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domenica 11 giugno 2017

La mafia non vota solo d’estate

di ALESSIO RIBAUDO
Ecco i 5 comuni commissariati dove le urne non si apriranno
Parafrasando il titolo del film di Pif, la Mafia «uccide» le elezioni locali. Tra Campania, Calabria e Sicilia, le città dove le consultazioni sono annullate. Nel feudo del boss Messina Denaro, latitante dal 1993, la macchina elettorale era stata avviata ma è stata bloccata dal governo, su proposta del ministro dell’Interno. Invece altri 5 centri hanno riconquistato il diritto al voto. Dal ‘91 a oggi, sono 241 le amministrazioni sciolte per infiltrazioni mafiose
La mafia non uccide solo d’estate ma in tutte le stagioni. Non solo strangola l’economia da Nord a Sud, Isole comprese ma costringe lo Stato a sciogliere le amministrazioni comunali dove si infiltra e, in molti casi, ad annullare e rinviare le elezioni amministrative. Domenica 11 giugno, ad esempio, le urne si apriranno in 1.004 Comuni ma in realtà dovevano essere 1.009. Gli elettori non potranno scegliere i propri rappresentanti in cinque centri in Campania, Calabria e Sicilia. L’ultima tornata elettorale annullata, in ordine di tempo, è quella diCastelvetrano, nel Trapanese. Nel «feudo» del boss mafioso Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993, la macchina elettorale era stata avviata ma è stata bloccata martedì scorso dal Consiglio dei ministri — su proposta del ministro dell’Interno, Marco Minniti — per «accertati condizionamenti dell’attività amministrativa da parte della criminalità organizzata». Anche in Calabria, nel Reggino, non si voterà a Laureana diBorrello e a Gioia Tauro. In quest’ultimo centro, sede di un importante porto commerciale, è la terza volta in 26 anni che il Comune viene commissariato (era successo già nel 2003 e 2008). Niente schede elettorali anche a Bova Marina.

I casi di Corleone e Reggio Calabria
In tutto, dal 1991 a oggi, sono state 241 le amministrazioni sciolte per infiltrazioni mafiose. Solo nel 2017 — oltre ai già citati Castelvetrano, Gioia Tauro, Bova Marina e Laureana di Borrello — il governo è intervenuto al Sud inviando commissari a Scafati (Salerno), Casavatore e Crispano (Napoli), San Felice a Cancello (Caserta) — e anche qui oggi non si vota —; Parabita (Lecce); Canolo (Reggio Calabria) e Borgetto (Palermo). Negli anni scorsi erano state sciolte anche città come Reggio Calabria o centri come Corleone, nel Palermitano. Lo stesso comune da cui Totò Riina, Bernardo Provenzano, Luciano Liggio e, prima ancora, Michele Navarra erano partiti per la scalata alla cupola. Senza considerare, la stessa sorte per mete turistiche rinomate come Tropea, in provincia di Vibo Valentia.
La delocalizzazione della Mafia Spa
Però chi pensa che gli scioglimenti per mafie siano un problema solo meridionale si sbaglia di grosso. In Liguria, in piena riviera di Levante, è stato commissariato Lavagna. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il decreto lo scorso 24 marzo. L’ipotesi è che le ‘ndrine calabresi avessero provato a condizionare anche le decisioni del Municipio della località turistica. Un’esperienza vissuta pure in Piemonte a Bardonecchia, Leinì e Rivarolo Canavese, tutti nel Torinese. In Lombardia, invece, era stato deciso per Sedriano, nel Milanese, mentre in Emilia Romagna, aveva riguardato Brescello (Reggio Emilia). Ironia della sorte, forse il Comune per antonomasia d’Italia visto che era quello che nella fantasia della penna dello scrittore Giovannino Guareschi era amministrato dal sindaco Peppone, in perenne diatriba con Don Camillo.
Cosche sempre più infiltrate nel Nord Italia
«Specialmente negli ultimi anni — spiega il senatore Giuseppe Lumia, componente della Commissione antimafia — le infiltrazioni della criminalità organizzata nelle amministrazioni locali del Nord Italia hanno assunto particolare frequenza. Le risultanze di alcune imponenti indagini giudiziarie hanno accertato la delocalizzazione mafiosa soprattutto della ‘ndrangheta nell’economia legale di comunità anche di modeste dimensioni. In Liguria, in Piemonte e in Lombardia, le consorterie sono entrate in contatto con amministratori locali, spesso utilizzando sistemi di corruzione politico-amministrativa, ovvero con imprenditori e commercianti, attraverso sistemi di intimidazione e assoggettamento, potendo contare su ingenti disponibilità finanziarie frutto di traffici illeciti». Proprio la commissione Antimafia, in questi giorni, ha lavorato anche per la tornata elettorale di oggi sui cosiddetti «impresentabili» relativamente ai Comuni che erano stati sciolti per mafia o per i quali sono erano state istituite commissioni d’accesso per verificare infiltrazioni.
L’Antimafia e gli «impresentabili»
«Il lavoro dell’Antimafia non si è limitato ad analizzare il casellario giudiziario o i procedimenti penali in corso dei candidati ma abbiamo scavato più profondamente — prosegue Lumia — ascoltando i prefetti e scavando su candidati all’apparenza specchiati ma che in realtà rappresentano interessi opachi». I risultati sono stati importanti. «Avevamo sentito il prefetto di Trapani, Giuseppe Priolo, che ci aveva tratteggiato scenari inquietanti e siamo felici — ricorda il senatore siciliano — che il Governo abbia accolto la nostra sollecitazione a bloccare subito le elezioni in corso».
Ci sono anche i recidivi, come San Luca
Se si fa un passo indietro e si considerano tutti gli scioglimenti dal 1991 a oggi si vede come per 53 amministrazioni locali l’onta dello scioglimento è avvenuto più di una volta. Nel Casertano, tre volte è toccato a Casal di Principe: il regno del clan camorristico dei casalesi. Due volte, invece, è toccato a San Luca, nel Reggino, dove il governo ha sciolto l’amministrazione comunale sia nel 2000 sia nel 2013. La cittadina è famosa sia per aver dato i natali allo scrittore Corrado Alvaro sia, purtroppo, per una guerra fra le ‘ndrine dei Nirta-Strangio contro i Pelle-Vottari, che ha portato alla strage di Duisburg, in Germania, avvenuta nel 2007: il giorno di Ferragosto di quell’anno sei persone sono caduti sotto i colpi d’arma da fuoco dei killer . Proprio a San Luca, è stato arrestato lo scorso 2 giugno, dopo 22 anni di latitanza, il boss Giuseppe Giorgi e sono seguite infinite polemiche per i «baciamano» concessi prima di essere portato in carcere. Nel centro aspromontano si sarebbe dovuto votare oggi ma non è stata presentata neanche una lista per l’elezione diretta del sindaco e il rinnovo del consiglio comunale. Nel 2015 ci avevano provato esclusivamente quelli della lista civica «Liberi di ricominciare» ma non erano riusciti a superare il quorum per rendere valide le elezioni.
La speranza viene da chi esce dal commissariamento
«Lo Stato sta agendo con grande forza non solo sul versante dei commissariamenti dei Comuni per infiltrazioni mafiose — conclude Giuseppe Lumia — ma sta intervenendo con la cattura di numerosi boss latitanti per dare coraggio a comunità come quelle di San Luca perché non avvenga mai più che le mafie condizionino le scelte dei Municipi o che agli elettori venga fatto rimandare ad elezioni successive il sacrosanto diritto a scegliere i propri rappresentanti senza paura». A cinque anni dalle ultime consultazioni amministrative votare in questo paese della Locride sarebbe una grande vittoria non solo dello Stato sulla ‘ndrangheta ma, più in generale, dei tanti sanluchesi onesti e della democrazia. Proprio come oggi avverrà a Bovalino e Bagnara Calabra, nel Reggino, a Monte Sant’Angelo, nel Foggiano, ad Arzano, nel Napoletano, e a Giardinello, nel Palermitano. Per questi cinque Comuni è finita la stagione commissariale.
Corriere della sera, 11 giugno 2017


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