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venerdì 28 luglio 2017

Palermo, Brancaccio saluta con i botti il ritorno a casa del boss del pizzo

SALVO PALAZZOLO
Fuochi d’artificio in onore di De Santis che va ai domiciliari: il video su Fb
Fuochi d’artificio in strada per salutare il ritorno a casa (agli arresti domiciliari) di un esattore del pizzo molto particolare, Maurizio De Santis, il titolare del ristorante “Il Bucatino”. Fuochi d’artificio che qualche giorno fa hanno bloccato un incrocio parecchio trafficato della grande periferia orientale di Palermo, fra Settecannoli e Brancaccio, dove il 19 luglio è scattato l’ultimo blitz antimafia. Ora, i fuochi d’artificio per l’insospettabile esattore del pizzo, vicino al clan di Porta Nuova, sono finiti su Facebook. Amara beffa, perché i mortaretti sono stati piazzati in una strada, la via Bazzano, quasi all’incrocio con via padre Giuseppe Puglisi, il parroco ucciso dalla mafia nel 1993, la casa del sacerdote che la chiesa ha fatto beato è a poca distanza, meta di pellegrini che arrivano da tutte le parti d’Italia. De Santis abita di fronte all’incrocio, nel suo appartamento sconterà altri tre anni ai domiciliari, e quell’incrocio doveva essere il teatro della sua festa.



Ma la festa è andata anche oltre. Il video dei fuochi d’artificio è stato postato su Facebook da un familiare, l’11 luglio alle 21,24, ed è già diventato virale in Rete, 1.500 visualizzazioni e duecento like nel giro di poco tempo. È sera, alcune auto si fermano, una si avventura fra i mortaretti, intanto a poca distanza passa il tram. La strada diventa proprietà privata, mentre qualcuno esulta dal balcone. Nella grande periferia oltre il fiume Oreto, il ritorno a casa di Maurizio De Santis non è passato davvero inosservato. Quei fuochi d’artificio a sorpresa non erano per una processione o una festa di quartiere, ma per un altro santo. E non bastava una bella festa in famiglia, no. Bisognava far conoscere a tutti il lieto evento degli arresti domiciliari. A Palermo sta diventando una tradizione quella dei fuochi d’artificio per festeggiare i domiciliari o i «fine pena » dei mafiosi e dei loro fiancheggiatori. Anche perché le scarcerazioni eccellenti si sono susseguite negli ultimi tempi, sono 63 ha comunicato nei giorni scorsi il prefetto Antonella De Miro alla commissione parlamentare antimafia in trasferta in città. E dopo ogni scarcerazione eccellente aumenta il rischio che Cosa nostra si riorganizzi. Nella grande periferia oltre il fiume Oreto, fra Brancaccio e Settecannoli, uno scarcerato dal cognome pesante, Pietro Tagliavia, aveva riorganizzato il racket del pizzo. Solo tre commercianti hanno avuto il coraggio di denunciare, tutti gli altri hanno preferito pagare la tassa mafiosa. È in questa periferia dove la mafia fa ancora paura che sono risuonati i fuochi d’artificio, annuncio in pompa magna del ritorno a casa di un esattore del pizzo. Il silenzio delle vittime, l’urlo sguaiato del popolo di Cosa nostra.
De Santis è il genero di Luigi Salerno, storico affiliato della famiglia di Porta Nuova. Nel 2014, i carabinieri del nucleo Investigativo arrestarono anche suo figlio Giovanni: quel bel ristorante che gestivano nel centro di Palermo l’avevano strappato a forza di minacce a una coppia di imprenditori. E con la nuova gestione il locale è diventato la sede perfetta per summit di Cosa nostra. De Santis è il prototipo dell’insospettabile fiancheggiatore di mafia, tanto gentile con i clienti al ristorante, tanto arrogante con i commercianti a cui ha imposto la tassa mafiosa. E, adesso, si festeggia in piazza.

La Repubblica Palermo, 28 luglio 2017

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