mercoledì 10 maggio 2017

Cinisi. In corteo per Peppino: “Stop antimafia di facciata”

Il corteo di ieri a Cinisi per ricordare Peppino Impastato
GIORGIO RUTA
IN DUEMILA, DA TERRASINI A CINISI, PER LA MARCIA IN RICORDO DI IMPASTATO
Le bandiere cominciano a sventolare davanti a quella che era Radio Aut, a Terrasini. Gli slogan si susseguono, un migliaio di persone sfilano in corteo. C’è chi viene da Milano, chi da Catania, chi da Genova. Sono soprattutto i giovani a sfilare nel trentanovesimo anniversario dell’assassinio di Peppino Impastato, il militante di Democrazia Proletaria ucciso dalla mafia il 9 maggio del 1978. In testa c’è il fratello Giovanni: «Peppino era una figura limpida, articolata. Era giornalista, politico, intellettuale. Lui era la vera antimafia, non quella che ha lasciato desiderare in questo periodo». GUARDA L'ALBUM FOTOGRAFICO
Dopo le polemiche dell’anno scorso per le indagini su Pino Maniaci, il giornalista di Telejato, accusato dalla procura di Palermo di estorsione, anche quest’anno, seppur in tono minore, il tema è questo: cosa è diventata l’antimafia? Ci tengono a sottolinearlo quelli di Sinistra Italiana, qui con i segretari regionali Luca Casarini e Bianca Guzzetta: «È stato l’anno horribilis per l’antimafia, neutralizzata, fiaccata e delegittimata nella sua potenza di pratica sociale, civile e politica. Abbiamo l’urgenza di riappropriarcene per tenere insieme le siciliane e i siciliani che rappresentano la parte sana dell’Isola ».
Il corteo si snoda lungo Terrasini, arriva alla statale per poi entrare a Cinisi. «Peppino è vivo e lotta insieme a noi», si urla. «Le tue idee non moriranno mai», si risponde.
Politici se ne vedono pochi, si scorge tra la folla Salvo Vitale, amico del militante di Dp, e Umberto Santino, che festeggia i quarant’anni del centro Impastato: «C’è un’antimafia che sgomita per andare in televisione, ottengono soldi con i soliti modi clientelari. Per qualcuno è diventato una moda, non ci sorprende quello che è successo», riflette.
Più in là, si fa strada tra i ragazzi la fotografa Letizia Battaglia: «Che dire, questa è la mia famiglia. Respiro aria di casa qui», dice circondata da una troupe che la segue.
Sono i giovani scout, i ragazzi del mondo del volontariato, le scolaresche che danno colore alla manifestazione che ricorda l’attivista assassinato dalla mafia quasi trent’anni fa. «Peppino è il nostro idolo. Un esempio da seguire», dicono.
La giornata è iniziata la mattina al casolare dove fu ucciso Impastato. Giovanni, il fratello, lotta per renderlo un luogo della memoria aperto a tutti: «Il sito, dichiarato di interesse culturale con un decreto regionale, ha bisogno di alcuni interventi di recupero. L’auspicio è che entro il prossimo anno, in occasione del quarantesimo anniversario dell’uccisione di mio fratello, si proceda per un esproprio di pubblica utilità».
Il sole comincia a calare, quando il corteo arriva davanti alla casa degli Impastato, dove per tanti anni prima di morire la madre Felicia ha continuato la lotta del figlio.
Poco più in là quella del mandante del suo omicidio, il boss Tano Badalamenti. Un ragazzo intona con la chitarra “I cento passi” dei Modena city ramblers. I cori riempiono il corso di Cinisi, centinaia di voci urlano per ricordare Peppino.
Ma tutti si chiedono da domani, quando le luci saranno lontane, cosa sarà l’antimafia.

La Repubblica Palermo, 10 maggio 2017

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