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domenica 16 luglio 2017

Morto l’ex abate Franzoni: fu ridotto a laico dalla Chiesa quando annunciò il voto al Pci

Dom Giovanni Franzoni
È MORTO il 13 luglio a Canneto (Rieti) Giovanni Franzoni, classe 1928, ex abate benedettino della basilica di San Paolo fuori le mura a Roma, uno dei simboli del cattolicesimo progressista degli anni 60-70, che fu punito con la riduzione allo stato laicale dalla Chiesa, quando Paolo VI all’epilogo del proprio pontificato si preoccupò di frenare le spinte conciliari. Della morte di “Dom” Franzoni dà notizia Luigi Sandri, giornalista e scrittore della Comunità di base di San Paolo fondata dallo stesso Franzoni. Eletto nel 1964 abate di San Paolo, Franzoni partecipò, in quante tale, alle ultime due sessioni del Concilio Vaticano II. Nel post-concilio si impegnò sia per l’attuazione della riforma liturgica sia per favorire un impegno sociale dei cristiani alla luce del Concilio. Si impegnò anche sul fronte dei problemi internazionali in particolare battendosi per chiedere la pace per il Vietnam. Nel 1970 scrisse una lettera aperta all’allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat perché la festa del 2 giugno non fosse caratterizzata dalla presenza eccessiva delle armi ma da rappresentanti dalla società civile.
Nel giugno 1973 pubblicò una lettera pastorale nella quale denunciava le speculazioni edilizie a Roma che sarebbero state sostenute, secondo la sua denuncia, anche da ambienti vaticani. Da lì le divergenze con la Santa Sede che lo portarono a dimettersi da abate e nel luglio ‘73 e a trasferirsi in un piccolo appartamento per continuare a vivere come monaco. Lo seguì un gruppo di uomini e donne che formarono la Comunità cristiana di base di San Paolo che esiste tuttora.
In occasione del referendum sul divorzio si espresse a favore della libertà di coscienza aggiungendo che avrebbe votato `no´ alla cancellazione di quella legge, ponendosi così in aperto contrasto con i vertici della Conferenza Episcopale Italiana. Decisione che gli costò, ad aprile del ‘74, la sospensione `a divinis´. Poi in occasione delle elezione politiche nel giugno del 1976 annunciò pubblicamente che avrebbe votato per il Pci. «Per volere di Paolo VI, nell’agosto successivo fu ridotto allo stato laicale» riferiscono dalla Comunità di San Paolo.
Continuò poi la sua vita impegnandosi per cause sociali e scrivendo libri; nel 1990 si era sposato. Negli ultimi tempi si era espresso per il diritto dei malati terminali di avere una morte degna decisa da essi stessi. La Comunità di Base riferisce ancora che negli ultimi mesi era entrato in contatto con l’attuale abate di San Paolo con il quale «era nato un dialogo fraterno».

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