. Poi, in occasione dell’aggiornamento 2014-2017 il provveditorato agli studi di Palermo mi ha esclusa per raggiunti limiti di età. È stato merito di mia figlia avvocata, Simona Santacolomba, se oggi sto per firmare un contratto per il ruolo. Io non avevo ancora compiuto 66 anni e tre mesi per appena 4 giorni e non potevo essere depennata dalla graduatoria. Così mia figlia ha insistito perché presentassi lo stesso la domanda di inserimento e facessi il ricorso al giudice del lavoro. Nel 2017 è arrivata la sentenza: ho il diritto di restare in graduatoria e per questo mi spetta l’assunzione».
Cosa ha provato quando le è arrivata la convocazione?
«Mi sono emozionata. Tornare a lavorare con i bambini mi fa sempre questo effetto. Resterò poco, probabilmente un anno ma ho diritto a completare la contribuzione minima per la pensione: 20 anni».
Cosa si sente di dire a chi inizia questo percorso oggi?
«Che questo è un lavoro che va fatto con amore. Nient’altro. È l’unica cosa che conta».

La Repubblica, 6 agosto 2017

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