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giovedì 27 luglio 2017

L’ultima beffa di Riina. “Nei conti sequestrati soltanto pochi euro”

SALVO PALAZZOLO
Al setaccio i movimenti per risalire ai prestanome La famiglia si difende su Facebook: “E’ un polverone”
«Trentotto conti», hanno segnato nel verbale di sequestro i carabinieri del Ros e della Compagnia di Corleone. Trentotto fra conti correnti bancari e postali, dossier titoli e libretti a risparmio. Ma c’è ben poco in quei conti, solo una manciata di euro. Davvero una beffa, l’ultima beffa della famiglia Riina. Dove sono finiti i soldi della famiglia più blasonata di Cosa nostra? Un’altra domanda che si aggiunge a quelle già contenute nel provvedimento di sequestro scattato il 19 luglio scorso. Da dove arrivano i soldi, in contanti, che donna Ninetta ha utilizzato per fare assegni circolari e vaglia postali poi girati ai propri congiunti detenuti? Da dove arrivano i soldi che hanno consentito al genero di Riina, Tony Ciavarello, di aprire le sue società impegnate nel settore dei ricambi di auto e camion? Nel 2015, Ciavarello ha ereditato dal padre alcuni immobili, ma la procura di Palermo rileva che hanno «scarso valore, posto che comunque questi non risultano essere produttivi di redditi».

La parola chiave dell’atto d’accusa firmato dal procuratore Francesco Lo Voi è «sperequazione ». Scrive il tribunale Misure di prevenzione presieduto da Raffaele Malizia: «I nuclei familiari dei figli di Riina risultano non avere la disponibilità di redditi sufficienti a far fronte anche alle sole spese necessarie per il sostentamento degli stessi; ne consegue che in tale situazione, qualsiasi, pur minimo, accumulo di risorse, risulta del tutto ingiustificato».
E, adesso, quei pochi spiccioli nei conti sono davvero una beffa. Anche se i figli di Riina non ci stanno a passare per complici e si lanciano in post appassionati su Facebook: «Voglio solo dire che il tempo darà le giuste risposte. Io so di essere nel giusto e lo dimostrerò». Questo scrive Maria Concetta Riina. Il marito, invece, utilizza Facebook per rivolgersi a tutta la comunità pugliese dove risiede: «Chiedo scusa al Popolo di San Pancrazio Salentino se involontariamente ho trascinato il paese all’onore delle cronache giornalettistiche, non ho colpe e per l’ennesima volta sono stato trascinato senza motivo in tribunale, dimostrerò la mia innocenza, chi e quanti mi conoscono sanno della mia serietà e buona fede». Ciavarello lancia la tesi del complotto: «Un altro polverone e processo mediatico in corso». Intanto, la procura di Palermo e i carabinieri stanno passando al setaccio i conti sequestrati, per ricostruire i movimenti, gli investigatori sperano di risalire agli insospettabili prestanome che foraggiano ogni mese la famiglia Riina. Il giovane Salvo, il figlio scrittore del capo di Cosa nostra, aveva anche una posizione di trading on line presso la “Ing Direct Nv”. Che azioni gestiva? E con quali soldi?

La Repubblica Palermo, 25 luglio 2017

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