venerdì 7 luglio 2017

Giudice minacciato a Palermo. Nel suo ufficio il videocontrollo è ko

ROMINA MARCECA
Una croce è stata disegnata sulla porta di Nicola Aiello La telecamera è guasta, il ministero chiede chiarimenti
Una croce nera disegnata con un pennarello sulla porta della stanza del giudice Nicola Aiello. Un segnale inquietante lanciato al magistrato che deciderà se condannare o meno una quarantina di boss del clan Porta Nuova. Un gesto che apre uno squarcio sull’inviolabilità del palazzo di giustizia di Palermo, uno dei più blindati d’Italia, e che dovrebbe essere uno dei tempi della sicurezza. Intanto, il ministero della Giustizia annuncia una verifica su eventuali falle.
LA SICUREZZA

La telecamera che avrebbe potuto incastrare chi vuole mettere paura addosso al giudice è guasta. I tecnici della Siram, che si occupano della sicurezza al tribunale grazie a un contratto di svariati milioni di euro col Comune, lo hanno scoperto ieri: un fusibile era bruciato. L’altra telecamera, sistemata all’entrata del corridoio, inquadra le gambe di chi vi passa sotto e quindi l’occhio elettronico non ha registrato chi si è avvicinato alla porta di Nicola Aiello. E se chi ha disegnato quella croce era al corrente di questi particolari che riguardano il sistema di videosorveglianza? A indagare sono i carabinieri che trasmetteranno tutti gli atti alla procura di Caltanissetta, competente in reati che coinvolgono i magistrati di Palermo. «Mi sento sicuro dentro e fuori dal palazzo, quella croce non mi condizionerà. Ho già comunicato al presidente Cesare Vincenti che non accetterò alcuna tutela e attendo le risultanze dell’indagine dei carabinieri», dice intanto il giudice Aiello che proprio ieri era al carcere Pagliarelli per un’udienza del processo ai mafiosi di Porta Nuova.
I carabinieri hanno catalogato alcune impronte digitali e hanno sequestrato le immagini delle telecamere che, però, sembra già evidente, non saranno utili all’inchiesta. Il procuratoregenerale Roberto Scarpinato dice: «Riceverò una relazione dettagliata con accertamenti tecnici nelle prossime ore». In queste settimane è in corso una revisione del sistema di videosorveglianza. Alcune telecamere sono state già sostituite e sono in funzione. Quelle che inquadrano i due ingressi del corridoio A del secondo piano invece fanno ancora parte del lotto di telecamere che risale a una ventina di anni fa.
IL PROCESSO
Il processo “Panta Rei” si celebra col rito abbreviato. I pm della Dda, Caterina Malagoli e Francesca Mazzocco, hanno chiesto 350 anni di carcere per i 40 boss alla sbarra. Durante una delle udienze un imputato avrebbe detto: «Questo è crasto », riferendosi al giudice Aiello. La frase venne appresa da una guardia penitenziaria. E per questo da qualche mese il magistrato ha una vigilanza sotto casa. Gli imputati avevano anche chiesto la ricusazione di Aiello, poi rigettata dalla Corte d’appello e ieri anche dalla Cassazione. Tra gli imputati ci sono anche Teresa Marino, moglie del boss Tommaso Lo Presti, e i mafiosi Domenico e Giuseppe Tantillo. Quest’ultimo è diventato collaboratore di giustizia. Proprio una settimana fa qualcuno si è presentato alla porta dei familiari di Giuseppe Tantillo per conoscere la località segreta in cui si nasconde il pentito e ha minacciato i parenti.
L’ALLARME
«Qui sparisce di tutto, anche nel palazzo vecchio spariscono i fascicoli a decine al tribunale Civile », dice un avvocato. “Repubblica”, nel 2014, dimostrò le falle nel sistema di archiviazione del nuovo palazzo di giustizia, dimostrò che era possibile sottrarre facilmente e portare via i fascicoli dal corridoio trasformato in archivio. Nessuno si accorse di nulla, il fascicolo venne poi riportato indietro. Ma ciò che ci si chiede è se il tribunale di Palermo è sicuro o meno. «Bisogna garantire la sicurezza soprattutto dopo i fatti successi al palazzo di giustizia di Milano — dice il sottosegretario alla Giustizia Giovanni Migliore — e mi attiverò subito con gli uffici per verificare rapidamente eventuali falle nella sicurezza».
Si dice sereno il presidente dei gip di Palermo, Cesare Vincenti: «Tendo a non attribuire particolare peso a quanto accaduto. Secondo me la sicurezza nel nostro tribunale è adeguata ». Ieri solidarietà al giudice da parte del Csm e dell’Anm.

La Repubblica Palermo, 6 luglio 2017

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