martedì 6 giugno 2017

La vedova dell’agente di scorta a Falcone: “A mio marito e agli altri lui l’ha negata”

Tina Montinaro, vedova del caposcorta di Falcone 
L’intervista.Tina Montinaro: “Non cerco vendetta, voglio la verità È come se lo stessero graziando. Allora lo Stato se ne assuma la responsabilità”
PALERMO - «È come se lo stessero graziando», dice Tina Montinaro, la vedova del caposcorta di Giovanni Falcone. «E allora lo Stato si assuma le sue responsabilità. Chiedano direttamente la grazia per Riina al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il nostro presidente saprà cosa rispondere».

La Cassazione dice che il diritto a una morte dignitosa spetta a ogni detenuto.
«Non penso che Riina abbia mai pensato ad assicurare una morte dignitosa a mio marito, a Giovanni Falcone e a tutte le altre vittime che ha fatto saltare in aria. Non posso dimenticare quello che è accaduto nel 1992. Nessuno dovrebbe dimenticare».
Ci potrebbe essere un modo per conciliare la memoria con quella che la Cassazione chiama la “dignità dell’esistenza che anche in carcere dev’essere assicurata”?
«Credo che Riina riceva tutta l’assistenza necessaria in carcere. Guardi, io sono cattolica. Non cerco vendetta. Io voglio la verità, quella che Riina ancora custodisce. Da 25 anni cerco la verità, altrimenti perché avremmo fatto tanti processi?».
Quali verità conserva ancora Riina?
«Le conserva lui, ma anche il suo pupillo, quel Matteo Messina Denaro che lo Stato non riesce ad arrestare dal 1993. Ecco perché la decisione della Cassazione mi indigna. È un segnale devastante».
Qual è il rischio più grosso che intravede nell’ultima decisione della Cassazione?
«Lo scorso 23 maggio abbiamo chiesto a gran voce verità e giustizia, dicendo che verità e giustizia ancora non ci sono. Adesso, qualcuno vuole mandare Riina a morire a casa. Come dire, abbiamo scherzato. Ma io non ho alcuna intenzione di dimenticare ».
Sta dicendo che qualcuno, all’interno delle istituzioni, sta dimenticando quella lunga stagione di sangue e complicità gestita da Riina?
«Tutte le istituzioni dovrebbero far proprie le parole pronunciate dal presidente del Senato, il 23 maggio: Pietro Grasso ha detto a gran voce che bisogna cercarla quella verità che ancora non c’è. “Abbiamo avuto tanti pentiti di mafia — ha aggiunto — ci vorrebbe un pentito di Stato”. Parole chiare. Tutto il resto rischia di essere terribilmente equivoco».
Quale atteggiamento non la convince, in certi ambienti istituzionali, a proposito della lotta alla mafia?
«Mi fa paura chi dice che la mafia è stata sconfitta. Mi fa paura chi ha atteggiamenti buonisti. Su certi temi non possiamo permettercelo».
La decisione della Cassazione potrebbe davvero mettere in discussione l’ergastolo per i mafiosi delle stragi?
«Spero davvero di no, di sicuro i boss ci sperano. Era anche uno dei punti del papello che Riina avrebbe fatto recapitare alle istituzioni nella stagione delle stragi».

( s. p.)
La Repubblica, 6 giugno 2017

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